Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Le parole della premier Giorgia Meloni sul futuro del Mps e, indirettamente, sull’opas lanciata da Intesa Sanpaolo sono piaciute al ceo Luigi Lovaglio: «Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore di Mps sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare», ha dichiarato sabato 15 il banchiere ricevendo il Premio Mangia, massimo riconoscimento civico di Siena. Ma soprattutto la presidente del Consiglio ha preso posizione sul processo di aggregazione che coinvolge l’istituto di credito e che entrerà nel vivo subito da settembre, e «ha espresso», come si legge nell’editoriale Orsi e Tori, «con garbo, anche se in maniera secca, che la storia secolare di Mps, mantenga almeno la dizione Siena». La premier ha infatti dichiarato: «Mi auguro che dalle dinamiche di mercato emerga un sistema più concorrenziale e che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità». Un riferimento al progetto di spezzatino che, nei progetti di Intesa, dovrebbe dividere la rete commerciale di Siena facendo confluire in Unipol-Bper 635 sportelli. Il resto del network resterà a Ca’ de Sass che si terrà anche Mediobanca e lo strategico 13,2% delle Generali. Sempre che l’Antitrust non modifichi il perimetro dell’operazione, imponendo la cessione di ulteriori filiali ad altri soggetti come Unicredit. Ed è proprio questo scenario che, bocciando l’opas, Siena ha descritto come una «disaggregazione» che potrebbe «comportare un indebolimento del modello di banca di prossimità, delle capacità decisionali radicate nei territori, della continuità delle relazioni storicamente sviluppate»
Nell’intervista che Roberto Sommella ha fatto, e riportato su Milano Finanza in edicola, alla premier Giorgia Meloni, che ha avuto un’amplissima, straordinaria diffusione e numerosi commenti, la presidente, dopo avere ricordato che il governo non è parte attiva delle dinamiche di mercato che riguardano il sistema bancario, ha messo tuttavia in evidenza il particolare contributo dell’esecutivo stesso al risollevamento del Montepaschi da una condizione agonizzante alla piena salute. Si è poi augurata che i processi di aggregazione in corso conducano a un settore bancario più solido e concorrenziale, con benefici per imprese e famiglie. Si tratta di una posizione corretta del governo, distinto nettamente, ma non distante, che non ha manie di super gestione o comunque dirigistiche, donde si ricava il pieno rispetto della Banca d’Italia e delle sue specifiche funzioni, in particolare nel consolidamento. Una variante, tuttavia, si riscontra a proposito del futuro del Monte dei Paschi, essendosi la presidente augurata che il secolare istituto non finisca smembrato perdendo il proprio nome e la propria identità. È solo un augurio, si potrebbe dire, ma si tratta di un auspicio non di un quisque de populo, bensì della presidente del Consiglio che, prima, ha tenuto a sottolineare, come sopra accennato, il ruolo del governo nel salvare di fatto il Monte. A questo proposito, al di là della fondatezza o no dell’augurio, bisogna ricordare che un’operazione con una Offerta pubblica è stata promossa da Intesa Sanpaolo sulla banca in questione e il relativo iter è in via di definizione; essa poggia su di un progetto che vede la compartecipazione di Bper.
La qualità rimane un problema non ancora del tutto risolto per Stellantis, con un nuovo maxi-richiamo che sfiora la quota del milione di vetture. Ma il rimedio passa per la Rete. Il gruppo guidato da Antonio Filosa sta per richiamare oltre 900 mila veicoli tra Chrysler, Dodge, Jeep e Ram per un problema software che può impedire la corretta visualizzazione delle immagini della telecamera posteriore. Il nuovo richiamo riguarda soprattutto il mercato nordamericano e coinvolge numerosi modelli dell’anno 2026 e 2027. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha comunicato lunedì 17 agosto che presenterà il richiamo alla National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), l’autorità americana per la sicurezza stradale. Negli Stati Uniti sono coinvolti 848.511 veicoli, ai quali se ne aggiungono circa 107 mila fuori dal Paese: 82.869 in Canada, 7.969 in Messico e 15.736 in altri mercati. Complessivamente l’operazione interessa quindi oltre 955 mila mezzi.

