Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Aziende nella trappola liquidità

L’analisi dei primi 180.000 bilanci societari legati all’esercizio 2025, depositati dalle società di capitali italiane entro giugno 2026 e rappresentativi del 38% del valore aggiunto nazionale, restituisce un quadro macroeconomico che evidenzia un 2025 più difficile rispetto all’anno precedente. Se da un lato l’espansione del fatturato complessivo mostra una netta decelerazione, attestandosi a un modesto +1,7% rispetto al +2,4% registrato nel 2024, a uno sguardo analitico più profondo il sistema produttivo italiano non appare semplicemente rallentato, bensì impegnato in un’imponente ristrutturazione dei propri equilibri di bilancio. La chiave di lettura del 2025 che emerge dall’Osservatorio bilanci 2025, pubblicato da Cerved, non risiede nella pura dinamica dei ricavi, ma nel paradosso tra progressivo rafforzamento patrimoniale e contrazione dell’efficienza nell’impiego del capitale investito
Grandezza e ricchezza non rendono le città più abitabili. Soprattutto dal punto di vista ambientale, della mobilità e dei servizi, per esempio, Trento supera grandi città come Milano, Roma e Torino. Il capoluogo lombardo si conferma la città più ricca d’Italia, con un Pil pro capite di 52,8 mila euro, ma crolla, infatti, nella dimensione ambientale e registra il costo della vita più alto del Paese. Sono alcuni dei tratti che caratterizzano lo scenario delineato in seno al report “Dove e perché si vive meglio in Italia? Lo Smart City Index”, pubblicato dal Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School, che, per la prima volta, misura e confronta venti capoluoghi di regione italiani e le principali capitali europee lungo sei dimensioni di pari peso (economy, governance, mobility, environment, people e living), costruite su indicatori Eurostat, Ocse e Istat.
La previdenza complementare prova a prendersi qualche rischio in più. Tenta di trasformare il Tfr da risparmio prudenzialmente custodito a capitale investito. Infatti, il nuovo investimento di default (che si attiva a seguito dell’adesione automatica alla previdenza integrativa) non è più il comparto garantito, ma un percorso costruito sull’età del lavoratore e sull’orizzonte fino alla pensione, secondo la logica “life-cycle”. Per i lavoratori più giovani, in particolare, il Tfr verrà investito con un profilo di rischio-rendimento più dinamico, secondo la logica per cui più lungo è il periodo che separa il lavoratore dalla pensione, maggiore può essere l’esposizione a investimenti di rischio-rendimento. La novità, tuttavia, spiega il Ministero del lavoro nelle Faq, non è definitiva: una volta ricevuta la comunicazione dell’adesione automatica alla previdenza integrativa, il lavoratore può comunque modificare l’investimento (secondo le regole del fondo pensione). Tra gli altri chiarimenti, le Faq ministeriali illustrano la portabilità del contributo del datore di lavoro in caso di cambio di fondo pensione (novità operativa dal 1° novembre)
Comprare casa resta una priorità per molte famiglie, anche in una fase in cui i mutui, i prezzi e i tassi rendono l’accesso alla proprietà più impegnativo. La risposta più frequente non è rinunciare all’acquisto, ma allungare l’orizzonte del finanziamento, accettando piani di rimborso più lunghi pur di alleggerire la rata mensile. Il mercato immobiliare, infatti, continua a muoversi sostenuto dal desiderio di stabilità e dall’idea della casa come investimento sicuro, ma è sempre più condizionato dal costo del credito e dall’aumento degli importi richiesti. Secondo un report a cura del dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest – Gruppo Gabetti, le famiglie italiane non rinunciano a comprare casa, scegliendo piani di finanziamento a lungo termine, preferendo quindi distribuire l’importo, anche più elevato, su un orizzonte temporale più lungo. Dalla ricerca emerge che, nel secondo trimestre dell’anno, i mutui a lunghissimo termine (26-30 anni) sono saliti dal 61,3% al 65,2% del totale complessivo. In parallelo, si è registrato un calo nella richiesta delle scadenze più brevi: la fascia 21-25 anni è scesa al 20% (rispetto al precedente 20,6%), mentre i mutui compresi tra i 16 e i 20 anni sono calati al 10,3% (erano all’11,2%)

