Nel 2025 torna il 25,9% dei sinistri RCA denunciati (era il 24,5% nel 2024) era esposto al rischio frode, secondo quanto riporta l’ANIA. Il dato, elaborato sulla base delle rilevazioni antifrode delle imprese trasmesse a IVASS, conferma una forte eterogeneità territoriale e colloca il Mezzogiorno al vertice dell’esposizione, con il 38,1% dei sinistri denunciati classificazioni come sospetti. L’analisi non misura le frodi accertate, bensì i sinistri nei quali ricorre almeno uno dei parametri di significatività individuati da IVASS per la consultazione della banca dati sinistri. È quindi un indicatore di esposizione al rischio e di selezione investigativa, non stima una diretta dei comportamenti fraudolenti effettivamente realizzati.

Più sinistri sospetti, meno denunce

Nel 2025 i sinistri rc auto denunciati alle imprese sono stati 2.392.399, in calo del 4,7% rispetto al 2024. La rilasciata è stata particolarmente marcata nelle Isole (-9,0%) e al Nord (-5,3%), mentre risulta più contenuta al Sud (-1,2%) e principalmente in linea con la media nazionale nel Centro (-4,5%).

A fronte della riduzione dei sinistri denunciati, cresce però la quota di pratiche individuate dalle aziende come potenzialmente esposte al rischio di frode. L’incidenza nazionale passa dal 24,5% del 2024 al 25,9% del 2025, tornando vicino al massimo dell’ultimo decennio, registrato nel 2023 con il 26,2%.

La dinamica storica evidenzia come il fenomeno non sia episodico. Nel 2015 la quota di sinistri a rischio frode era pari al 21,4%; era poi salita al 24,9% nel 2020, scesa al 23,9% nel 2021 e risalita al 25,4% nel 2022. Il livello raggiunto nel 2025 segnala, dunque, una pressione antifrode strutturalmente più elevata rispetto a dieci anni fa.

Il Mezzogiorno resta l’area più critica: oltre un sinistro su tre denunciati presenta indicatori di anomalia e quasi un quarto, il 23%, viene sottoposto dalle imprese a istruttorie ulteriori rispetto alla gestione ordinaria. Anche l’efficacia selettiva delle attività antifrode sembra maggiore: il 15,2% dei sinistri approfonditi è chiuso senza seguito, a fronte dell’11,1% del Nord e dell’11% del Centro.

Il rapporto fra sinistri a rischio, sinistri approfonditi e pratiche chiuse senza pagamento va letto con attenzione. Un sinistro come segnalato sospetto non è necessariamente fraudolento; allo stesso modo, una pratica chiusa senza seguito non equivale sempre a un accertamento giudiziale di frode. Tuttavia, questi indicatori rendono visibile il perimetro economico e organizzativo del contrasto alle condotte anomale, nonché l’impatto dell’attività istruttoria sul processo liquidativo.

Analisi delle frodi assicurative nel ramo R.C. Auto – Anni 2024 e 2025 (*)

La mappa territoriale del rischio

Nel Nord il Piemonte registra l’incidenza più alta di sinistri sospetti, pari al 25,2%, in crescita dal 23,8% del 2024. Il Veneto, invece, presenta il valore più contenuto, al 18,6%. Quest’ultimo dato non impedisce che l’area nord-orientale presenti alcune peculiarità sul fronte delle iniziative giudiziarie: il Friuli-Venezia Giulia arriva all’1,9% di denuncia o querele sui sinistri approfonditi, seguito dalla Valle d’Aosta con il 2,1% e dal Piemonte con l’1,6%.

La Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige mostrano inoltre citazioni rilevanti di chiusure senza seguito, rispettivamente 9,9% e 17,3% dei sinistri oggetto di accertamento. Il dato trentino-altoatesino, superiore alla media del Nord, può essere letto come segnale di una maggiore capacità di individuazione e gestione delle pratiche non meritevoli di liquidazione, ma non consente da solo di trarre conclusioni sull’incidenza reale della frode.

Nel Centro l’incidenza dei sinistri ha esposto un rischio di frode è del 23,5%. Il Lazio si colloca al livello più alto, con il 25,2%, ed è anche la regione in cui la quota di sinistri approfonditi chiusi senza seguito raggiunge l’11,6%. La percentuale di denuncia o querele, pari allo 0,9%, resta la più elevata dell’area, pur diminuendo rispetto all’1,3% del 2024.

La situazione più complessa permanente nel Sud. Qui l’incidenza dei sinistri a rischio frode raggiunge il 38,1%, oltre 16 punti percentuali sopra il Nord. In Campania e Puglia le denunce o querele rappresentano rispettivamente l’1,3% e l’1,2% delle pratiche approfondite; Basilicata e Calabria si attestano invece su valori inferiori, pari allo 0,6% e allo 0,9%.