Fringe benefit per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti differenziati sulla base dell’anzianità del veicolo e degli eventuali optional. Con l’art. 2 del dlgs 148/2026 (decreto correttivo Omnibus) il legislatore delegato interviene in particolare sull’art. 51 del dpr 917/1986. La modifica è stata introdotta in attuazione del criterio di delega contenuto nella lett. e), co. 1, art. 5 della legge 111/2023, che prevede la semplificazione delle disposizioni riguardanti le somme e i valori esclusi dalla formazione del reddito, con particolare riguardo ai limiti di non concorrenza al reddito previsti per l’assegnazione dei compensi in natura, salvaguardando le finalità della mobilità sostenibile e dell’incremento dell’efficienza energetica. Il correttivo, sostituendo la lett. a), comma 4 dell’art. 51 del dpr 917/1986 e contestualmente il comma 6 dell’art. 53 del dlgs 117/2026 (nuovo TUIR), ha confermato l’applicazione della regola generale per il calcolo del fringe benefit, che prevede di assumere il 50% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle ACI, al netto delle somme eventualmente trattenute al dipendente; la detta percentuale, però, risulta ridotta al 10% per i veicoli a batteria a trazione esclusivamente elettrica e al 20% per i veicoli elettrici ibridi.
I dati fiscali di oltre 678mila contribuenti francesi finiscono in vendita nel dark web dopo un maxi attacco informatico ai server dell’amministrazione finanziaria di Parigi. La conferma ufficiale della violazione è arrivata dal Ministero dell’Azione pubblica e dei conti il 13 agosto, poche ore dopo le rivelazioni del blog di sicurezza informatica French breaches. Un noto pirata informatico è riuscito a penetrare nella rete Vpn della Direction générale des finances publiques (Dgfip) a giugno, estraendo per settimane le posizioni fiscali di privati e aziende prima che l’accesso abusivo venisse individuato e bloccato durante un audit di sicurezza.
Il risparmio dei costi per la sicurezza fa scattare la responsabilità della società. L’interesse o il vantaggio, infatti, sussiste quando sia (solo) perseguito o conseguito, in misura apprezzabile, un risparmio di spesa o un incremento della produzione dalla violazione delle disposizioni che disciplinano lo svolgimento dell’attività, tra cui quelle sulla sicurezza sul lavoro. A stabilirlo è il ddl di riforma del dlgs n. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, approvato dal consiglio dei ministri il 4 agosto 2026. Sempre in materia di sicurezza sul lavoro, la riforma introduce la «presunzione di conformità» per i modelli di organizzazione e di gestione conformi alla norma UNI ISO 45001:2023.
