Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Unipol si vedrà assegnato il maggior numero di lavoratori, 63, e di accordi distributivi che interessano in particolare le banche di credito cooperativo, oltre a Finint. A Poste Vita andranno 46 lavoratori e partnership, tra la altre, con Banco Desio, Sparkasse e Mediobanca Premier. Fideuram Vita ne avrà 42 ed erediterà, tra le altre, le partnership con Banca Investis, Banco Profilo e ovviamente la stessa Banca Fideuram. Mentre Generali Italia otterrà 23 lavoratori e gli accordi con il Credito Emiliano e con Fineco Bank. Allianz, infine, lavorerà con Banca di Cividale, Cassa di risparmio di Bolzano e Banca Agricola popolare di Sicilia, con 20 dipendenti da assumere. Ci sono voluti un documento di 5.228 pagine, visionato da MF-Milano Finanza, e un mandato affidato alla società di revisione Forvis Mazars, per definire ogni dettaglio della spartizione di Cronos necessario a scrivere la parola fine all’operazione di salvataggio di oltre 300 mila clienti Eurovita, la compagnia finita in amministrazione straordinaria a inizio 2023 dopo che l’azionista Cinven non l’aveva ricapitalizzata.
Nel secondo semestre del 2024 gli italiani sono stati frodati per quasi 110 milioni di euro tramite bonifico, carte di pagamento o moneta elettronica. È quanto emerge dal rapporto di Bankitalia sulle operazioni di pagamento fraudolente. I bonifici sono risultati il metodo più a rischio, con il valore delle frodi cresciute del 61% a quota 65,5 milioni. Mentre le operazioni fraudolente condotte tramite carte (debito e credito) e con moneta elettronica si sono ridotte rispettivamente del 20% e del 36%, per arrivare a valere 34 milioni e 9 milioni. L’importo medio delle operazioni fraudolente realizzate tramite bonifico è di 5.864 euro per quelli ordinari e di 1.666 euro per quelli istantanei e risulta nettamente più elevato rispetto alle frodi realizzate con carte di pagamento, moneta elettronica e prelievi da Atm, che sono rispettivamente di 87, 45 e 471 euro.
Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni torna a correre. Il valore complessivo delle operazioni di m&a in Italia annunciate durante il primo semestre dell’anno ha raggiunto quota 44,6 miliardi, in crescita del 17% rispetto al 2024. Un risultato in controtendenza con l’andamento europeo, che nello stesso arco temporale ha registrato un calo medio del 2%. È la fotografia che emerge dal report dello studio legale Gatti Pavesi Bianchi Ludovici. A trainare la crescita è il settore bancario, che, considerando esclusivamente le operazioni in corso nella prima metà dell’anno, balza quasi del 2% con deal per 27,5 miliardi rispetto agli 1,3 miliardi del 2024. Operazione simbolo è la proposta di acquisizione di Mediobanca da parte di Mps per 14,7 miliardi. Seguono l’offerta da 6,2 miliardi della stessa Mediobanca per Banca Generali (nel frattempo abbandonata in agosto, ndr) e l’opas da 4,8 miliardi di Bper su PopSondrio.
Le tariffe introdotte dal presidente Trump per l’Unione Europea stanno suscitando forti reazioni e notevoli timori. Nel dibattito acceso si parla poco o nulla degli effetti specifici della tariffa del 15% su prezzi e profitti. A differenza delle considerazioni politiche generali, questo articolo si concentra sulle implicazioni puramente economico-aziendali e mostra come tali tariffe influenzino i prezzi ottimali per un’azienda che esporta dall’Unione Europea verso gli Stati Uniti. Vengono inoltre resi trasparenti gli effetti sul volume delle vendite e sul profitto. Per calcolare l’effetto delle tariffe bisogna conoscere l’elasticità al prezzo o la funzione prezzo-domanda negli Stati Uniti. Le tariffe doganali possono essere strutturate come tariffe specifiche o ad valorem. Una tariffa specifica equivale a un aumento dei costi unitari. Le tariffe di Trump sono ad valorem, applicate come percentuale sul valore d’importazione – ovvero sul prezzo di vendita del produttore.
Anche in Germania il sistema pensionistico è sotto pressione tra invecchiamento della popolazione e calo delle nascite. Ogni anno un quarto del budget federale, oltre 117 miliardi di euro nel 2024, viene utilizzato per coprire il deficit della previdenza. La situazione rischia di essere insostenibile per il Paese, che è già alle prese con un aumento del debito per incrementare gli investimenti pubblici, specialmente nella difesa, e modernizzare l’economia. Il piano del cancelliere tedesco Friedrich Merz è sostenere le iscrizioni ai fondi pensione con un aiuto statale: 10 euro al mese ai cittadini di età compresa tra i 6 e i 17 anni. Una paghetta che i genitori dovranno investire mese dopo mese, per conto dei figli, in un piano di accumulo del risparmio a lungo termine, battezzato Frühstart Rente (un nuovo veicolo che si andrà ad aggiungere ai fondi pensione attualmente attivi nel Paese). Una volta compiuti 18 anni il contributo cesserà ma il piano di risparmio resterà aperto e quindi si potrà continuare ad alimentarlo con la propria liquidità. Le somme versate in questa nuova tipologia di fondo potranno essere ritirate solo quando i beneficiari raggiungeranno l’età della pensione, oggi fissata a 67 anni.

