Il mercato riassicurativo globale chiude il 2025 con una dotazione di capitale senza precedenti: 663 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 607 miliardi di fine 2024. L’aumento delle risorse disponibili non si è però accompagnato a una crescita equivalente dell’esposizione alle catastrofi naturali, con il risultato di ridurre la quota di capitale assorbita dal rischio catastrofale. L’analisi di AM Best e Guy Carpenter evidenzia un mercato più solido e dotato di maggiore capacità di assorbire perdite rilevanti. Al tempo stesso, pone una questione strategica per il settore: come impiegare l’eccesso di capitale senza comprimere i margini tecnici e indebolire la disciplina assuntiva.

Crescono capitale tradizionale e ILS

Il capitale riassicurativo tradizionale è salito da 500 a 540 miliardi di dollari nel corso del 2025. La crescita è stata sostenuta soprattutto dagli utili trattenuti, favoriti da risultati tecnici positivi, margini ancora favorevoli e rendimenti finanziari più elevati rispetto al periodo precedente al rialzo dei tassi di interesse iniziato nel 2022.

Anche il capitale fornito da investitori terzi è aumentato sensibilmente. Le risorse riconducibili a strumenti finanziari collegati ai rischi assicurativi, comprese le obbligazioni catastrofali, hanno raggiunto 123 miliardi di dollari a fine 2025, rispetto ai 107 miliardi dell’anno precedente. L’interesse degli investitori resta sostenuto dalla possibilità di diversificare i portafogli finanziari attraverso esposizioni assicurative e dalla redditività ottenuta negli ultimi anni.

Nel complesso, il capitale dedicato alla riassicurazione è così cresciuto di 56 miliardi di dollari in dodici mesi. AM Best e Guy Carpenter stimano che possa raggiungere 705 miliardi di dollari entro la fine del 2026.

Minore utilizzo del capitale

L’incremento di capitale non è stato accompagnato da un analogo aumento del capitale necessario a sostenere i rischi assunti. Secondo AM Best, il fabbisogno di capitale è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025, con una crescita limitata dei rischi connessi agli attivi e senza variazioni significative dell’esposizione catastrofale stimata in termini di perdita massima probabile.

Di conseguenza, il livello di utilizzo del capitale da parte dei riassicuratori tradizionali è sceso al 77% a fine 2025, dall’85% del 2024 e dal 92% del 2023. Per il 2026 è prevista un’ulteriore discesa al 72%.

L’indicatore confronta il capitale disponibile con il capitale necessario per mantenere una solidità patrimoniale aggiustata per il rischio coerente con il livello più elevato del modello BCAR di AM Best, calcolato con una probabilità di valore a rischio del 99,6%. Un utilizzo più basso segnala quindi che le imprese dispongono di margini patrimoniali più ampi rispetto ai requisiti associati ai rischi in portafoglio.

Questa maggiore disponibilità può essere impiegata per sostenere nuove sottoscrizioni, assorbire sinistri di grande entità, aumentare le riserve di prudenza, finanziare acquisizioni o sviluppare attività assicurative dirette e specialistiche. Resta però il rischio che una maggiore capacità disponibile intensifichi la concorrenza e induca a riduzioni tariffarie o a condizioni contrattuali meno selettive.

Rischio catastrofale stabile

Il principale elemento dell’analisi riguarda il rapporto tra esposizione catastrofale e capitale disponibile. Nel 2025, l’esposizione alla perdita massima probabile per catastrofi è rimasta sostanzialmente invariata, mentre il capitale è aumentato. Ciò significa che il rischio catastrofale rappresenta oggi una quota più contenuta delle risorse patrimoniali del comparto.

La diminuzione dei cosiddetti “budget di rischio catastrofale” non indica necessariamente una riduzione dell’interesse per il business catastrofale. Riflette, piuttosto, il fatto che il capitale ha registrato un’espansione più rapida rispetto alle esposizioni sottoscritte. I riassicuratori dispongono quindi di un maggiore spazio per far fronte a eventi estremi, ma devono decidere se aumentare l’assunzione di rischio, mantenere riserve patrimoniali più ampie o restituire parte delle risorse agli azionisti.

Le dinamiche non sono tuttavia omogenee. Nei quattro principali mercati europei, il budget di rischio catastrofale ha raggiunto il livello più basso dal 2016. Dal 2022, tale misura si è ridotta di circa nove punti percentuali. Nel mercato statunitense e delle Bermuda, invece, il budget è aumentato di circa 2,5 punti percentuali nello stesso periodo, segnalando una maggiore propensione relativa a sostenere esposizioni catastrofali.

Un mercato meno concentrato

La crescita del capitale tradizionale si è concentrata soprattutto presso operatori già presenti, piuttosto che attraverso un ingresso rilevante di nuovi concorrenti. Le compagnie hanno potuto rafforzare il patrimonio in modo organico grazie agli utili degli ultimi esercizi, pur continuando a distribuire dividendi, effettuare riacquisti di azioni proprie e destinare risorse alle attività assicurative dirette o specialistiche.

Il mercato mostra anche una lieve riduzione della concentrazione. Le cinque maggiori compagnie, per capitale, rappresentavano il 54,2% del capitale riassicurativo tradizionale complessivo nel 2025, rispetto al 55,8% dell’anno precedente. Si tratta della quota più bassa dal 2018; per il 2026 è prevista una riduzione al 53,2%.

Il fenomeno riflette anche il rafforzamento degli operatori con sede alle Bermuda, la cui quota sul capitale riassicurativo mondiale è salita dal 15% al 16% nel 2025. Il loro sviluppo contribuisce a una distribuzione più ampia della capacità disponibile, insieme alla crescita del capitale alternativo raccolto attraverso obbligazioni catastrofali e altri strumenti collegati ai rischi assicurativi.

La sfida del 2026

AM Best prevede che il capitale riassicurativo globale continui a crescere anche nel 2026, con un incremento stimato del 6,3%, a condizione che risultati tecnici e finanziari restino in linea con il 2025. La previsione incorpora anche livelli più elevati di dividendi e riacquisti di azioni, nonché la possibilità di maggiore volatilità derivante da incertezze macroeconomiche e geopolitiche.

Il quadro potrebbe naturalmente mutare in presenza di una stagione catastrofale particolarmente severa, di un deterioramento dei mercati finanziari o di un peggioramento del contesto geopolitico. In assenza di tali fattori, il problema principale per il settore non sembra più essere la disponibilità di capitale, ma la sua allocazione efficiente.

La riassicurazione entra quindi nel 2026 con una robusta capacità finanziaria, requisiti patrimoniali sostanzialmente stabili e margini più ampi per assorbire perdite eccezionali. Le decisioni su come utilizzare questa capacità — crescita organica, maggiore presenza nei rischi specialty e nelle assicurazioni dirette, acquisizioni, rafforzamento dei buffer o restituzione di capitale — avranno un impatto diretto sull’equilibrio concorrenziale e sull’andamento dei prezzi riassicurativi nei prossimi anni.

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