Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Le auto elettriche (Ev) diventano più economiche delle ibride. Per la prima volta il prezzo medio globale delle Ev è sceso sotto quello delle vetture ibride e questa svolta può accelerarne ulteriormente la diffusione, specialmente nei mercati emergenti. A determinare il sorpasso sono stati stati soprattutto due elementi: il forte calo del costo delle batterie e l’espansione a livello internazionale dei costruttori cinesi, capaci di sfruttare economie di scala e filiere produttive fortemente integrate, con prezzi delle auto più competitivi. Secondo i dati elaborati da Mobility Global e riportati dall’agenzia di stampa giapponese Nikkei, già a fine 2025 il prezzo medio di listino di un’auto elettrica nel mondo si è attestato attorno a 37 mila dollari, il 9% in meno rispetto al 2020. Nello stesso periodo il prezzo medio delle ibride è invece aumentato del 16%, raggiungendo circa 39 mila dollari. Il calcolo non tiene conto degli incentivi pubblici ed è ponderato sulla base dei volumi di vendita.
L’Europa sta scoprendo che il caldo non è soltanto un problema ambientale. È anche un problema di crescita. Mentre Bruxelles cerca di mettere competitività e industria al centro della politica climatica le temperature record dell’estate stanno mostrando il costo economico a un continente che si riscalda più rapidamente di quanto riesca ad adattarsi. L’ultimo rapporto di Copernicus fotografa una situazione complessa: l’Europa occidentale ha vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai osservato. A luglio la temperatura media dell’aria superficiale ha raggiunto 16,9 gradi: 0,67 gradi sopra la media del 1991-2020 e 1,47 gradi oltre il livello stimato per l’epoca preindustriale. Un soffio dalla soglia di 1,5 gradi indicata dall’Accordo di Parigi. Intanto la siccità, conseguenza del rialzo dei termometri, ha favorito un’attività eccezionale degli incendi per superficie bruciata ed emissioni, mentre i fiumi sono scesi a livelli molto inferiori alla media. E quando l’acqua viene meno, l’economia comincia a rallentare: si riducono i trasporti, si interrompono le catene di approvvigionamento, l’industria perde capacità produttiva e anche la generazione elettrica può entrare sotto pressione. Il rischio ha provato a quantificarlo Allianz nel rapporto «Too hot to grow» pubblicato a fine maggio. In uno scenario di stress nel quale tra il 2026 e il 2030 si ripetessero i cinque anni più caldi osservati in ciascun Paese, le perdite cumulative di pil potrebbero arrivare al 5-7% nelle economie più esposte. Per Francia, Italia, Germania e Spagna il conto raggiungerebbe 638 miliardi di dollari: 240 miliardi per la Francia, 147 per l’Italia, 131 per la Germania e 120 per la Spagna. Il conto potenziale per l’Italia è 147 miliardi di dollari di pil perso in cinque anni: non si tratta di una previsione puntuale ma di uno scenario costruito per misurare quanto possa diventare costoso un aumento della frequenza degli episodi estremi. Allianz stima che oltre i 30 gradi la produttività comincia a deteriorarsi rapidamente: tra 30 e 35 gradi ogni grado aggiuntivo comporta una perdita di 1,3 dollari di output per ora lavorata, il 3% della produzione oraria media del campione analizzato. A questo si aggiunge l’aumento dei consumi energetici: pari all’1,2% in più per ogni grado, proprio mentre la produttività scende.
Intesa Sanpaolo Assicurazioni chiude il primo semestre con un utile netto consolidato pari a 565,1 milioni di euro, in aumento del 9,8% rispetto ai 514,7 milioni del 30 giugno 2025. La produzione lorda vita si attesta a 10,081 miliardi e si confronta con gli 8,63 miliardi registrati al giro di boa dello scorso anno, con un incremento tendenziale del 16,8% sostenuto dalla raccolta delle polizze unit linked (+29,8%), delle polizze riferite alla previdenza (+26,8%) e di quelle tradizionali (+4,7%). La nuova produzione vita ammonta a 9,897 miliardi e registra una crescita del 16,9%. I premi del business protezione sono stati pari a 916,5 milioni (+6,3% anno su anno) e quelli del comparto non motor (esclusi i prodotti legati al credito) sono saliti dell’8%, trainati principalmente dalle linee di prodotti salute e infortuni, imprese e casa e famiglia.
