Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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In base al Regolamento Ue relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (Sfdr) del marzo 2021, gli asset manager devono fornire maggiori informazioni sui rischi di sostenibilità e sull’impatto dei loro prodotti venduti in Europa. Il livello di divulgazione dipende dall’obiettivo di sostenibilità dei prodotti, ovvero, se sono classificati ai sensi della Sfdr come articolo 8, cioè fondi con criteri Esg meno stringenti, o articolo 9, più severi. I fondi privi di caratteristiche ambientali, sociali e di governance (Esg) sono classificati come articolo 6. Inoltre, in vista della scadenza del 21 maggio scorso, i gestori si sono affrettati a conformarsi alle linee guida dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) sui fondi che utilizzano termini legati all’Esg o alla sostenibilità nei loro nomi. Alla luce di questi cambiamenti normativi, un nuovo report di Morningstar fornisce un aggiornamento sul panorama dei fondi articolo 8 e articolo 9 alla fine di giugno 2025, con un focus su nuovi prodotti, raccolta e cambiamenti di nome.
Le principali banche italiane scendono in campo per il salvataggio di Banca Progetto, challenger bank milanese specializzata nei finanziamenti con garanzia statale alle pmi. Fonti di mercato raccontano di un’operazione di sistema per risanare l’istituto commissariato a marzo da Bankitalia. Con il passare delle settimane è nata una cordata guidata da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps, con la partecipazione anche del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), che dovrebbe fornire delle forme di garanzia da definire.

Riduzione retroattiva dei dazi americani sulle auto e sui componenti prodotti nell’Unione Europea. Le tariffe scenderanno dal 27,5% al 15% a partire dal 1° agosto. Con la presentazione di una duplice proposta, la Commissione europea ha ufficialmente dato seguito all’accordo raggiunto a fine luglio in Scozia con gli Stati Uniti. La notizia è stata diffusa attraverso un comunicato ufficiale dell’esecutivo Ue e rilanciata sul social X dal commissario europeo al Commercio e capo negoziatore Maroš Šefčovič, che ha accolto con favore la decisione statunitense, definendola “un sollievo e un nuovo slancio per la nostra industria”. La prima proposta della Commissione prevede l’eliminazione dei dazi sui beni industriali provenienti dagli Stati Uniti e l’introduzione di un accesso preferenziale al mercato europeo per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli considerati non sensibili. La seconda misura riguarda invece l’estensione dell’esenzione dai dazi sull’aragosta, già in vigore, che ora comprenderà anche l’aragosta processata. Entrambe le iniziative rientrano nella roadmap concordata con Washington e rappresentano, secondo Bruxelles, “il passo legislativo necessario per attuare le riduzioni tariffarie previste”.
Il sindaco della spa risarcisce il fallimento della compagine perché l’operazione compiuta dagli amministratori quando la compagine era in bonis si è rivelata fittizia e l’organo preposto al controllo della gestione non l’ha segnalato. I membri del collegio, infatti, devono verificare la regolarità sostanziale e non solo formale di operazioni come l’aumento di capitale che incidono sul patrimonio della società, analizzando i documenti sottostanti e verificando l’effettiva esecuzione degli impegni assunti dai soci. Così la Corte cassazione civile, sez. prima, nell’ordinanza n. 24004 del 27/05/2025.
Il lucro cessante, ossia il mancato guadagno derivante dall’illecito, deve essere quantificato in maniera puntuale dal danneggiato, rapportandolo alla situazione economica e reddituale precedente al sinistro. Con l’ordinanza n. 22706/2025, la Corte di cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di risarcimento del danno da incidente stradale. Secondo i giudici di legittimità, il risarcimento del lucro cessante non può essere liquidato in via equitativa in assenza di elementi concreti che dimostrino la perdita patrimoniale subita. Il danneggiato ha l’onere di fornire prova dell’esistenza del danno, dimostrando che l’incidente ha effettivamente causato una riduzione o azzeramento dei guadagni; quantificazione precisa, mediante documentazione idonea (dichiarazioni fiscali, bilanci, contratti, fatture, ecc.) che consenta di confrontare la situazione reddituale prima e dopo il sinistro
Arriverà una nuova autorità doganale europea, affiancata da un centro dati che consenta di gestire meglio i rischi e coordinare il lavoro delle singole autorità doganali nazionali. Ma i controlli al confine sui prodotti extra Ue vanno migliorati, così come la cooperazione tra le differenti dogane dell’Unione. Questo soprattutto a fronte della rapida crescita del commercio elettronico.