Con un mercato Usa già in calo, nel primo trimestre di quest’anno, si parla di -9,9% in volume e -10,5% di fatturato, i dazi al 15% potrebbero creare danni importanti al sistema vitivinicolo italiano che Uiv ha stimato in circa 317 milioni di euro nei prossimi 12 mesi, addirittura 460 milioni se il dollaro mantenesse l’attuale svalutazione. Con Andrea Rossi, presidente di Avito, l’associazione di 24 Consorzi di Tutela del vino toscano, e del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, ItaliaOggi ha fatto i conti su quanto incideranno i dazi imposti da, presidente Donald Trump.
Pensione piena all’ex statale che lavori fino a 67 anni d’età. Infatti, il taglio introdotto dall’anno 2024 alle pensioni dei lavoratori c.d. ex statali – cioè iscritti a una delle seguenti casse: Cpdel (enti locali), Cps (sanitari), Cpi (insegnanti), Cpug (ufficiali giudiziari) – non opera in caso di pensionamento all’età limite di servizio che, dal 1° gennaio 2025, è pari all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni nel biennio 2025/2026). Lo spiega l’Inps nel messaggio n. 2491/2025 in cui precisa, di conseguenza, che il taglio è escluso all’ex statale che, ottenuta la permanenza in servizio fino a 70 anni, decida poi di pensionarsi prima dimettendosi tra 67 e 69 anni d’età, nonché all’ex statale «lavoratore precoce» ma solo se ha il diritto certificato al 31 dicembre 2023. All’ex statale beneficiario di Ape sociale, infine, il taglio è escluso soltanto se al termine (dell’Ape) ottiene la pensione di vecchiaia.

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Il dibattito in corso nel governo e tra le forze politiche e sindacali su cosa fare dei canali di pensionamento anticipato in scadenza e se introdurne di nuovi (il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, propone di estendere la possibilità di uscire a 64 anni usando il Tfr) risente del crollo nell’utilizzo di alcuni degli attuali strumenti per lasciare il lavoro prima. Secondo i dati dell’Inps, le uscite anticipate con Quota 103, Opzione donna, Ape sociale precoci e usuranti, si sono complessivamente quasi dimezzate, passando da 69.315 nel 2023 a 36.983 nel 2024. E nel 2025 potrebbe esserci ancora una frenata.

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Una «proposta sensata». Walter Rizzetto (FdI), presidente della commissione Lavoro della Camera, prende posizione a favore della proposta del sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon di utilizzare il Tfr come rendita per uscire dal lavoro a 64 anni. E assicura: «Ci muoveremo insieme come maggioranza nei prossimi mesi, valutando anche come spingere rispetto al tema della previdenza complementare». L’idea è quella di comporre i primi tasselli di quella che nel tempo potrebbe essere una «riforma previdenziale impattante », perché «dobbiamo fare i conti con un inverno demografico molto importante» e «fare interventi spot non è nella natura di questo governo ». Parole che a questo punto confermano che quella indicata da Durigon è la strada che governo e maggioranza intendono seguire compatti (nonostante al momento non ci sia ancora una presa di posizione ufficiale di Forza Italia), anche se rimane ancora da chiarire, precisa Rizzetto, il tema delle risorse: «Serve, certamente, capire quali possono essere le ricadute in termini di copertura finanziaria e nei confronti eventualmente delle aziende che detengono temporaneamente il Tfr dei lavoratori».

In un incidente stradale, la linea che separa un impatto contenuto da una tragedia può coincidere con una barriera. Non con un’astrazione normativa, ma con un elemento fisico: un dispositivo progettato, installato e mantenuto per proteggere. Le barriere non evitano l’incidente, ma ne attenuano le conseguenze. E proprio per questo richiedono attenzione, competenza e cura in ogni fase del loro ciclo di vita. Nel 2024, secondo i dati Istat, si sono registrati in Italia oltre 173mila incidenti con lesioni a persone, con 3.030 vittime e più di 233mila feriti. Dietro ogni numero, certamente una vicenda unica, ma anche una domanda legittima: quel tratto di strada offriva le condizioni di sicurezza adeguate?