Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Le criptovalute entrano nei radar degli investitori istituzionali più conservativi: i fondi pensione. Non certo in Italia, ma negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal Financial Times, si stanno verificando i primi casi di sdoganamento di questi asset così rischiosi e volatili. Non si tratta però di investimenti diretti: il giornale londinese racconta infatti di un fondo pensione che sta finanziando un broker che a sua volta aiuta i fondi hedge a incrementare le loro scommesse su bitcoin e simili. È il caso del fondo di Lockheed Martin, che avrebbe finanziato il prime broker (intermediario per fondi hedge e investitori facoltosi) Hidden Road.

Il diritto di recuperare l’Iva non incassata rimane in capo al fornitore dei beni o dei servizi e non si trasferisce alla società che, in forza di un contratto di assicurazione, gli è subentrata nella titolarità del credito derivante dall’operazione commerciale; peraltro, l’indennizzo che la società assicuratrice versa al fornitore, deve qualificarsi come pagamento del corrispettivo dell’operazione imponibile, sicché non sussistono comunque i presupposti che giustificano la rettifica dell’imposta. E’ quanto si evince dalla sentenza depositata dalla Corte il 9 febbraio 2023 nella causa C-482/21, scaturita da una controversia promossa da un’impresa di assicurazioni che aveva versato al proprio cliente un indennizzo a causa dell’insolvenza del soggetto nei cui confronti l’assicurato aveva effettuato un’operazione imponibile, subentrandogli contrattualmente nel credito. La compagnia assicuratrice, accertata l’inesigibilità del credito, aveva presentato, basandosi sull’articolo 90 della direttiva Iva, una domanda di rimborso dell’Iva che il proprio cliente aveva applicato alla fornitura insoluta, domanda che però l’amministrazione fiscale respingeva per difetto di legittimazione, in quanto l’operazione imponibile non era stata effettuata dalla compagnia, bensì dall’assicurato.
Il (nuovo) «cantiere» dell’equo compenso per le prestazioni professionali riaprirà presto i battenti: è già intenso, infatti, il «pressing» sul ministero della Giustizia dei vertici di alcune categorie ordinistiche, affinché dopo la pausa estiva vengano aggiornati prima possibile i parametri per la determinazione delle remunerazioni, passaggio fondamentale per la corretta implementazione della legge 49/2023, in vigore dal 20 maggio scorso. E, sempre a partire dal vicinissimo mese di settembre, nel segmento dell’occupazione indipendente ferve l’attesa di poter godere di una tassazione più «leggera», se si sceglie la strada dell’aggregazione, in linea con quanto messo nero su bianco nella riforma fiscale (legge 111/2023).

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L’anticipo pensionistico al femminile, introdotto dalla legge Maroni nel 2004 per aiutare le lavoratrici ad anticipare la pensione, è al suo ultimo anno di vita. Unico esempio di ricalcolo contributivo dell’assegno – dunque con penalità implicita – nel nostro sistema previdenziale, ha consentito a oltre 170mila donne di lasciare il lavoro prima dei requisiti ordinari. Al prezzo però di un assegno tagliato fino ad un terzo. Il governo Meloni ha dapprima depotenziato Opzione Donna, introducendo nella manovra di dicembre paletti che l’hanno resa inaccessibile e causando così la protesta delle “20mila esodate”. Ora pensa di cancellarla del tutto per inglobarla nell’Ape sociale. Che nel 2024 dunque diventa anche un’Ape rosa.

È una doppia corsa, quella partita in piena estate guardando al traguardo ormai vicino della legge di bilancio per il 2024. Da una parte il governo impegnato a recuperare con fatica le risorse indispensabili ad alimentare la manovra in arrivo; dall’altra i partiti della maggioranza intenti a imporre il maggior numero di misure bandiera possibile, anche perché l’orizzonte delle elezioni europee comincia ad essere non così lontano. Anche nel caso dell’esecutivo Meloni la tradizione sembra insomma rispettata. Con le forze politiche, nonostante le continue rassicurazioni sulla sintonia tra alleati, che tentano il consueto assalto alla diligenza. Non a caso il conto delle richieste, incluse quelle dei singoli ministeri, si avvicinerebbe a quota 40 miliardi, quasi a dispetto di una legge di bilancio che appare invece destinata a non andare oltre i 25-30 miliardi. Sul piatto c’è un po’ di tutto: dalle pensioni al taglio delle accise passando per le misure per la natalità, gli aiuti agli enti locali e la detassazione delle tredicesime.