Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Mps risponde all’opas da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo provando a cambiare la natura della partita: non una semplice difesa ma la trasformazione della banca senese nel perno di un nuovo polo finanziario costruito attorno a Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali. Un agglomerato, ha precisato venerdì 21 il ceo di Mps Luigi Lovaglio, che si posizionerà «tra le prime dieci banche europee con una capitalizzazione di mercato pro-forma di circa 80 miliardi di euro, al secondo posto in Italia per crediti alla clientela e rete di sportelli». «La domanda che ci poniamo oggi non è come diventare più grandi, ma come diventare più rilevanti», è il messaggio portato al mercato da Lovaglio. «Le due ops sono separate, ma compongono un progetto industriale coerente» che punta a riunire banking, advisory e wealth management in un gruppo da oltre 800 miliardi di masse. Mediobanca è già il primo tassello della trasformazione. Lo scorso anno con Piazzetta Cuccia il Monte ha incorporato competenze nel corporate e investment banking, nel wealth management, nel private banking e nel consumer finance.   Seppur in chiave difensiva rispetto alla scalata di Ca’ de Sass, le due nuove ops servono ora a completare il disegno su due fronti diversi: per il numero uno di Rocca Salimbeni, Banco Bpm amplierà la scala commerciale e rafforzerà soprattutto la presenza nel Nord, mentre Banca Generali sposterà ulteriormente il modello verso ricavi commissionali e a basso assorbimento di capitale. Lovaglio ha sintetizzato così il ruolo delle due target: «Se Banco Bpm rende il gruppo più forte, con Banca Generali creiamo un modello di business fondamentalmente diverso». L’obiettivo è sfruttare una rete di filiali molto più ampia per distribuire le fabbriche prodotto del nuovo gruppo, aumentando la penetrazione di risparmio gestito, assicurazioni, pagamenti, consumer finance, private banking e servizi alle imprese. La nuova banca avrebbe circa 11 milioni di clienti e una rete vicina ai 2.900 sportelli, con Mps più forte nel Centro-Sud e Banco Bpm nelle regioni settentrionali. La scala è però un mezzo, non il fine: serve ad assorbire costi tecnologici e regolamentari sempre più elevati e soprattutto a ridurre la dipendenza dal margine di interesse mentre il ciclo dei tassi si normalizza. Nelle proiezioni di Mps il peso delle commissioni salirebbe dal 32% a circa il 41% dei ricavi, rendendo gli utili più ricorrenti e meno sensibili ai tassi.
La contromossa di Luigi Lovaglio per provare a sottrarre Mps alla presa di Intesa Sanpaolo non scalda, almeno per ora, Piazza Affari. La doppia offerta pubblica di scambio su Banco Bpm e Banca Generali mentre è ancora in corso l’integrazione di Mediobanca viene considerata dagli analisti e da varie fonti di mercato una partita ad alto tasso di complessità, nella quale la logica industriale di lungo periodo deve ancora fare i conti con execution risk, tempi stretti e soprattutto con l’assenza, allo stato, di un consenso assicurato da parte dei principali azionisti delle società target. E a Siena c’è poi da superare lo scoglio del quorum assembleare rafforzato per la passivity rule.
Le due società nel mirino della controffensiva senese, Intesa Sanpaolo e Unipol, sono anche quelle a cui gli analisti continuano ad attribuire il maggior potenziale di crescita tra i titoli coinvolti nel nuovo round di consolidamento, rispettivamente +8,1% e +7,4%. In secondo luogo, il premio implicito nell’opas di Ca’ de Sass su Mps è salito ai massimi dal lancio dell’offerta, segnalando come il mercato continui a scommettere sul successo di Carlo Messina. Rispetto agli ultimi due mesi il cambio di passo è netto. A giugno l’offerta di Intesa incorporava uno sconto di oltre il 3% rispetto alle quotazioni di Siena e lo stesso problema si era ripresentato a fine luglio, quando Mps continuava a trattare sopra il valore implicito dello scambio. Si sono mossi con prudenza anche i due titoli entrati nel mirino di Mps. Banca Generali aveva accolto i primi rumor con un rialzo dell’1,66% mercoledì e dell’1,26% giovedì. Venerdì però, con l’operazione ormai ufficiale, il titolo ha invertito la rotta, cedendo il 2,05% a 66,80 euro. Un cambio di passo che segnala i dubbi del mercato sulla possibilità che il progetto vada effettivamente in porto.