Berkshire Hathaway accelera sui buyback dopo aver archiviato il secondo trimestre con un balzo dell’utile operativo del 16% a 12,98 miliardi di dollari, sostenuta dai guadagni realizzati negli investimenti nel settore energetico, ferroviario e manifatturiero, che hanno compensato le debolezze nel settore assicurativo. L’utile netto è più che raddoppiato a 25,67 miliardi di dollari, incluse plusvalenze e minusvalenze non realizzate sui titoli che Berkshire detiene.

I liberi professionisti con competenze tecniche nell’ambito dell’attività di accertamento e stima dei danni ai beni immobili entrano nel ruolo degli esperti catastrofali. A prevederlo è l’articolo 23 del decreto legge n. 144/2026 recante «Disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile» pubblicato sulla GU n.182/2026. La norma interviene sulla disciplina transitoria prevista dall’art. 19, comma 9, del dl n. 25/2026, convertito, con modificazioni dalla legge 27 aprile 2026, n. 59, relativa all’iscrizione nel ruolo degli esperti catastrofali. In particolare, al fine di garantire, in fase di avvio del ruolo, un congruo numero di esperti suscettibili di essere incaricati delle attività di accertamento e di stima dei danni agli immobili derivanti da eventi calamitosi, fermo il necessario possesso di requisiti professionali ed esperienziali, si prevede che in sede di prima applicazione, fino al 1° aprile 2028, possono iscriversi nel ruolo: i professionisti iscritti negli albi degli ordini e collegi delle professioni cui sono attribuite competenze tecniche nell’ambito dell’attività di accertamento e stima dei danni ai beni immobili; i soggetti in possesso di adeguata capacità professionale e comprovata esperienza, almeno triennale, nell’attività di accertamento e valutazione dei danni ai beni immobili. In tale maniera, spiega la relazione illustrativa al provvedimento, a modifica della disciplina vigente, il possesso del titolo di studio è regolato come requisito alternativo rispetto a quello esperienziale. Sarà la Consap, con proprio regolamento, a determinare le modalità di accertamento e di prova del requisito dell’adeguata capacità professionale e della comprovata esperienza
È la prima assicurazione sanitaria per i dipendenti della scuola, oltre 1,2 milioni di lavoratori, il comparto più nutrito del pubblico impiego, e sarà totalmente gratuita. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha sottoscritto il contratto da 320 milioni di euro con il raggruppamento temporaneo di imprese UniSalute-Intesa Sanpaolo Protezione-Poste Assicura, tra i principali player del settore, che si è aggiudicato l’appalto lanciato dal Mim a gennaio 2026 e gestito da Consip. Il contratto è all’esame della Corte dei conti. Una volta registrato, il ministero farà, presumibilmente a settembre, un invio massivo di email a circa 1,25 milioni di indirizzi istituzionali, tanti quanti sono i lavoratori scolastici a tempo determinato e indeterminato, con la richiesta di adesione. L’assicurazione, che offre un massimale complessivo di 600 mila euro, infatti, non è obbligatoria. Essendo però gratuita, è facile immaginare che la quasi totalità della platea dirà di sì. Acquisito il consenso, i dati verranno trasferiti a UniSalute, in quanto mandataria, per la creazione di un apposito registro dei dipendenti per i quali scatteranno le misure assicurative previste, dalla prevenzione oncologica al parto.

