L’Italia è prima in Europa per valore aggiunto agricolo, con 42,4 miliardi di euro, pari al 18,2% del totale UE, e una filiera che vale 75 miliardi di euro

L’Italia è leader in Europa per valore aggiunto agricolo, con 42,4 miliardi di euro nel 2024, davanti a Francia e Spagna. Il settore ha generato un valore complessivo di 75 miliardi di euro, inclusi agriturismo ed energie rinnovabili, e ha raggiunto 70 miliardi di export (+7,5%), pari all’11% del totale nazionale, anche grazie all’espansione del biologico, che coinvolge oltre 92.000 aziende e il 18,7% della superficie agricola nazionale, investimenti record nell’AgriFoodTech (oltre 350 milioni di euro nel 2024), e 887 prodotti certificati DOP, IGP e STG, di cui oltre il 60% destinati all’export, secondo quanto emerge dal report “Il Futuro del settore food Made in Italy. Filiera, Export e Rivoluzione Green”, realizzato dal Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.

Il settore agroalimentare si conferma quindi la prima filiera economica italiana, con un valore che supera di 2,3 volte quello della moda, 4,4 volte quello dell’arredo e design e addirittura 4,5 volte quello dell’automotive (The European House, 2024). Nel 2024 ha registrato una crescita del +3,5% in volume rispetto all’anno precedente, trainata soprattutto dai comparti della frutta (+5,4%), degli ortaggi freschi (+3,8%) e del vino (+3,5%). Considerando l’intera filiera estesa, dalla produzione agricola primaria fino all’agriturismo e alle agroenergie, il valore complessivo del comparto raggiunge i 75 miliardi di euro, secondo l’Osservatorio Riparte l’Italia.

L’Italia è il primo Paese dell’UE per valore aggiunto agricolo, con una quota pari al 18,2% del totale stimato di 233,6 miliardi di euro. Pur classificandosi terza per volume di produzione (74,6 miliardi di euro), preceduta da Francia (89,4 mld) e Germania (75,5 mld), il nostro Paese si distingue per efficienza e redditività, anche grazie a una contrazione dei costi intermedi del -4,5%. L’agricoltura italiana è inoltre la meno sussidiata tra i grandi produttori europei, con un rapporto tra sussidi pubblici e valore aggiunto fermo al 12,3%, contro il 24,5% della Francia, il 21,9% della Germania e una media UE del 21,7%.

Nel 2024, la spinta all’innovazione è stata rafforzata da oltre 350 milioni di euro di fondi del PNRR e del piano Transizione 4.0, che hanno favorito l’adozione diffusa di tecnologie avanzate nella filiera: sensori IoT per il monitoraggio ambientale e l’irrigazione intelligente, blockchain per la tracciabilità certificata, automazione di precisione e piattaforme digitali per la gestione aziendale. Con più di 1.600 imprese specializzate nella lavorazione e conservazione di frutta e verdura, l’Italia si conferma leader europeo nel comparto agroindustriale, grazie a un ecosistema solido che integra grandi gruppi, PMI, startup, distretti produttivi e poli della ricerca. Un sistema che non solo genera valore, ma rappresenta anche un motore di coesione territoriale, transizione ecologica e competitività internazionale.

Export agroalimentare: un 2024 da primato per i prodotti italiani

Nel 2024 l’agroalimentare italiano ha toccato un nuovo massimo storico, con oltre 70 miliardi di euro di esportazioni, in crescita del +7,5% e pari all’11% dell’export nazionale. I distretti agroalimentari hanno generato 28 miliardi di euro, con un incremento del +7,1%, superiore alla media manifatturiera.

Tra i protagonisti della crescita: vini spumanti (+10% in valore), formaggi stagionati come Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+10,1%), olio extravergine (+50%), pasta, prodotti da forno, caffè e ortofrutta, che ha superato i 10 miliardi di euro in export. La bilancia commerciale dell’olio è tornata in attivo, grazie all’aumento di volumi e valore.

I mercati emergenti hanno rappresentato il 20% dell’export complessivo, con aumenti a doppia cifra in Polonia (+15,3%), Romania (+15,2%) e Cina (+9,7%).

L’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump ha subito un’evoluzione significativa, aumentando la pressione sulle esportazioni italiane: inizialmente era previsto un dazio del 30% su una vasta gamma di prodotti UE, inclusi olio, vino, latticini e prodotti di pasticceria. Grazie all’ultimo accordo raggiunto il 27 luglio 2025 tra Trump e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, è stato fissato un dazio uniforme del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. Nonostante il trend di crescita dell’export verso gli Stati Uniti sia rimasto positivo nel 2024 (+14,9%), i nuovi dazi rischiano di rallentare bruscamente questo slancio.

La risposta strategica, sottolinea il report, passa dalla diversificazione dei mercati: nel 2024 le esportazioni verso le economie emergenti sono cresciute del 7,7%, con ottime performance in Cina, Polonia e Romania, a conferma dell’urgenza di rafforzare nuove rotte commerciali.