Il risiko bancario è in pieno svolgimento, ma Pietro Giuliani guarda già oltre. Il fondatore e presidente di Azimut ritiene che, una volta conclusa la stagione delle aggregazioni, sarà inevitabile affrontare il tema della creazione di un grande polo italiano del risparmio gestito. E, in questa intervista a ClassCNBC, lancia un messaggio chiaro: Azimut è pronta a mettersi a disposizione con le proprie competenze, senza chiedere il controllo né la governance.
Il cantiere della previdenza complementare ha vissuto una forte accelerata con l’ultima legge di bilancio, che ne ha ridisegnato alcuni degli aspetti principali: a cominciare dal limite di deducibilità. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Andrea Mariani, direttore generale del fondo pensione Pegaso rivolto ai dipendenti delle imprese di servizi di pubblica utilità. “Nel mondo dei fondi pensione negoziali tale innalzamento beneficerà una componente esigua degli iscritti dal momento che il contributo medio effettivamente dedotto è ben lontano dal nuovo tetto, mentre appare senza dubbio di maggiore interesse per i fondi pensione preesistenti caratterizzati da maggiori livelli retributivi e aliquote contributive. Se si volesse rafforzare il sistema, sarebbe necessaria una revisione del meccanismo di incentivazione fiscale per coloro che hanno redditi inferiori ai 28 mila euro, dal momento che il meccanismo della deducibilità è meno favorevole per una fascia rilevante della popolazione dei lavoratori”. “L’estensione dell’impignorabilità e insequestrabilità nei limiti di legge anche alle nuove prestazioni costituisce un aspetto meno noto, ma non meno rilevante del nuovo assetto normativo, dal momento che riconosce il fatto che le prestazioni di natura pensionistica di primo e secondo pilastro sono pignorabili e sequestrabili nel limite di un quinto, a differenza dei riscatti che possono essere pignorati e sequestrati”
  • Vittoria InvestiMeglio Doppia Evoluz. Valore II
Vittoria InvestiMeglio DoppiaEvoluzione Valore II è un prodotto di investimento assicurativo multiramo, a vita intera, di tipo rivalutabile collegato ad una gestione separata e componente unit linked. La durata della polizza coincide con la vita dell’assicurato e il contratto non può estinguersi automaticamente, né la società è autorizzata a estinguerlo unilateralmente. Vittoria InvestiMeglio DoppiaEvoluzione Valore II prevede la
possibilità di versare il premio unico iniziale (minimo 10 mila euro, massimo 1 milione di euro), e gli eventuali versamenti aggiuntivi, in una polizza le cui prestazioni sono collegate sia all’andamento del valore di attivi contenuti nei fondi interni Vittoria Azionario Europa Classe A, Vittoria 100 Classe B e Vittoria Flessibile Azionario Internazionale Classe B, ma anche al rendimento della gestione separata Fondo Vittoria Obiettivo Crescita. Il cliente ha la possibilità di scegliere, alla sottoscrizione, una delle seguenti linee di investimento: Linea di Investimento Libera e Linea di Investimento Ribilanciata.