Quando un imballaggio o un prodotto imballato è progettato o fabbricato sotto il nome o il marchio di un operatore economico, quest’ultimo deve essere considerato il Fabbricante, anche se la produzione materiale dell’imballaggio o il suo riempimento sono affidati a un’altra impresa. Se, invece, un imballaggio reca un nome o un marchio, il Fabbricante è normalmente l’operatore economico con il cui nome o marchio l’imballaggio è immesso sul mercato. Ciò vale anche quando tale operatore sceglie una soluzione di imballaggio standardizzata, senza richiedere modifiche al progetto o al processo produttivo. La ragione di questa impostazione è che il titolare del nome o del marchio è normalmente il soggetto che esercita il potere decisionale nel rapporto contrattuale coi fornitori. E che, quindi, può determinare le caratteristiche dell’imballaggio, incluse quelle rilevanti ai fini della conformità al nuovo regolamento Ue 2025/40, noto come PPWR, in vigore dal 12/8/2026. Tutto ciò emerge dalla lettura dello strumento di autovalutazione pensato per accompagnare imprese e operatori della filiera degli imballaggi nell’applicazione del regolamento; il meccanismo, aggiornato al 10/8/2026, è stato messo a punto dalla direzione generale economia circolare e bonifiche dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase)
A partire dal 10 agosto 2026, infatti, possono essere inviate esclusivamente in modalità massiva. A spiegarlo è l’Inps nel messaggio n. 2601/2026. La novità, in particolare, riguarda le dichiarazioni dovute dal responsabile della procedura concorsuale e le domande di liquidazione della quota di trattamento di fine rapporto lavoro. Le tutele per i lavoratori. L’Inps, al fine di facilitare ai lavoratori la presentazione della domanda d’intervento del fondo di garanzia del Tfr e altri crediti di lavoro e del fondo di garanzia della posizione previdenziale complementare (si tratta dei fondi che assicurano l’erogazione delle prestazioni ai lavoratori, in caso di fallimento del datore di lavoro) richiede ai responsabili delle procedure concorsuali di collaborare, fornendo le informazioni generali sulla procedura concorsuale e informazioni specifiche relativamente al credito che è vantato dal lavoratore. I dati richiesti sono contenuti nei moduli SR52 per quanto riguarda il Tfr e i crediti di lavoro e SR95 per quanto riguarda la posizione previdenziale complementare.

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Il consuntivo del ministero dell’Interno sulla sicurezza in Italia è arrivato, come sempre, a Ferragosto. Nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2025, calano del 15% gli omicidi volontari, dell’11% i furti, del 12% le rapine, del 7% le violenze sessuali, del 9% le truffe e frodi informatiche, del 32% i femminicidi. La legislazione sulla sicurezza in questi anni ha spesso reagito agli allarmi di cronaca nera. Un rave party a Modena ha ispirato il decreto Rave, nell’ottobre 2022, con la creazione di un nuovo reato. Il naufragio di una nave di migranti a Steccato di Cutro nel febbraio 2023 ha ispirato il decreto Cutro, con un inasprimento delle pene per i trafficanti di persone. I roghi nel Mezzogiorno dell’estate 2023 hanno poi portato a un altro aumento delle pene per incendio boschivo. Poco dopo, lo stupro di gruppo ai danni di due cuginette di 10 e 12 anni nel 2023 a Caivano ha innescato il decreto Caivano, con un altro forte inasprimento delle pene per i minori. Lo stesso mese la sentenza relativamente mite al tedesco che aveva investito due giovani sul Lago di Garda innescò condanne più dure per omicidio nautico. In seguito altri problemi di ordine pubblico hanno ispirato il decreto Sicurezza del giugno 2025, con 14 nuove fattispecie di reati o aggravanti. Per molti aspetti il Paese ha un’incidenza di reati violenti fra le più basse al mondo e negli ultimi decenni ha realizzato progressi che molti altri Paesi estremamente civili si sognano. Basti guardare al tasso di omicidi: dal 1990 questi sono crollati di oltre l’80%. Vero che l’Italia aveva un livello molto più elevato dei suoi pari un terzo di secolo fa, ma la discesa è stata così rapida che oggi abbiamo meno probabilità di essere uccisi nel nostro Paese di quanta ne abbiano gli abitanti di Francia, Germania, Finlandia o Norvegia. In proporzione al numero degli abitanti, abbiamo un tasso di omicidi di undici volte inferiore agli Stati Uniti.
