Le rendite finanziarie resistono ai cambi d’umore

Dal 1° gennaio 2012 parte l’aliquota unica Pagheranno il 20% capital gain, fondi comuni, obbligazioni corporate, conti correnti e postali

TASSAZIONE UNIFICATA L’unificazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20% è una delle pochissime voci inserite nella manovra economica sin dalla prima ora che potrebbe arrivare al traguardo senza modifiche. Dopo le girandole degli ultimi giorni è bene andarci cauti. Il testo in discussione alla commissione Bilancio del Senato, infatti, continua a cambiare, con new entry, giravolte in corso d’opera e improvvise cancellazioni (come riportato da F&M di giovedì 1 settembre). Ma nessuno, per il momento, ha ipotizzato di mettere mano a questi articoli. Anche perché il gettito atteso è imponente: 1,494 miliardi nel 2012, 1,724 l’anno seguente e 1,942 dal 2014 in avanti. Una montagna di soldi, dunque, che potrà rimpinguare le casse pubbliche.
Se tutto andrà secondo i piani, la nuova aliquota entrerà in vigore il 1° gennaio 2012. E la novità interesserà praticamente chiunque: persone fisiche, enti non commerciali, trust e società non esercenti attività d’impresa. In breve, i principali cambiamenti sono questi: per capital gain, fondi comuni d’investimento e obbligazioni corporate la tassazione aumenta dal 12,5% al 20%; mentre l’aliquota applicata agli interessi sui depositi di conto corrente e sui titoli di durata inferiore a 18 mesi scende, sempre al 20%, contro il 27% in vigore oggi. Nessuna novità, invece, per i titoli di Stato italiani, fermi al 12,5%, e neppure per quelli emessi da Paesi inclusi nella white list (si è trattata di una scelta obbligata, visto che, in caso contrario, l’Unione europea avrebbe potuto parlare di «concorrenza sleale» in favore dei nostri bond). L’intervento non va a toccare neppure i proventi di natura finanziaria dei fondi pensione (per i dividendi di fondi pensione esteri, invece, si passa al 20%). E si salvano pure «i titoli di risparmio per l’economia meridionale e i piani di risparmio a lungo termine appositamente costituiti», come recita la relazione illustrativa al decreto legge 138/2011 (la manovra di Ferragosto da circa 45,5 miliardi di euro).
A questo punto, per gli investitori più attenti si aprono nuove possibilità. A guadagnarci da un punto di vista fiscale saranno, per esempio, i depositi e i conti correnti bancari e postali e le accettazioni bancarie, che pagheranno il 7% in meno. Banca Ifis, per esempio, ha lanciato l’offerta «Rendimax interessi posticipati top» proprio per sfruttare il calo dell’aliquota sui conti deposito. E la differenza si vede: i rendimenti netti per un prodotto vincolato per 730 giorni passeranno dal 3,34 al 3,66 per cento.
Va sottolineato, poi, che a godere della tassazione di favore al 12,5%, oltre ai titoli di Stato, ci sono quelli equiparati. Nel dettaglio, non subiscono alcun ritocco d’aliquota, per esempio, i bond di amministrazioni statali (comprese quelle con ordinamento autonomo), i buoni ordinari comunali, quelli emessi da organismi internazionali come Bers, Bei, Ceca, Birs, Euratom. Chi ha investito in polizze vita, invece, deve mettere in conto dal prossimo anno una tassazione al 20%, contro il 12,5% attuale. Per quanto riguarda le unit linked, però, si continuerà a godere dell’aliquota più bassa per i rendimenti collegati ai titoli di Stato. Anche i proventi maturati fino al 31 dicembre, inoltre, saranno tassati al 12,5 per cento.
Più articolato il discorso in materia previdenziale. Da una parte, infatti, ai fondi pensione continua a essere garantita l’imposta sostitutiva dell’11 per cento. Dall’altra, però, alle casse di previdenza private sarà applicata la nuova tassazione del 20 per cento. Quanto ai fondi comuni, il 20% peserà su tutti i redditi di capitale incassati dal prossimo anno in avanti (anche in questo caso, però, continua a godere del 12,5% la parte derivante da bond statali e assmilati). E lo stesso trattamento, infine, graverà pure sulle plusvalenze ottenute dalla vendita di quote o azioni dei fondi