Il rischio da calore, da valutare all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi in base all’art. 28 Digs 81/2008, può condurre alla sospensione delle lavorazioni quando le condizioni lo impongono, a prescindere dall’intervento dell’ispettore. E’ quanto affermato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella nota n. 5484 del 6 luglio 2026, con la quale sono state fornite direttive operative relative alla vigilanza estiva sul rischio da calore. Per prima cosa, per quanto riguarda la valutazione del rischio, l’attività di vigilanza in materia di rischio da stress termico deve essere condotta in conformità alle disposizioni vincolanti introdotte dal D.M. n. 95/2025, con il quale è stato superato un approccio emergenziale del fenomeno a favore di uno sistematico e strutturato. Le verifiche sul DVR. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi rende necessario un rafforzamento dell’attenzione nei confronti dei rischi derivanti dallo stress termico ambientale, che devono essere individuati e valutati nel DVR. In particolare, si dovrà verificare l’organizzazione del lavoro, rimodulando gli orari di lavoro in funzione delle fasce considerate più a rischio, anche confrontandosi con le eventuali ordinanze regionali o comunali in materia.
Gli enti competenti dovranno assicurare l’accesso e la diffusione al pubblico delle informazioni relative alla qualità dell’aria, comprese l’ubicazione dei punti di campionamento, eventuali proroghe, aggiornamenti sui superamenti dei valori limite o delle soglie di allarme, piani e tabelle di marcia e piani di azione a breve termine. Lo prevede lo schema di dlgs sulla qualità dell’aria, varato dal Cdm il 4 agosto 2026 e depositato in senato per i relativi pareri il 7 agosto successivo. Il provvedimento recepisce nell’ordinamento italiano la direttiva Ue 2024/2881 (si veda ItaliaOggi di ieri). Confrontando tale norma con l’informazione al pubblico già prevista dal d.lgs. 155/2010, assume particolare rilievo l’obbligo di rendere disponibili aggiornamenti orari, tramite un apposito indice di qualità dell’aria, sui principali inquinanti atmosferici quali biossido di zolfo, biossido di azoto, particolato PM10 e PM2,5 e ozono. Tale indice, che sarà uniformato a livello nazionale, per renderlo omogeneo in tutte le Regioni, sulla base dall’indice dell’Agenzia europea per l’ambiente. I dati devono essere resi disponibili in modo chiaro e tempestivo, con particolare attenzione ai rischi per la salute e alla protezione dei gruppi vulnerabili della popolazione.

corsera

Alberi caduti, tetti divelti, sdraio e ombrelloni volati via in spiaggia, esondazioni di torrenti alpini: il secondo giorno di maltempo sulle regioni centro-settentrionali ha lasciato dietro di sé un bilancio pesante. La situazione meteorologica, però, è in netto miglioramento e oggi la Protezione civile ha diramato solo un’allerta gialla in cinque regioni: area alpina della Lombardia, Molise, Puglia, Campania e Basilicata al Sud. Le regioni meridionali, tuttavia, restano ancora avvolte nella cappa di calore africano che ha preso posizione stabile da settimane sulla penisola. Sono stati oltre mille gli interventi dei vigili del fuoco in tutta Italia per frane e allagamenti, di cui quasi la metà hanno riguardato la Lombardia. Le precipitazioni hanno raggiunto 270 millimetri sulle Alpi Orobie tra le province di Bergamo e Sondrio, 260 millimetri sulla zona settentrionale del lago di Como. È crollato il ponte che collega la frazione di Rino a Sonico, in provincia di Brescia. Non sono ancora rientrate le 250 persone evacuate giovedì sera da un campeggio a Isola di Fondra (Bergamo), mentre alcuni Comuni della Val Brembana sono rimasti isolati. Frane, smottamenti ed esondazioni hanno interessato anche la Valtellina, la Valchiavenna e il Comasco. Tra le regioni più colpite c’è la Toscana. A Bagnone (Massa Carrara) sono state salvate tre persone travolte da una frana e il torrente omonimo ha raggiunto il livello massimo storico di 4,45 metri, superando di slancio il precedente primato di 3,47 metri di ottobre 2023.