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A poche settimane di distanza dai due sismi che lo scorso 24 giugno hanno colpito in meno di 40 secondi il Venezuela, provocando enormi danni e un consistentissimo numero di vittime (il bilancio più recente registra oltre 6.000 morti), ieri la terra ha tremato nella vicina Colombia. L’area più colpita si trova nell’area centro-occidentale del Paese sudamericano, dove si trovano le città di Pereira, Manizales e Armenia (le prime due hanno circa mezzo milione di abitanti, la terza 300 mila) nonché una delle metropoli colombiane, Cali, dove sono crollati alcuni edifici, tra cui un’ala dell’ospedale universitario della città che ospitava il reparto pediatrico e quello di terapia intensiva: ieri sera alcuni pazienti, tra cui forse anche dei bambini, si trovavano ancora sotto le macerie. Anche altre strutture sanitarie sono rimaste danneggiate. Ieri notte le vittime confermate dalle autorità erano già almeno 110, ma c’erano ancora centinaia di persone intrappolate tra i palazzi crollati. La città con più morti — circa la metà del totale — è Pereira. La magnitudo del terremoto di ieri (7,4) è simile a quella delle due scosse che hanno colpito il Venezuela (7,2 e 7,5), ma, in attesa di avere un bilancio definitivo, sembra che le conseguenze del sisma che si è verificato in Colombia siano state meno catastrofiche.

Nonostante il Po a Torino sia già ridotto a un pantano da cui emergono alghe e rifiuti e in tutti i punti di rilevamento più importanti le portate del fiume siano ben più basse dei livelli storici. Piacenza, Cremona, Reggio Emilia, Mantova, il Delta con le intrusioni di acqua salata che rischiano di pregiudicare i raccolti e l’utilizzo delle risorse del fiume anche per scopi irrigui. Il peggio sono le previsioni meteorologiche che indicano per i prossimi giorni il passaggio di perturbazioni che provocheranno solo sporadici temporali estivi. I temporali sono idonei ad abbassare leggermente le temperature, ma non a variare la portata del Po, molto probabilmente destinata a diminuire ancora. Temporali e non pioggia costante per molte ore, quello di cui avrebbe maledettamente bisogno in questo momento tutta la Pianura Padana. Con queste previsioni, assieme al Grande Fiume, il padre della Pianura, come lo definiva Gianni Brera, sono destinati a rimanere a livelli molto inferiori alla media anche i laghi, eccetto il Garda, e di conseguenza gli altri fiumi e i canali del sistema di irrigazione di tutto il territorio. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto del Po, coordinato dall’Autorità di Bacino distrettuale del Po (che comprende tutta la Pianura Padana, dalle sorgenti alla foce del fiume), proprio le condizioni meteorologiche degli ultimi trenta giorni, con temperature decisamente più elevate della media e precipitazioni, viceversa, inferiori hanno determinato la situazione attuale di grave allarme in Piemonte e Lombardia. In Emilia Romagna e Veneto, invece, alcuni forti temporali hanno favorito situazioni di accumulo di acque localizzate, attenuando l’emergenza. Dunque, le temperature elevate dei prossimi giorni non favoriranno il cambiamento della situazione.
I cavi sottomarini sono tra le infrastrutture più strategiche e meno visibili del nostro tempo. Per anni sono rimasti fuori dal dibattito pubblico, percepiti come un elemento tecnico di sfondo, quasi neutro. Oggi non è più così. La crescita del traffico dati, l’espansione dei data center, la corsa all’intelligenza artificiale e la trasformazione dei mercati energetici hanno riportato questi asset al centro dell’attenzione. A garantirne la stabilità industriale e la sicurezza finanziaria entra in gioco l’aspetto polizze e coperture assicurative. Un tema che emerge poco nel racconto dei media, ma che fa spesso da salvagente alla filiera sottomarina e marittima, dall’avvio della produzione nella fabbrica, fino alla posa delle bobine, passando per la logistica e la manutenzione ordinaria e straordinaria. Generali è tra le poche compagnie globali che monitora i passaggi e serve i clienti lungo l’intera filiera. Come osserva Simone Nava, Global Head of Property, Engineering and Construction di Generali Global Corporate & Commercial, si tratta di infrastrutture che stanno vivendo «una fortissima spinta a livello di crescita», trainata sul fronte dati da hyperscaler, cloud computing, AI e dalla necessità di «un trasporto di dati massivo più che in qualsiasi altro momento della recente storia». Dentro questa galassia convivono universi distinti: i cavi per il trasporto dati e i cavi per il trasporto di energia elettrica. Hanno funzioni diverse, ma condividono una caratteristica decisiva: sono dorsali essenziali, da cui dipende la continuità della nostra della nostra economia digitale ed energetica.