La condanna di un legale in sede disciplinare è ammissibile nel solo caso in cui sia raggiunta prova certa della sua responsabilità. Lo afferma il Consiglio nazionale forense con la sentenza n. 107 depositata il 31 marzo 2026. Il caso di specie trae origine dall’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per il periodo di mesi due da parte del Consiglio Distrettuale di disciplina del Veneto. Ricorreva l’incolpato deducendo l’errata applicazione della sanzione disciplinare basata su meri elementi presuntivi ed in assenza di prova certa circa l’effettiva realizzazione dei fatti ascritti quali fonti di responsabilità. Il procedimento dopo avere compiuto il proprio corso veniva deciso con la sentenza qui in commento. L’organo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura esamina nella motivazione una questione giuridica di primaria importanza consistente nelle modalità di accertamento della responsabilità disciplinare. Il Cnf assume una posizione piuttosto rigorosa sul punto assimilando il procedimento disciplinare a quello penale. Si legge nella motivazione del provvedimento come il procedimento disciplinare presenti una evidente similitudine con quello penale
Le imprese di assicurazione devono comunicare tempestivamente i dati anagrafici e societari relativi ai soggetti che ricoprono specifiche cariche sociali e direttive. Nello specifico, l’adempimento copre la nomina, la scadenza, il rinnovo e qualsiasi variazione degli incarichi degli organi di amministrazione, gestione e controllo. L’obbligo si estende ai titolari delle funzioni fondamentali all’interno dell’impresa e, elemento di forte novità, ai responsabili presso i fornitori esterni in caso di esternalizzazione delle funzioni stesse. Le compagnie sono inoltre tenute a mappare la propria struttura proprietaria, segnalando azionisti, patti parasociali, partecipazioni di controllo o con influenza notevole, e i dati anagrafici delle altre società appartenenti al medesimo gruppo assicurativo. L’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) ha emanato il provvedimento n. 171 del 29 luglio 2026, pubblicato in G.U. n. 187 del 13 agosto 2026, che introduce modifiche e integrazioni al precedente Regolamento n. 55 dell’11 aprile 2024, ridefinendo gli obblighi di trasmissione digitalizzata delle informazioni anagrafiche e societarie che le compagnie assicurative sono tenute a comunicare all’Autorità di vigilanza. Al centro della riforma il potenziamento dell’applicativo RIGA (Registro delle imprese e gruppi assicurativi), lo strumento informatico deputato a raccogliere e centralizzare tali flussi di dati.
Previdenza integrativa più libera. Dal 1° novembre, infatti, i lavoratori potranno conservare il diritto alla contribuzione del datore di lavoro quando decidono di trasferirsi in un’altro fondo pensione di qualunque tipo: negoziale, aperto o Pip. Lo conferma il ministero del lavoro in una Faq sulla riforma della previdenza integrativa operata dalla legge di Bilancio 2026, nonché sul «portale della previdenza complementare» dove, a proposito dei diritti degli aderenti, spiega che, in applicazione della citata legge n. 199/2025, dal 1° novembre 2026 sarà possibile mantenere il diritto al contributo del datore di lavoro anche in caso di passaggio dal fondo pensione al quale si è aderito a un’altra forma.
Le auto rubate in provincia di Salerno? Ben 3mila in un anno, dato che mette la città campana alle spalle delle province di Napoli e Caserta e che situa la Campania in testa ai furti d’auto in Italia, seguita da Lazio e Sicilia. È questo il risultato di un’analisi di Facile.it sulle statistiche diffuse dal ministero dell’Intero – Dipartimento della Pubblica sicurezza. A scriverne è Il Mattino, che riferisce i dati: in un anno (quello preso in esame è il 2024) in provincia di Salerno le auto rubate sono state 3.068 mentre i motorini sono stati oltre 450; sempre nel ‘24 in tutta la regione sono state rubate 26.445 vetture e oltre 6.200 tra moto e motorini, per un totale di 32.600 mezzi rubati in 12 mesi. Si tratta di numeri preoccupanti: eppure, dice sempre Facile.it, solo il 6,9% degli automobilisti campani ha scelto una polizza contro i furti, e questo probabilmente perché le tariffe locali, così come nel Sud Italia, sono più alte rispetto ad altre zone della Penisola
In tema di contestazione ex dlgs 231/2001 in relazione a violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, la colpa organizzativa si identifica con la mancata predisposizione di accorgimenti preventivi idonei a evitare la commissione di reati del tipo di quello realizzato, elemento che diversamente connotato a seconda che il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale o sottoposto all’altrui vigilanza e direzione e che distingue l’illecito amministrativo dal reato presupposto. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 24402/2026, che ha assolto una società alla quale era stato contestato l’illecito amministrativo dipendente dal reato di omicidio o lesioni commessi in violazione del dlgs n. 81/08.