L’Italia è il Paese più vecchio d’Europa, ma è anche quello dove si resta meno a lungo nel mercato del lavoro, Romania esclusa. Appena 33 anni contro i 37,5 della media Ue, secondo i dati Eurostat 2025 analizzati dalla Cna. Nei Paesi Bassi sono 44, in Germania 40,2 e in Francia 37,5. È un paradosso che dice molto della nostra questione previdenziale. Perché quei 33 anni non sono gli anni lavorati o di contributi versati: indicano quanto a lungo una persona può aspettarsi di restare nella forza lavoro, occupata o alla ricerca di un impiego. E raccontano dunque, prima ancora delle pensioni, un problema di partecipazione. Il buco più grande è quello delle donne: appena 28,4 anni di vita lavorativa attesa, sette meno della media europea. Tra uomini e donne la distanza è di 8,9 anni, la più alta dell’Ue. Ma pesa anche la fatica dei giovani a entrare nel mercato del lavoro. Il risultato è che l’Italia combina l’età mediana più alta d’Europa, 49,1 anni, con il tasso di occupazione più basso e una spesa per pensioni pari al 15,5% del Pil. Per la Cna la vera questione previdenziale è dunque «una questione di lavoro, produttività e partecipazione». Alzare soltanto l’età di uscita rischia allora di curare il sintomo, non la malattia. Il problema non è quindi solo quanto a lungo si lavora, ma quanti italiani nel mercato del lavoro non riescono a entrare o a restarci.
L’Ivass ha ordinato l’oscuramento di tre siti web che offrivano abusivamente servizi assicurativi. Con questo provvedimento sale a 389 il numero dei siti abusivi oscurati da novembre 2023 dall’autorità presieduta da Paolo Angelini
Generali ha acquistato tra il 10 e il 14 agosto 1,86 milioni di proprie azioni, per un valore complessivo di 82,44 milioni di euro, a un prezzo medio di 44,33 euro per azione. L’operazione rientra nel programma di riacquisto di azioni proprie, che saranno successivamente annullate.

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Ma alla fine ci si scotterà davvero con l’IA? E cosa rischiano le famiglie europee? A sentire gli economisti della Banca centrale europea vien voglia di allacciare le cinture, o peggio aprire il paracadute. Perché la risposta alla prima domanda è che la lezione delle precedenti rivoluzioni tech – dal boom ferroviario del 19esimo secolo all’Internet delle dotcom di inizio millennio – porta a una conclusione «preoccupante: è probabile che si verifichi una correzione delle attuali valutazioni del mercato azionario», elevatissime per quanto possano essere razionali visto il potenziale della tecnologia in questione. E al secondo interrogativo non seguono parole rassicuranti: l’impatto può esser «grave» perché le famiglie europee sono esposte per 440 miliardi alle sole Magnifiche 7. Il legame tra i portafogli di questa sponda dell’Atlantico e gli alfieri della tecnologia a stelle e strisce non passa solo dalla diretta detenzione di azioni ma «prevalentemente attraverso fondi comuni ed Etf», quegli strumenti finanziari che replicano a basso costo l’andamento degli indici. Spesso ciò avviene senza che i risparmiatori siano «pienamente consapevoli del rischio di concentrazione», scrive un pool di economisti (Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola) sul blog dell’Eurotower. Anche assicurazioni e fondi pensione rischiano: «Una caduta dei titoli tecnologici potrebbe costringere i fondi a vendere attività per far fronte ai riscatti, accentuando il ribasso e alimentando nuove richieste di rimborso». Il tutto tenendo presente che gli umori dei mercati se ne infischiano delle barriere geografiche: «Le turbolenze sui mercati azionari statunitensi hanno storicamente avuto ripercussioni anche sui mercati azionari dell’area dell’euro», che pure fin qui hanno vissuto solo un’esuberanza “di riflesso”
C’è un record di cui il governo Meloni, quello che doveva abolire la legge Fornero, non parla mai: il sorpasso delle pensioni di vecchiaia su quelle anticipate. Cominciato nel 2024 e decollato nei due anni successivi. Le strette decise via via dall’esecutivo di destra hanno cancellato, compresso o stravolto quasi tutti i canali di uscita flessibile. E gonfiato le uscite per età: a 67 anni per ora. Dal prossimo gennaio a 67 anni e un mese. E dal 2028 a 67 anni e tre mesi. La contraddizione emerge con nettezza dalla nuova analisi dell’Osservatorio previdenza Cgil, curata da Ezio Cigna, sui flussi Inps dei primi semestri dal 2023 al 2026. Il grafico dice quasi tutto. Nel 2023 le pensioni anticipate erano ancora circa 108mila contro 94mila pensioni di vecchiaia. Nel 2024 avviene il sorpasso: 103mila di vecchiaia contro poco meno di 100mila anticipate. Nel 2025 il distacco si amplia, con quasi 118mila contro 98mila. E nel primo semestre di quest’anno la forbice si allarga ancora: 132mila contro 100mila. In tre anni le pensioni di vecchiaia aumentano così del 41%, quasi 38mila in più. Le anticipate diminuiscono invece del 7,5%, oltre 8mila in meno. E le pensioni di vecchiaia crescono senza interruzioni: di quasi il 10% nel 2024, il 15% l’anno scorso, un altro 12% quest’anno. Una progressione che accompagna, manovra dopo manovra, il restringimento delle vie d’uscita prima dell’età ordinaria.

