Moody’s Ratings stima che l’intelligenza artificiale (AI) abbia il potenziale di migliorare l’efficienza e rimodellare il settore assicurativo nel lungo periodo, pur generando al momento benefici economici ancora modesti. Secondo un recente report, gli assicuratori stanno introducendo l’AI in ambiti come underwriting, pricing, gestione sinistri e analisi del capitale e delle riserve, con prospettive di aumento della produttività e riduzione dei costi operativi, in particolare nel ramo Property & Casualty (P&C); la distribuzione retail P&C, caratterizzata da elevati volumi transazionali e processi standardizzati, è individuata come area più esposta a una possibile disruption. Per le compagnie vita l’impatto atteso è più limitato, alla luce della maggiore complessità dei prodotti, delle passività di lungo periodo e dei più stringenti requisiti di condotta, nonché di un approccio prudente all’uso dell’AI nelle decisioni core di sottoscrizione e riservazione.

Moody’s evidenzia che i vantaggi economici dell’AI tenderanno a essere graduali e che, nei mercati altamente competitivi, parte dei risparmi di efficienza potrebbe essere trasferita alla clientela sotto forma di riduzioni di prezzo, con pressione sui margini in particolari comparti come l’assicurazione auto. Il report prevede una crescente divergenza di performance tra compagnie, con gli operatori dotati di infrastrutture dati robuste, risorse finanziarie e capacità di riprogettare i processi intorno all’AI in posizione di vantaggio competitivo; le grandi imprese beneficeranno della scala negli investimenti tecnologici, mentre le realtà più piccole potrebbero avvantaggiarsi di minori sistemi legacy e maggiore flessibilità organizzativa, lasciando le compagnie di medie dimensioni più esposte a sfide di adattamento. Le imprese che basano il proprio modello su relazioni di lungo periodo e servizi personalizzati, soprattutto nel ramo vita, sono considerate meglio posizionate per trattenere i guadagni di produttività rispetto ai player operanti in mercati più standard.

Moody’s sottolinea che l’AI viene oggi impiegata prevalentemente per ottimizzare processi esistenti, inclusi compliance, modellistica di rischio e personalizzazione dell’offerta, mantenendo un ruolo significativo del controllo umano nei contesti con rilevanza legale, regolamentare o di fiducia del cliente. Al tempo stesso, la diffusione dell’AI comporta rischi aggiuntivi: gli assicuratori devono affrontare rilevanti investimenti iniziali in tecnologia, infrastrutture dati, capacità di calcolo, governance e personale specializzato, oltre ai costi ricorrenti di training dei modelli, licenze software e risorse computazionali. La maggiore integrazione di sistemi AI con tecnologie esistenti accresce i rischi operativi, regolamentari e di contenzioso, legati alla scarsa trasparenza dei modelli, al potenziale bias algoritmico e alla dipendenza da dati e fornitori terzi; errori nei processi automatizzati possono attirare particolare attenzione da parte delle autorità di vigilanza e dei consumatori.

Il report evidenzia inoltre i profili di rischio cyber e di data governance: l’uso estensivo dell’AI può migliorare l’individuazione di vulnerabilità ma aumenta l’esposizione a minacce informatiche, perdita di dati e frodi, anche per effetto di una maggiore dipendenza da infrastrutture cloud, modelli esterni e sistemi di dati interconnessi. Moody’s richiama l’importanza della qualità dei dati e della protezione delle informazioni personali, segnalando che dataset inaccurati o incompleti possono generare output distorti o inattendibili e che l’impiego su larga scala di dati sensibili pone ulteriori sfide di conformità in ambito privacy e sicurezza. Infine, l’agenzia avverte che gli assicuratori potrebbero diventare sempre più dipendenti da un numero ristretto di fornitori di tecnologia AI e cloud, con conseguente incremento dei rischi operativi e dell’attenzione regolamentare legata alla concentrazione delle infrastrutture critiche.

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