Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Il 7 luglio il Comitato europeo per la protezione dei dati ha adottato, in versione per consultazione pubblica, le nuove linee guida 02/2026 sull’anonimizzazione. Il tempismo non è apparentemente casuale: il documento giunge in un momento in cui le istituzioni europee, approvate alcune modifiche all’AI Act, torneranno a occuparsi del Digital Omnibus, che prospetta interventi di semplificazione su alcuni profili del Gdpr particolarmente rilevanti per l’industria dell’intelligenza artificiale, ossia il confine tra dato personale e dato anonimo. Da tale differenza dipende se un dataset usato per addestrare un modello di intelligenza artificiale resta soggetto al Gdpr – con conseguente applicazione dei relativi obblighi, per esempio in relazione a base giuridica del trattamento, informativa, diritti degli interessati – oppure ne è sottratto. Le linee guida ambiscono ad aggiornare il parere 5/2014 dell’allora gruppo di lavoro Articolo 29, rimasto per oltre un decennio il riferimento principale, alla luce di una giurisprudenza della Corte di Giustizia che nel frattempo si è fatta via via più stratificata, fino alla recente sentenza nella causa Edps-Srb, che ha ribadito che la valutazione della natura anonima deve fondarsi sulla prospettiva del soggetto rispetto al quale si valuta l’identificabilità dell’interessato e non su un giudizio assoluto e astratto. È questo il primo punto che l’Edpb mette a fuoco nel documento: la natura anonima non è una proprietà intrinseca del dato ma descrive una relazione tra il dato e chi lo detiene o potrebbe accedervi. Uno stesso dataset può dunque essere personale per un soggetto e anonimo per un altro, a seconda dei mezzi «ragionevolmente utilizzabili» da ciascuno. Per le aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale, e che spesso condividono dataset con partner e altri soggetti, ciò significa che la mappatura delle prospettive rilevanti diventa un passaggio imprescindibile nella propria compliance.
L’export italiano continua a crescere. Il volume delle vendite di prodotti Made in Italy all’estero ha segnato un +5,1% rispetto a giugno 2025 e il valore ha toccato quota «337,2 miliardi di euro, il +4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025». Lo ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Non sorprende che quindi nei primi sei mesi dell’anno l’avanzo commerciale italiano abbia raggiunto i 24,5 miliardi di euro, in aumento di quasi 2 miliardi rispetto al 2025.
La riqualificazione del patrimonio edilizio europeo non si potrà fare senza i capitali dei privati. È il messaggio che emerge con chiarezza dal rapporto pubblicato dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione Europea sul primo blocco di Piani nazionali di ristrutturazione edilizia (Nbrp) presentati dagli Stati membri, in attuazione della direttiva Case Green. L’analisi dei primi 16 documenti strategici messi a punto dai governi dell’Unione evidenzia un divario strutturale tra la portata degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 e le risorse finanziarie pubbliche effettivamente a disposizione. La ripartizione dei costi che emerge dalle carte è netta: nei piani che quantificano il fabbisogno e la relativa copertura, la componente privata arriva a rappresentare oltre il 70% degli investimenti necessari. I fondi pubblici, su cui gravano vincoli di bilancio e priorità di spesa concorrenti, svolgeranno un ruolo soprattutto catalitico, destinato ad attivare e moltiplicare gli investimenti privati e ad attenuare il rischio. Il grosso dovrà essere quindi mobilitato dal risparmio dei proprietari, dai finanziamenti bancari e da soggetti istituzionali.
A giugno scorso i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,3% tendenziale rispetto al +3,1% di maggio. È quanto emerge dalla pubblicazione «Banche e moneta» redatta dalla Banca d’Italia. I prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,7% dal 2,6% del mese precedente mentre quelli alle società non finanziarie hanno registrato un +3,2% dal +3,5% di maggio. I depositi del settore privato sono saliti del 2,8% (da +2,7%) mentre la raccolta obbligazionaria del 6% (da +4,1%).
Il fintech globale si sta restringendo. Nel secondo trimestre il numero delle operazioni è crollato a 726, il minimo da oltre quattro anni, mentre i capitali si sono concentrati su un gruppo sempre più ristretto di società. È questa la fotografia più netta che emerge dallo State of Fintech di Cb Insights, società statunitense di market intelligence specializzata nell’analisi di startup, venture capital, tecnologie emergenti: il funding è sceso del 20% a 11,7 miliardi di dollari, ma i deal sono diminuiti ancora più rapidamente, del 25%, ampliando il divario tra quantità delle operazioni e dimensione degli assegni. La conseguenza è un mercato meno diffuso e molto più selettivo, nel quale gli investitori sembrano aver abbandonato la logica della dispersione del capitale per concentrare le risorse sulle società considerate più solide o più vicine alla leadership di mercato.