Le fusioni e acquisizioni sono tornate al centro della cronaca economica italiana, tra grandi operazioni bancarie e riassetti internazionali. Ma dietro i megadeal più discussi, il grosso del fenomeno riguarda migliaia di operazioni di taglia medio-piccola che interessano ogni anno il tessuto produttivo del Paese e che raccontano una storia più complessa: le operazioni di fusione e acquisizione producono effetti misurabili sulle imprese coinvolte, ma non sempre nella direzione attesa. Perché se la dimensione cresce quasi sempre, il discorso può essere diverso per la performance. Partiamo col dire che il trend in Italia è in accelerazione: il numero medio di operazioni si è attestato intorno alle 6mila operazioni l’anno, con punte che negli ultimi esercizi hanno superato le 8mila. È in questo contesto che la Banca d’Italia ha realizzato quello che gli stessi autori definiscono il «primo studio empirico» sugli effetti delle M&A (Mergers and Acquisitions, cioè appunto fusioni e acquisizioni) nel contesto italiano. Il lavoro, comunque, sottolinea che «le operazioni di M&A contribuiscono in modo rilevante al consolidamento dimensionale del sistema produttivo, rappresentando un canale importante di crescita della dimensione media d’impresa».
Dalla trasparenza salariale, ai gap retributivi, alla valutazione delle performance e dei carichi di lavoro, fino alla ricerca e selezione delle persone, alle competenze e alle survey motivazionali. Se è vero che l’Ai agentica avrebbe un alto potenziale per gestire tutti i dati che riguardano questi temi, tuttavia la loro sensibilità e la privacy ne rallentano l’utilizzo da parte dei direttori del personale. A questo si aggiungono anche le indicazioni dell’Ai act della Ue che classifica i sistemi di intelligenza artificiale applicati nel reclutamento e nello screening dei curricula come attività ad alto rischio e impone una certa rigidità su trasparenza, tracciabilità e soprattutto supervisione umana. Si spiega così perché i direttori del personale da un lato parlano di impatto significativo dell’Ai agentica nei prossimi due anni e di alto potenziale degli strumenti, come dice l’83%, ma poi ne fanno un uso molto cauto e solo il 21% ha già soluzioni operative. Il gap tra i due dati è molto ampio ed è emerso da una survey durante un workshop svolto dall’Associazione italiana dei direttori del personale della Lombardia e Dgs, società che si occupa di implementare l’Ai e la cybersecurity, applicate anche nella gestione del personale. Dei 50 manager coinvolti, se solo il 21% ha soluzioni Ai già operative su diverse aree, il 33% è in esplorazione e il 25% ha progetti pilota attivi. La gestione delle competenze appare come il terreno più critico. Il 65% dei manager hr dice di non avere una situazione aggiornata e strutturata delle competenze disponibili o di disporre solo di mappature parziali, poco integrate nei processi decisionali. Solo il 17% presidia il tema con piani di sviluppo e reskilling.