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Meno omicidi, meno furti, meno rapine, meno femminicidi e meno violenze sessuali. E persino meno truffe agli anziani e frodi informatiche. Insomma, a metà 2026, l’Italia — stando alle parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — si scopre «uno dei luoghi più sicuri al mondo». Il dossier di ferragosto del Viminale, che come ogni anno fa il punto della situazione della sicurezza e dell’andamento dei reati, disegna una fotografia del Paese che fa a pugni con il diffuso senso di insicurezza tra la popolazione. Una percezione evidentemente non sottovalutata dal governo Meloni che ha il record di decretazione d’urgenza proprio in tema di sicurezza. E invece, a leggere il dossier (dove mancano però, ad esempio, i dati relativi alla criminalità minorile), la situazione è assai migliore di quello che sembra, o anzi di quello che i
cittadini percepiscono. Nel primo semestre del 2026, in confronto allo stesso periodo dello scorso anno, la delittuosità è diminuita ben del 10%. Una percentuale enorme se si considera, ad esempio, che nel 2025 (rispetto al 2024) il calo generalizzato dei reati non aveva raggiunto neanche il due per cento
I fiumi che si abbassano a livelli che non si vedevano da decenni, gli incendi, il calo della produttività del lavoro, le tariffe elettriche che schizzano verso l’alto: le ondate di calore costano, soprattutto quando sono lunghe e intense come quelle che l’Europa ha sperimentato quest’estate. A fare i conti è Triodos Bank, istituto di credito olandese, tra le principali banche etiche della Ue: il caldo estremo brucerà l’1% del Pil europeo, l’equivalente di 180 miliardi di euro. Per l’Italia, che è tra i Paesi più esposti, insieme a Germania e Francia, l’1% del Pil corrisponde circa al valore dell’ultima legge di Bilancio, 22 miliardi di euro. Solo per l’agricoltura, calcola Coldiretti, «il danno economico di questa stagione rovente
supera già i tre miliardi di euro», ma «potrebbe ulteriormente aggravarsi se l’assenza di precipitazioni dovesse perdurare». C’è poi l’impatto sul lavoro: non soltanto lo stop imposto a diverse attività nelle ore più calde, ma anche la mancanza di sonno e l’affaticamento dovuti al caldo, che rallentano la produttività anche di chi sta in ufficio con l’aria condizionata. L’impatto sulla salute va ben oltre il lavoro: finora si contano 25 mila morti attribuite al caldo in Europa. I danni all’ambiente non si limitano all’agricoltura: fino al 30 luglio erano già andati a fuoco 435 mila ettari in diversi Paesi. E la siccità, oltre a distruggere i raccolti, rende i fiumi non navigabili: a Kaub, in Germania, vicino a Colonia, il Reno si è ridotto al lumicino, un livello di pochi centimetri, che non si vedeva dal 1880. Il Reno è un’arteria fondamentale per l’industria europea, e non è facile trovare alternative, con la crisi di Hormuz che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti.
Sono entrati in due a volto coperto, completamente vestiti di nero, si sono diretti senza esitazioni nella sala del museo regionale di Messina (MuMe) dove erano esposti i due capolavori di Antonello da Messina, il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte, Madonna col bambino e francescano in adorazione, da un lato, Cristo in pietà dall’altro. Hanno sfondato le teche che li proteggevano facendo scattare gli allarmi perimetrali e quelli all’interno della sala, hanno preso le due opere e sono fuggiti. Un’azione durata tre minuti. Che però ha un enorme mistero. Due delle cinque tavole del Polittico sono state lasciate dai ladri appoggiate alla ringhiera esterna del museo, sul lato di viale Annunziata a Messina. I
capolavori sottratti sono gli unici dell’artista custoditi nella città dello Stretto. «Opere dal valore inestimabile», dice la direttrice Marisa Mercurio. L’allarme alla centrale del 112 è arrivato alle 21 ma non dai quattro custodi del museo, tutti dipendenti regionali, ma da una famiglia di italo americani che passeggiava lungo il viale.