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L’ultima partita si sta giocando su Msa Mizar, gruppo che opera nei servizi di gestione in outsourcing dei sinistri assicurativi con una piattaforma tecnologica proprietaria, 15 milioni di ebitda, e presente in 8 Paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio, Svizzera, Albania e Romania), nato dall’aggregazione di varie società a partire dalle italiane Msa Multi Serass e Acclaims. Il privare equity Columna, azionista di maggioranza di Msa Mizar, sta infatti studiando l’uscita aiutato dall’advisor Mediobanca. I pretendenti non mancano, ma tra quelli più interessati spiccano i nomi di società che già si sono mosse sullo scacchiere dei broker tricolori: TA Associates, Anacap Financial Partners, TowerBrook Capital Partners e Facile.it. L’anno scorso Msa Mizar aveva comprato da Kartesia la spagnola Veta+, specializzata nell’outsourcing assicurativo per il comparto Rami Elementari.
Dal primo settembre parte il rebranding di Vera Assicurazioni e Vera Protezione, che assumeranno i nuovi nomi di PiùVera Assicurazioni e PiùVera Protezione. PiùVera Assicurazioni, partecipata al 65% da Crédit Agricole Assurances e al 35% da Banco Bpm, è attiva nel ramo Danni; PiùVera Protezione, interamente controllata, si concentra invece sul comparto Vita.

Recupera terreno il mercato auto in Europa nel mese di luglio, con un milione e 85.356 immatricolazioni registrate nell’area – Ue, Efta e Regno Unito – e un aumento del 5,9% rispetto allo stesso mese del 2024. Nei primi sette mesi dell’anno secondo le elaborazioni diffuse dall’Acea (l’Associazione delle principali case produttrici europee) le vendite di autovetture nuove però sono rimaste invariate  rispetto allo stesso periodo del 2024, a conferma di una fase di stallo del mercato che non ha ancora recuperato il gap di volumi – circa il 19% – rispetto al 2019. A luglio, soltanto due dei cinque major market europei ha realizzato una performance positiva, la Spagna (+17,1%) e la Germania (+11,1%). Male invece Francia (-7,7%), Italia (-5,1%) e Uk (-5%). Tra i produttori, Stellantis fa sì peggio del mercato – meno 1,1% nel mese – ma meglio delle attese tanto da registrare in Borsa in terreno positivo.
Bruxelles si prepara a rimuovere i dazi sui prodotti industriali statunitensi, con l’obiettivo di ottenere dalla Casa Bianca il tanto inseguito sconto sulle tariffe contro l’industria automobilistica europea. Ieri, la Commissione ha avviato l’iter legislativo necessario, come richiesto nell’accordo raggiunto con gli Stati Uniti a fine luglio in Scozia, poi integrato dalla dichiarazione congiunta del 21 agosto. Tanto dovrebbe bastare, visto che Washington ha accettato di fare la sua parte, senza aspettare l’entrata in vigore delle normative Ue. L’iter potrebbe richiedere settimane: serve l’approvazione della maggioranza dei 27 Stati membri e dell’Europarlamento. In base alla parola data, la Casa Bianca abbasserà i dazi su auto e componenti retroattivamente: dal 1° agosto le tariffe passeranno dal 27,5% al 15%, la stessa aliquota imposta dalle dogane Usa alla gran parte delle importazioni in arrivo dall’Unione Europea.
Le adesioni all’Ops lanciata dal Montepaschi su Mediobanca sono salite al 27,0634% del capitale rispetto al precedente 19,4% che rifletteva prevalentemente le azioni conferite dal primo azionista di Piazzetta Cuccia, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio: in un giorno è stato consegnato il 7,62% del capitale. Nel capitale di Mediobanca il secondo azionista è il gruppo Caltagirone che per l’assemblea del 21 agosto – richiesta di autorizzazione a procedere con l’Ops di Mediobanca su Banca Generali – aveva depositato una quota vicina al 10% con la quale ha votato contro la proposta: alle agenzie di stampa dal gruppo è arrivato un «no comment» circa l’adesione all’Ops. Pacchetti rilevanti, complessivamente superiori al 5%, fanno capo alle casse pensionistiche Enasarco, Enpam, Cassa forense. Ci sono poi Amundi, Anima e Tages, con il 3% complessivo, vicine a Bpm (che è uno degli intermediari incaricati del coordinamento della raccolta delle adesioni), che alla stessa assemblea avevano votato astenuto, nella schiera dei non favorevoli all’Ops su Banca Generali, che non è passata. Circa il 2% del capitale è in mano poi a Edizione Holding (Benetton) e altrettanto a UniCredit (prevalentemente per conto dei clienti): entrambi si sono astenuti.