L’istituto di Piazza Gae Aulenti ha appena portato a casa una quota di controllo di Commerzbank e lo aspettano mesi impegnativi, in cui dovrà far fronte agli esami di authority e regolatori, ma soprattutto armarsi di abile diplomazia per strappare l’ultimo miglio al governo tedesco, titolare del 12,7% della banca di Francoforte. Anzi proprio ieri Commerz ha annullato le azioni proprie portando la partecipazione di Unicredit al di sotto del 49%. L’impresa finora è costata la bellezza di 20 miliardi di euro mentre l’acquisto del 29,9% di Alpha Bank, finanziato nei primi due step con 293,5 milioni e 615 milioni, oggi vale 3,1 miliardi. A marzo Morgan Stanley stimava che Unicredit opererà con 7,5 miliardi di euro di capitale in eccesso entro il 2028. Insomma, c’è materiale per speculare su possibili nuovi M&A, anche se la partita Commerz è tutt’altro che finita e richiederà ulteriore assorbimento di risorse. Tuttavia con la nuova mossa di Mps sul risiko, non si può non notare che Banco Bpm e Banca Generali fossero le due prede più ambite da Andrea Orcel. La prima con le sue 1.400 filiali sarebbe complementare al business tricolore di Unicredit e garantirebbe accesso a quasi il 20% del mercato domestico. Interessante pure la suggestione su un possibile interesse per Banca Generali, una super banca con rete distributiva e promotori oltre a prodotti e investment banking. Unicredit sconta ancora la perdita di Fineco, venduta nel 2019: tutte le banche reti – Banca Generali in primis, Banca Mediolanum, Azimut e la stessa Fineco – negli ultimi dieci anni hanno eroso cospicue fette di mercato alle banche commerciali, spostando il risparmio italiano sempre più verso questi istituti specializzati. Le banche del futuro saranno sempre più polarizzate tra una struttura leggera, fortemente digitale, e filiali sul campo focalizzate sulla gestione del risparmio e dell’assicurativo, con i promotori fuori dalla rete a procacciare clienti e masse. Incorporare una banca come Banca Generali, con un canale distributivo più moderno rispetto allo sportello, per Unicredit rappresenterebbe un notevole salto di qualità.
Anche l’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative, vede con favore la proposta di un fondo previdenziale alla nascita, un «salvadanaio» alimentato inizialmente da un contributo pubblico e poi da versamenti dei familiari e infine del beneficiario quando cominci a lavorare, per avere poi un trattamento pensionistico più adeguato. La proposta è stata illustrata dai presidenti dell’Inps e della Covip (vedi le interviste di ieri e giovedì sul Corriere), e ora il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, dice che anche le assicurazioni sono pronte a fare la loro parte. «Sono molto contento che Gabriele Fava (Inps) e Mario Pepe (Covip) abbiano preso questa posizione per dare una risposta al rischio concreto della povertà previdenziale dei futuri pensionati. E se vogliono bussare insieme alla porta del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mi unisco volentieri. Chiunque guardi i dati demografici si rende conto che c’è una bomba a orologeria da disinnescare. Ecco perché, già in occasione della nostra Assemblea generale, ho suggerito un meccanismo simile di risparmio previdenziale, che io proponevo di far partire a 18 anni di età, perché un giovane che si avvicina al lavoro è certamente più consapevole dell’importanza del tema. Ma si può benissimo partire dalla nascita, come dicono i presidenti dell’Inps e della Covip. L’importante è che il meccanismo funzioni. E questo succede solo se c’è libertà di scelta su dove e con chi investire: Inps, fondi pensione, polizze individuali, purché sia una scelta volontaria. Garantendo la concorrenza tra i soggetti si avranno rendimenti maggiori e più efficienza gestionale».

Perdita di ore lavorative, interruzioni dell’attività delle imprese, danni alle infrastrutture: il cambiamento climatico potrebbe costare alla città di Londra fino a 42 miliardi di euro all’anno (36 miliardi di sterline), dal 2050, secondo un rapporto pubblicato dall’ufficio del sindaco della capitale. Per evitare le perdite più forti, le imprese devono adattarsi al cambiamento climatico, afferma il rapporto, modificando gli orari di lavoro, consentendo ai dipendenti di lavorare da casa e rendendo meno rigidi i codici di abbigliamento e le regole sulle uniformi. Le autorità cittadine daranno priorità alla tutela e al miglioramento dei parchi, alla promozione degli spazi pubblici freschi durante le ondate di caldo e all’ampliamento dell’accesso ai servizi igienici pubblici e all’acqua, oltre all’installazione di ombreggiature negli spazi pubblici.