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Molti sono morti nel sonno, qualcuno al porto di Maumere è stato sbalzato in acqua mentre era in attesa di un traghetto: l’isola di Flores in Indonesia, 2 milioni di abitanti su 14 mila chilometri quadrati, è stata sconvolta all’alba di sabato da un terremoto che ha ucciso almeno 53 persone ferendone centinaia. Gli sfollati sono oltre cinquemila, dopo un primo censimento le case distrutte risultano 900. Tra i 700 italiani registrati come residenti sull’isola, mille chilometri a Est di Bali, secondo il nostro ministero degli Esteri non ci sarebbero vittime. Le aree colpite poco prima delle sei del mattino da una scossa di magnitudo 7,7 della scala Richter (più del doppio rispetto a quella che ha interessato la Toscana) sono montuose e di non facile accesso. I soccorritori lavorano per ripristinare i servizi e fornire assistenza. Corsa contro il tempo per salvare eventuali superstiti. Sei corpi senza vita sono stati recuperati ieri. L’epicentro è stato individuato a circa 15 chilometri sotto la superficie terrestre. Sei le province interessate, con quella di Manggarai tra le più colpite.
Le alte temperature e l’assenza di piogge, a parte qualche temporale sui monti, hanno innescato molti incendi. In Italia dall’inizio dell’anno al 13 agosto sono andati in fumo 82.579 ettari in 413 incendi maggiori, più di quanto è bruciato in tutto il 2025 e più del doppio della media 2006-2025 alla stessa data. In questi giorni nessuna regione è esente dai roghi, sui quali sono impegnati mezzi aerei, Vigili del fuoco e Protezione civile. Dopo 30 ore di lotta in Lombardia è stato domato un incendio scoppiato giovedì sul monte Goj, alle porte di Como: circa 50 residenti sono stati evacuati per precauzione. In Sardegna ieri erano attivi sei focolai. In Abruzzo sono proseguite le operazioni di spegnimento del vasto rogo divampato nei giorni scorsi sul monte Morrone, in provincia dell’Aquila. In Friuli Venezia Giulia il presidente Massimiliano Fedriga ha firmato il decreto di emergenza regionale per gli incendi. In Toscana a Barberino Tavarnelle (Firenze) un grande rogo è stato messo sotto controllo. Fiamme attive su più fronti in Piemonte dove incendi, pascoli secchi anche in alta montagna e scarsità d’acqua costringono gli allevatori al ritorno anticipato di un mese dagli alpeggi. In Sicilia emesso un avviso di preallerta per gli incendi. In Veneto è stato arrestato il responsabile d una serie di roghi dolosi nel territorio di Ceggia (Venezia). Grave la situazione in Croazia, dove le fiamme alimentate dal vento sulla costa centrale adriatica presso Omis hanno causato un morto e 40 feriti, di cui dieci versano in gravi condizioni, e oltre 2 mila persone evacuate.

Nei primi sei mesi di quest’anno, di fronte a un moltiplicarsi delle minacce digitali, sono raddoppiati gli alert preventivi indirizzati dall’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale a soggetti pubblici e privati. Secondo i dati forniti dall’Acn, in questo arco temporale questo tipo di segnalazioni sono state oltre 43mila (43.675), circa 250 ogni giorno, quasi il doppio dell’anno scorso (+20.532). Con gli obblighi di notifica in vigore grazie alla direttiva Nis2 (UE 2022/2555) infatti è stata potenziata la capacità dell’Agenzia di osservare, rilevare e gestire gli eventi cyber. Lo Csirt (acronimo per Computer Security Incident Response Team) Italia nel primo semestre 2026 ha gestito 2.171 eventi cyber (+ 47%) ma secondo gli esperti dell’Acn l’incremento è dovuto soprattutto all’ampliamento del perimetro di osservazione normativo e non da un’escalation della minaccia.
