Diario di un promotore nei tempi duri della crisi

Devo proprio ammetterlo. In tanti anni che svolgo la professione di promotore non avevo mai assistito a un fenomeno del genere. Dove tutto quello che tocchi crolla. E ti senti totalmente impotente non solo nei confronti dei mercati ma anche dei clienti, che hai sempre coccolato e che ora stanno incassando perdite su ogni fronte. Mi sono chiesto: cosa devo fare? Allora ho cominciato a tenere una sorta di diario e a pormi tantissime domande. E mi sono rivolto a Borsa&Finanza per questo mio personalissimo sfogo.

29 luglio, ore 18
Dow Jones = 1.292, Dax = 7.158
Come tutti gli anni, all’inizio di agosto faccio una crociera di dieci giorni. Quest’anno parto da New York, e ne sono particolarmente felice, perché è una città che mi dà una carica straordinaria. Lascio un parco clienti organizzato con una componente azionaria del 30% (10% Asia, 10% Europa, 10% America), 40% di fondi obbligazionari high yield e corporate, 5% investito in azioni Eni, Prysmian, Saipem. Il rimanente 25% in Cct e liquidità sul conto. Arrivo a New York il 30 luglio alle 13.15, in perfetto orario. La sera stessa mi imbarco per la mia crociera. Decido che per dieci giorni almeno staccherò completamente dal lavoro, lasciando spento il cellulare dell’ufficio.

9 agosto, ore 18
Dow Jones = 1.172 (-9,3%), Dax = 5.917 (-17%)
Al rientro a New York, scopro che i miei clienti mi hanno tempestato di telefonate. Cosa alquanto anomala per essere i primi di agosto. Anche se un po’ a malincuore, mi collego a Internet e scopro che in una settimana il portafoglio medio dei miei clienti ha perso l’11 per cento. La perdita è equamente ripartita tra i fondi azionari, gli obbligazionari e i Cct. Tutto. I miei clienti mi hanno telefonato per sapere cosa fare. Molti di loro vogliono «switchare» su fondi monetari. Ci penso su: per fare un rimborso devo tornare in Italia, andare dal cliente, farmi firmare il modulo di switch (una montagna di carta per ogni ordine: ma perché da noi tutte le cose devono essere così complicate?) e magari poi il mercato si riprende e faccio pure la figura del cretino. La cosa migliore è mantenere la calma. Invio alla mailing list dei miei clienti una newsletter in cui li invito a non rovinarsi le vacanze: appena le cose si saranno calmate condivideremo una strategia per comprare i migliori titoli che hanno perso di più. Se invece il mercato risale subito sarà stato un fuoco di paglia che non avrà fatto danni. Nei giorni successivi, però, la situazione non solo non si placa, ma addirittura si aggrava. Vedo il patrimonio dei miei clienti depauperarsi per fattori che non sono sotto il mio controllo e che sfuggono a ogni logica. E in tutto questo la mia banca mi suggerisce di proporre ai clienti le sue obbligazioni che garantiscono il 2% all’anno. Bravi: e in questo modo come lo recuperano quello che hanno perso?

5 settembre
Dow Jones = 1.165 (-10%), Dax = 5.193 -(27%)
È lunedì e incontro i primi clienti che trovo a Milano. Banca Intesa in una settimana è passata da 1,65 a 1,21 euro (-27%), lontanissima dai massimi di maggio 2007, quando valeva 6, e sotto i minimi del 2009, quando valeva 1,22 e sembrava che fallissero tutte le banche al mondo. Con i clienti decidiamo di comprare Intesa. In una settimana, perdiamo un altro 14 per cento.

Dove stiamo sbagliando?
La più grande Borsa al mondo perde in un solo mese il 10% e la più importante Borsa europea riesce a fare molto peggio. Ho comprato la più grande banca italiana dopo che aveva oltrepassato un minimo storico che sembrava un punto sotto il quale non sarebbe stato possibile scendere. E in una settimana ho perso un altro 19 per cento. Dove ho sbagliato? E, soprattutto, se io ho perso, chi ci ha guadagnato? Do un’occhiata a Morningstar: nella categoria fondi azionari internazionali non ce n’è neanche uno che guadagna. Eppure sono in mano ai più bravi gestori al mondo. Insomma, anche dai ribassi non ci guadagna nessuno. Sono tutte chiacchiere quelle che ci raccontano i ribassisti. Dal canto loro, le società di fondi comuni si limitano a consigliare i fondi che perdono meno. I gestori che nei primi sei mesi dell’anno si vantavano di non aver comprato banche e titoli italiani e hanno acquistato titoli tedeschi hanno fatto la stessa fine di tutti gli altri: sono andati giù. I consulenti che consigliavano Asia e Paesi emergenti sono andati anche peggio dei fondi europei per l’effetto cambio, nonostante la cospicua documentazione e le rassicurazioni delle migliori case di investimento. Insomma, non si capisce chi stia guadagnando da tutto questo. I poteri forti? Già, ma quali? La Merkel, gli altri capi di governo, Trichet sembra che abbiano tutto da perdere. A meno che…

L’occasione che offre la crisi
I crolli dei mercati e le crisi economiche sono i momenti migliori per far digerire ai cittadini scelte che in situazioni normali sarebbero impossibili. E oggi i politici hanno una straordinaria occasione per ristrutturare le economie dei singoli Paesi. Un’opportunità da non perdere. Il mercato crolla adducendo come pretesto l’enormità dei debiti sovrani. Bene, allora perché non ridurli una volta per tutte questi debiti? Tassa sulle seconde case, tassa sulle pensioni baby, ristrutturazione vera delle pensioni, vendita di parte dei beni dello Stato. I grandi statisti sono stati grandi perché hanno fatto scelte impopolari, mica perché hanno accontentato i loro elettori. Certo, ci vogliono governi forti e decisi per fare tutto ciò. E non so quanto l’attuale governo sia disposto a rischiare il suo consenso immediato per costruire un sistema più funzionale. I «piacioni» non sono i più indicati per le misure drastiche. D’altra parte questa è l’occasione che l’industria del risparmio gestito può prendere al volo per riorganizzare i suoi strumenti di protezione, e per applicarli. Ma anche in questo caso ci vorrebbero associazioni forti per portare avanti una vera rivoluzione: per l’Anasf (l’Associazione nazionale dei promotori finanziari, ndr), invece, sembra che in fondo vada bene così. Come dire: bisogna muoversi e in fretta, senza esitazioni. Altrimenti, in questa nuova crisi non si capirà forse chi ci ha guadagnato, ma di certo ci avremo perso tutti.