Nel dibattito sviluppatosi in questi giorni, la proposta di riforma del D.Lgs. 231/2001, elaborata sulla base del lavoro del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Giustizia e presieduto da Giorgio Fidelbo, approvata dal Consiglio dei ministri e ora avviata al cammino parlamentare, è stata salutata come un importante passo in avanti. Non si tratta infatti solo di un intervento sulla responsabilità degli enti: nel suo insieme, la riforma sposta la compliance dall’adempimento difensivo alla buona organizzazione, valorizzando il modello di organizzazione e gestione non come mero presidio cartolare, casomai da esibire ex post, ma come strumento vivo di prevenzione, controllo dei rischi e qualità della governance. La novità centrale è l’emersione della colpa di organizzazione come fondamento dell’imputazione all’ente, un principio che si riflette sull’intero articolato: l’accertamento della responsabilità non dipende da schemi astratti o da automatismi derivanti dalla commissione del reato, ma dalla capacità dell’organizzazione tutta di prevenire il rischio attraverso assetti effettivi, coerenti e verificabili tenendo conto della concreta fisionomia dell’ente, della sua struttura e dei poteri interni. Anche il nuovo art. 8-bis, sulle condotte riparatorie, muove nella stessa direzione: la remediation non solo come risposta postuma, ma come capacità dell’ente di apprendere dall’evento patologico, correggere tempestivamente le carenze emerse, eliminare le conseguenze del reato e rafforzare i presidi organizzativi.
Rallenta la crescita delle erogazioni e si riducono gli importi medi dispensati, cambiano soprattutto le motivazioni all’origine delle richieste di prestiti personali da parte dei cittadini italiani. Il mercato del credito al consumo archivia un semestre complesso, complici le vicende che hanno caratterizzato lo scenario internazionale e i loro riflessi su prezzi e attività economiche. Inevitabile quindi qualche contraccolpo, da inserire però per il momento ancora in dinamiche di tipo ciclico e non strutturali. I primi sei mesi del 2026 hanno visto infatti in termini generali una crescita più moderata dopo la forte espansione del biennio precedente. I dati raccolti da Assofin – l’associazione che riunisce i principali operatori, bancari e finanziari, del credito alla famiglia e dei pagamenti – indicano per le erogazioni complessive di prestiti personali un progresso del 4,9% a circa 1,5 miliardi di euro, che si confronta con il +6,8% dello scorso anno. I prestiti personali crescono invece del 4,2%, rispetto al +9,3% del 2025.
El Niño, ovvero il surriscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico, cambia la geografia del calore. E attenuando gli effetti sull’Atlantico redistribuisce geograficamente il rischio climatico su più quadranti, con un impatto diretto su performance e composizione delle insurance-linked securities, ovvero quegli strumenti finanziari che consentono alle compagnie assicurative di trasferire una serie di gravi rischi naturali (dai terremoti alle inondazioni, dagli uragani ai tornado) agli investitori dei mercati dei capitali. All’interno di questi strumenti, i “cat bond” (catastrophe bond) rappresentano i titoli liquidi, e dunque negoziabili, di un mercato in cui gli investitori li sottoscrivono e,  se gli eventi catastrofali non si verificano, incassano cedole che riflettono i premi assicurativi. Se invece accadono e superano  determinati parametri prestabiliti, quel capitale si trasforma nell’indennizzo che ripaga i sinistri e la cedola si trasforma in compenso per l’evento meteorologico avverso che si è realmente verificato. «Di solito, la principale concentrazione di valore negli insurance-linked securities è il rischio-uragani nel bacino Atlantico – hanno spiegato Marco Della Giacoma e Toby Pughe, portfolio manager di Tenax Capital –. Tuttavia, la presenza di El Niño da un lato mitiga le minacce nell’Atlantico riducendo intensità e numerosità, dall’altro aumenta la formazione di sistemi sul Pacifico. Dunque il rischio di tempeste tropicali si trasferisce maggiormente da Golfo del Messico, Usa e Centro-America, verso il Sudest asiatico, Giappone, Filippine, Indonesia e sulle coste occidentali delle Americhe. Non solo, aumenta la volatilità collegata ad altri eventi, come alluvioni e siccità».