Il conferimento parziale del trattamento di fine rapporto al fondo pensione negoziale (se consentito dagli accordi collettivi), da parte del lavoratore assunto dal 1° luglio 2026 attraverso la compilazione del modello Tfr3, lettera A, costituisce adesione automatica alla previdenza complementare. E conseguentemente tale scelta comporta l’automatico versamento della contribuzione minima a carico del lavoratore e di quella a carico dell’azienda nella misura prevista dall’accordo collettivo. In modo analogo il lavoratore che rinuncia al versamento della contribuzione (opzione prevista dalla lettera B del modello), in quanto la sua retribuzione annua lorda è inferiore al valore dell’assegno sociale Inps, si considera aderente in modo automatico alla previdenza complementare. Sono questi i due importanti chiarimenti forniti dal ministero del lavoro in una Faq pubblicata nel pomeriggio del 21 agosto nella sezione del sito dedicata alla previdenza complementare e in particolare alle nuove regole dell’adesione automatica in vigore dallo scorso 1° luglio. Il Ministero scioglie in questo modo i dubbi insorti presso aziende e consulenti impegnati a guidare i dipendenti neoassunti ai fini della corretta compilazione del modello Tfr3, oggi disponibile solo in versione bozza e di cui si attende la prossima pubblicazione definitiva con apposito decreto interministeriale Lavoro-Economia.

La Retail Investment Strategy (Ris) si avvia verso la sua fase cruciale di attuazione con un compromesso politico che avrà conseguenze rilevanti per l’industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria in Europa. I punti cardine emersi dal negoziato consolidano la coesistenza tra diversi modelli di remunerazione, salvaguardando il sistema delle retrocessioni (inducement) pur vincolandolo a più severi requisiti di trasparenza e qualità del servizio. Ora l’attenzione del settore si sposta però sulla “fase due”, ovvero la definizione delle regole tecniche di secondo livello affidate all’Esma e alla Commissione. Sarà proprio in questa imminente fase attuativa che si giocherà il reale impatto delle nuove norme sul mercato, in particolare per quanto riguarda i benchmark del value for money e l’applicabilità dell’inducement test.
La definizione del quadro tecnico di secondo livello che si delinea per la Ris (si veda l’altro articolo in pagina) assume una rilevanza fondamentale alla luce del profilo socioculturale del risparmiatore italiano, caratterizzato storicamente da una forte avversione al rischio e da una limitata educazione finanziaria. I dati dell’Osservatorio Aipb sulle famiglie italiane mettono in luce un paradosso: se da un lato ben il 54% degli intervistati esprime un forte interesse per i temi legati all’informazione e all’analisi finanziaria, dall’altro ben il 57% degli investitori retail giudica ancora insufficiente la propria preparazione generale in materia. Questa carenza percepita si traduce in un approccio difensivo alla gestione della ricchezza, tanto che per un italiano su due investire significa innanzitutto evitare la perdita del valore del capitale.
Gli ingredienti sono sempre quelli: c’è l’imbonitore che parla in finanziese, c’è la riunione nel grande albergo, ci sono gli adepti da galvanizzare in stile convention americana, ci sono le scale gerarchiche da salire a botte di provvigioni, ci sono i clienti nuovi da convincere a versare i soldi. Una cosa sola sfugge: il prodotto. O meglio c’è: ha un nome, spesso ha una sigla che richiama il mondo dei criptoasset o del mining, è ben impacchettato, ben pettinato, fa gola: promette rendimenti eccezionali. Altro che BTp, altro che bond, altro che azioni. Il problema è che quando il cliente va a “riscuotere”, il prodotto sparisca e con questo anche il denaro “investito” e naturalmente i guadagni promessi.