UMBERTO VENTURINI

Riuscirà Bank of America a evitare la sorte di Lehman Brothers? All’inizio di un’altra settimana di passione per imercati finanziari di tutto il mondo i boatos che pronosticano la prossima caduta della più grande banca Usa si fanno sempre più assordanti. E il titolo che venerdì aveva perso l’8,4% è nuovamente precipitato ieri alla riapertura di Wall Street dopo il Labour Day, toccando flessioni superiore al6% (sotto quota sette dollari) anche se, per lo meno, ha evitato l’ultima posizione del Dow per i contemporanei crolli di Hp, General Electric e Jp Morgan. Neppure la ciambella di salvataggio da cinquemiliardi di dollari lanciata da Warren Buffett, insomma, riesce a tenere a galla un instituto in affanno nella tempesta finanziaria che minaccia non solo BofA ma anche le altre grandi banche americane ed europee. «Quanto ci vorrà prima che le azioni Bank of America scendano a zero?», si chiede Forbes. Per salvarsi dalla catastrofe, dicono gli anonimi operatori citati dall’autorevole periodico finanziario americano, il chief executive Brian Moynihan deve far cassa vendendo i gioielli di famiglia.Primo fra tutti Merrill Lynch, il megabroker acquisito nel 2009 che, al contrario della casa madre, continua a macinare utili. In alternativa, dice un operatore che ammette di puntare su ulteriori ribassi del titolo, Moynihan potrebbe decidere di separare Merrill, quotandola a Wall Street separatamente con l’emissione di tracking stock, azioni la cui performance sarebbe legata ai risultati del broker indipendentemente dall’andamento dei conti del gruppo (BofA ha chiuso in perdita tre dei sei trimestri successivi l’insediamento diMoynihan a gennaio 2010). Anche se la strategia è una delle possibilità prospettate dal management in un memorandum di risposta alla richiesta della Fed di specificare quali mosse la banca intenderebbe adottare in caso di aggravamento delle difficoltà proprie e dei mercati finanziari, fonti vicine al numero uno dicono che, per il momento, l’ipotesi tracking stock Merrill non sia presa in seria considerazione. Continuerà, invece, la cura dimagrante iniziata con i 2.500 licenziamenti annunciati dall’inizio di quest’anno, ai quali se ne aggiungeranno, nei prossimi mesi, altri 3.500 già programmati. Ma il totale, dicono fonti BofA, potrebbe arrivare a 10.000 entro il 31 dicembre o, come riporta il Charlotte Observer (quotidiano della cittadina del North Carolina dove ha sede il gruppo), addirittura 30.000, il 10% dell’organico. Nei giorni scorsi, poi, la banca ha annunciato la cessione di oltre la metà della partecipazione in China Construction Bank (che scenderà al 5% dall’ 11%), un’operazione che porterà 3,3miliardi di dollari di plusvalenza nelle casse di BofA. Ma che, osserva l’analista di UbsWilliam Tanona, non migliora il rapporto tra asset e capitale calcolato in base ai criteri di Basilea III, in quanto il ricavato era stato precedentemente contabilizzato nel computo dei beni patrimoniali. Un’altra decisione annunciata nelle ultime ore è quella di chiudere il dipartimento (1.000 dipendenti) che rilevava prestiti ipotecari originati da banche corrispondenti, un business che, nel primo trimestre 2011, era assommato a 27,4miliardi di dollari, e in cui BofA era seconda dopo Wells Fargo con il 24,3% del mercato. Mossa, osserva Guy Cecala, direttore di Inside Mortgage Finance, «che rappresenta una clamorosa ritirata di BofA dal settore dei prestiti ipotecari». I prestiti per la casa, peraltro, sono all’origine dei guai che mettono in dubbio la sopravvivenza di BofA. Nel 2008, quando la crisi dei mutui subprime era esplosa, Bank of America aveva acquisito Countrywide Financial, la maggiore finanziaria del settore. La banca si era quindi trovata a gestire un enorme portafoglio di centinaia dimigliaia di prestiti in sofferenza e in default che erano stati cartolarizzati e venduti a investitori istituzionali e privati. Dopo una lunga trattativa, BofA aveva concordato un risarcimento di 8,5 miliardi di dollari, ma l’accordo è stato respinto da una parte degli investitori danneggiati, per cui alla fine la banca potrebbe essere costretta a sborsare una somma ancora maggiore. BofA è uno dei 17 istitutri finanziari che Washington accusa di aver truffato Fannie Mae e FreddieMac, le due agenzie paragovernative che finanziano il mercato dei mutui, rifilando loro prestiti cartolarizzati insolventi per 200 miliardi. E ora la U.S. Bancorporation cita in giudizio BofA chiedendo che la banca venga condannata a riacquistare un’obbligazione di 1,75 miliardi di dollari consistente di prestiti subprime cartolarizzati risultati inesigibili.