Nelle Isole la media è del 26,6%. La Sicilia supera il dato nazionale con il 28,5%, mentre la Sardegna si ferma al 21,2%. In entrambi i territori la quota di denuncia o querele è stabile allo 0,5%, ma la percentuale di sinistri chiusi senza seguito è più elevata in Sardegna, 13,4%, rispetto alla Sicilia, 10,4%.

Una delle prove più importanti è la distanza tra il volume dei sinistri sospetti e il ricorso alla denuncia o querela. Anche nelle aree con maggiore esposizione, la percentuale delle pratiche approfondite per le quali viene attivata l’iniziativa penale resta contenuta: 1,2% nel Sud, 0,9% nel Nord e 0,7% nel Centro.

Il dato conferma che la querela non è, nella prassi, lo sbocco ordinario dell’attività antifrode. Le ragioni richiamate nel rapporto sono molteplici:

  • Il reato di frode assicurativa è generalmente perseguibile a querela di parte, con conseguenti costi, rischio di iniziativa reciproche e incertezza sul recupero del danno economico.
  • La disciplina della non punibilità per particolare tenuità del fatto può trovare applicazione quando il pregiudizio è esiguo e la condotta non è abituale.
  • Il sovraccarico degli uffici giudiziari può favorire l’archiviazione o le prescrizioni, indebolendo l’effetto deterrente dell’azione penale.
  • L’impresa, al termine dell’istruttoria antifrode, si trova spesso davanti a un’alternativa rigida: liquidare o attivare l’iniziativa giudiziaria, senza un ampio spazio intermedio per prolungare gli accertamenti.

Il risultato è un sistema nel quale una parte significativa dell’azione antifrode si concentra nella prevenzione del pagamento indebito e nella chiusura tecnica della pratica, più che nella repressione penale. Ciò può essere razionale sotto il profilo dei costi e dei tempi, ma pone un problema di deterrenza generale quando il rischio concreto di conseguenze giudiziarie viene percepito come limitato.

ANIA sottolinea anche le criticità del processo civile dove gran parte del contenzioso RCA è rimesso ai giudici di pace la cui normativa di riferimento non prevede conflitti di interesse tra la funzione di giudice e quella di avvocato in infortunistica stradale.

Tempi di denuncia e spazi investigativi

Tra le criticità più rilevanti emerge il rapporto tra tempi imposti dalla disciplina liquidativa e tempi necessari per svolgere una verifica antifrode effettiva. I termini di prescrizione, i tempi per l’ispezione del veicolo e quelli per formulare l’offerta di risarcimento rispondono all’esigenza di tutelare il danneggiato e garantire la celerità. Nella pratica, tuttavia, possono comprimere le possibilità istruttorie dell’impresa, soprattutto quando la denuncia arriva in ritardo o il veicolo è già stato riparato.

L’analisi dei sinistri con danno al veicolo gestiti in risarcimento diretto e corredati da modulo CAI a doppia firma evidenzia che nel 2025 trascorrono mediamente 6,5 giorni fra l’accadimento e la denuncia alla compagnia. Il valore è invariato rispetto al 2024, mentre il tempo di liquidazione di questa categoria di sinistri scende a 41,6 giorni.

La media nazionale nasconde, però, notevoli differenze territoriali:

  • Campania: 11,4 giorni medi tra sinistro e denuncia.
  • Napoli: circa 14 giorni.
  • Massa-Carrara: circa 10 giorni.
  • Salerno, Reggio Calabria, Crotone, Caserta, Catania e Messina: intorno a 9 giorni.
  • Palermo e Roma: circa 8-9 giorni.
  • Firenze: 8 giorni; Genova: 8,2; Roma: 8,4.
  • Bologna e Milano: circa 5,5 giorni.
  • Torino e Bari: 6,7 giorni.
  • Gorizia e Rovigo: generalmente 5 giorni o meno.

Il ritardo non costituisce, di per sé, prova di frode. Rappresenta però un fattore che può rendere più difficile la ricostruzione dell’evento, la verifica della compatibilità dei danni, l’acquisizione di testimonianze e l’ispezione del mezzo prima della riparazione. In alcune province, inoltre, il 5% dei sinistri viene denunciato oltre un anno dopo l’accadimento; la media nazionale dei sinistri tardivi è del 3,2%.

La sospensione dei termini dell’offerta prevista dal Codice delle assicurazioni per gli approfondimenti antifrode costituisce uno strumento necessario, ma appare insufficiente quando l’impresa deve completare verifiche complesse entro tempi stretti e, al termine dell’istruttoria, decidere se pagare o presentare querela.

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