I micropagamenti – quelli con un importo fino a 10 euro – nei primi sei mesi di quest’anno hanno raggiunto il 25,7% delle transazioni con carta. È un dato in crescita ed è destinato ad amplificare l’efficacia della norma che ha imposto l’abbinamento tra Pos e registratori telematici. Detto altrimenti: più di un pagamento digitale su quattro è ormai di piccolo taglio, e anche questo aiuta il contrasto all’evasione, visto che il Fisco – incrociando i flussi di dati – può verificare se agli incassi via Pos corrispondono altrettanti scontrini. I dati emergono dalle elaborazioni di Bancomat per Il Sole 24 Ore. Il peso dei pagamenti con carta fino a 10 euro è quasi raddoppiato negli ultimi cinque anni (era al 13% nel 2021 e all’8% nel 2019). Da notare che quest’anno il 10,7% dei pagamenti si colloca addirittura nella fascia fino a 5 euro, quella del caffè al bar, per intenderci
Anche l’intelligenza artificiale ha ora il suo posto nel catalogo dei reati presupposto. Mentre il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge di riforma del Dlgs 231/2001, il decreto legislativo che adegua l’ordinamento italiano all’Ai Act (regolamento Ue 2024/1689) e dà attuazione alla delega prevista dall’articolo 24 della legge 132/2025 inserisce nel Dlgs 231 il nuovo articolo 25-vicies che disciplina i reati commessi con l’uso di sistemi di intelligenza artificiale. Il provvedimento è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri e sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni
Chi opera nel ciclo di vita di un sistema di intelligenza artificiale ad alto rischio e omette misure tecniche di sicurezza o, misure di sorveglianza umana idonee a prevenirne malfunzionamenti o alterazioni risponde, in presenza di un pericolo concreto, di un delitto punito gravemente, e l’ente rischia una sanzione pecuniaria fino a mille quote, oltre alle sanzioni interdittive. Mai come in questo caso protocollo organizzativo e regola cautelare rilevante per il reato presupposto finiscono per coincidere. Il precetto penale abbraccia l’intero arco della filiera: progettazione, addestramento, produzione, immissione sul mercato e utilizzo professionale. Il rischio, dunque, non riguarda soltanto chi i sistemi li sviluppa, ma anche – e forse soprattutto – l’impresa che li adopera nei processi sensibili, quella che il regolamento europeo chiama deployer: dalla selezione del personale alla valutazione del merito creditizio, dai dispositivi medici alle infrastrutture critiche, la posizione di garanzia non si trasferisce con il contratto di fornitura, né si esternalizza tout court insieme alla tecnologia.

I  numeri della desertificazione bancaria sono noti. Dal 2020 al 2025 i comuni serviti da banche sono diminuiti del 12,4%, da 5.102 a 4.468; ogni mese sono stati chiusi, in media, 72 sportelli bancari. I dati sono nel recente rapporto 2025 del sindacato bancario Uilca. Meno noti gli effetti delle filiali sbarrate. Sempre nel report Uilca, ci sono i risultati della periodica indagine realizzata dall’istituto demoscopico Lab21 che, nel 2025, ha intervistato 3.300 italiani. Ebbene, a parte l’insoddisfazione generale per la chiusura degli sportelli, il 76,4% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato che la prossimità di una filiale bancaria influisce molto o abbastanza sulla sua propensione all’investimento in prodotti finanziari. Con i calabresi (98,5%) che danno un’importanza enorme alla filiale da questo punto di vista; dal lato opposto vi sono invece i campani (63,4%). Anche l’età degli intervistati ovviamente ha un peso. Sono gli ultra 65enni (il 48,2%) che vede calare molto la propensione all’investimento in caso di assenza di uno sportello; viceversa, tra i 18 e 24 anni (il 18,1%).
Più esposti alle truffe online. E i calabresi sono quelli che temono maggiormente le incursioni via web. È questa la percezione che hanno le italiane e gli italiani intervistati nell’indagine sulla desertificazione bancaria realizzata da Uilca con Lab21. È la prima volta che nel tradizionale approfondimento sulla chiusura degli sportelli viene approfondito tale aspetto. Non c’è infatti una tendenza storica.  L’81% degli intervistati ha risposto molto/abbastanza alla domanda sull’aumento della “vulnerabilità telematica” provocata dalla chiusura degli sportelli fisici sostituiti con servizi digitali. A livello regionale, è la Calabria (85,7%) che percepisce maggiormente il peso di tale situazione; viceversa trentini e altoatesini (78%) si sentono più sicuri. C’è però un dato da considerare: il 62,1% degli italiani è convinto di essere molto o abbastanza preparato nel riconoscere una potenziale truffa digitale; i più sicuri sulle proprie capacità sono ancora trentini e altoatesini (63,5%). Quelli più consapevoli invece delle proprie carenze (e ciò forse aiuta nell’essere più in all’erta) sono i siciliani (54,8%).
Poste Valore Solidità Più II è una polizza caso vita e caso morte con durata massima di 15 anni, con premio unico da 5mila euro. Vi è inoltre la possibilità di pagare premi ricorrenti e l’età assicurativa massima del contraente è di 85 anni. Sia in caso di vita sia di morte, alla scadenza della polizza la società pagherà al beneficiario il capitale assicurato con garanzia del premio investito al netto di eventuali riscatti parziali. La polizza investe equi ripartendo il capitale nelle gestioni separate Poste Vita Valore Solidità e Posta Valore Più investe circa l’85% dei suoi attivi in bond e circa il 15% in altre tipologie di attivo.