Nel primo semestre le perdite assicurate stimate dovute a catastrofi naturali sono state pari a 42 miliardi di dollari (36,4 mld euro), il 16% in meno rispetto alla media decennale: è quanto emerge da una ricerca di Swiss Re Institute. Per l’Europa uno dei pericoli più rilevanti è quello degli incendi. Dal 1970 le perdite assicurate causate dagli incendi sono aumentate dell’8-11% all’anno, pur rappresentando una quota modesta del totale
Sono le tre leve da utilizzare nel lungo periodo per affrontare in modo efficace i rischi climatici in agricoltura: gli strumenti di monitoraggio e i modelli previsionali; le strategie e le pratiche di adattamento e resilienza; gli interventi di mitigazione. Queste considerazioni sono contenute nella proposta di documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sugli effetti del cambiamento climatico nel settore agricolo, avviata dalla IX Commissione permanente del Senato su industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare. Il dossier si conclude con le parole chiave rilevanti e i capisaldi da considerare per fornire risposte all’emergenza climatica in atto, tenendo conto che l’obiettivo è comune (rendere l’agricoltura più efficiente e sostenibile), ma le strategie per raggiungere il traguardo finale sono divergenti, riflettendo le diverse sensibilità dei numerosi portatori di interesse, pubblici e privati, consultati durante l’indagine conoscitiva
Non dà tregua la siccità: il Po è in ginocchio con effetti sull’ingresso del mare nell’entroterra e sulla produzione agricola, ma i raccolti sono a rischio in tutta Italia. Coldiretti stima danni per oltre tre mld di euro. Il cuneo salino assedia ormai Porto Tolle (Ro) tanto che il Consorzio di bonifica Delta del Po ha chiuso tutte le derivazioni irrigue, mentre la portata del fiume scende sotto la soglia dei 200 metri cubi al secondo, contro i 450 necessari per contrastare l’ingressione salina. Massimo Gargano, direttore generale Anbi, avverte che i raccolti stanno per iniziare ma le rese saranno inferiori al consueto. Per la presidente del Consorzio Delta del Po, Virginia Taschini, la preoccupazione è in particolare per le risaie, ancora immature e prive di acqua sufficiente. Proprio sul fronte del riso, Fulco Gallarati Scotti responsabile del settore di Copagri evidenzia come i primati italiani siano «messi seriamente a rischio dalla delicata contingenza che il riso, al pari di molti altri comparti produttivi, vive ormai da diversi mesi, stretto nella morsa tra gli incrementi dei costi di produzione legati alle tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati e le ricadute della forte siccità che ha caratterizzato le ultime settimane». A soffrire pesantemente è anche il mais, il cui raccolto in alcune aree rischia di andare perduto. Emilio Pellizzari, agricoltore veneto, segnala un calo delle semine tra il 10 e il 15%, con una resa attesa in flessione del 15%. Le trebbiature sono iniziate con quindici giorni di anticipo a causa della siccità: il mais non irrigato non è riuscito a sviluppare adeguatamente la granella, mentre il clima caldo-umido favorisce le aflatossine. Stalle e biogas faticano a trovare prodotto di qualità in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, le regioni più colpite, dove pesano anche i maggiori costi di concimi e gasolio. Neppure l’ortofrutta si salva. Secondo una indagine di Legacoop Agroalimentare, in Calabria gli agrumi sono “cotti” sulla pianta, con perdite tra il 30 e il 40%
Noleggio sociale (100 euro al mese) per sostituire le auto più vecchie. Il Mimit con dm 3/7/2026 (di cui è stata data notizia con comunicato sulla G.U. n. 184 del 10/8/2026) ha definito le modalità operative del programma sperimentale di noleggio a lungo termine sociale, affidandone la gestione all’ACI. L’obiettivo è favorire l’accesso alla mobilità delle famiglie con minore reddito ed al contempo accelerare la sostituzione dei veicoli più inquinanti. La sperimentazione terminerà il 30 giugno 2030. La misura è riservata alle persone fisiche residenti in Italia con ISEE inferiore a 30.000 euro, con una patente almeno di categoria B, un conto corrente e una carta di credito. È inoltre obbligatoria la rottamazione di un’autovettura fino a Euro 4, intestata al richiedente o familiare convivente da almeno 12 mesi
L’art. 26 del decreto omnibus (dlgs n.149/2026) dispone l’incremento dell’aliquota della ritenuta sui dividendi di fonte italiana corrisposti a fondi pensione europei dall’attuale 11% al 20%. La modifica è operativa da oggi, giorno successivo a quello della sua pubblicazione in G.U. L’incremento dell’aliquota trova riscontro nella modifica dell’art. 27, comma 3 secondo periodo, Dpr n. 600/73 e dell’art. 55, comma 4 secondo periodo, dlgs n. 33/2025 (Testo unico in materia di versamenti e riscossione che entrerà in vigore dal 2027), nel quale sono state trasfuse le disposizioni in materia di ritenuta sui dividendi dell’art. 27 comma 3 citato. Questa norma viene introdotta in considerazione del fatto che il regime di tassazione dei fondi pensione italiani prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 20% sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta. Fino al 2015 l’aliquota dell’imposta sostitutiva era prevista nella misura dell’11%, mentre, per il solo 2014, dell’11,50%
![]()