Come si aggiusta il 110%

Teresa Campo
Un bollettino di guerra quello su bonus e Superbonus. Almeno 30 mila imprese ferme se non sull’orlo del fallimento, ma c’è chi ne stima addirittura 50-60 mila. Crediti sul bonus 110 acquistati all’85-90% (se va bene), che scende al 65-70 per il bonus facciate (90) e altri bonus. Quando si riescono a vendere. Col risultato che nei cassetti fiscali giacciono crediti per 5 miliardi di euro che nessuno vuole (fonte Agenzia delle Entrate), dato che secondo altre stime arriva a 20-30 miliardi. Ma soprattutto col risultato di decine di migliaia di italiani proprietari di casa (singola o condominio) che si ritrovano con lavori incompiuti, contenziosi aperti, e rischio di doversi pagare tutti i lavori da soli. «Un rischio che non risparmia anche chi i lavori li ha già terminati che, in caso di contestazioni, rischia di dover restituire per intero l’importo del Superbonus con sanzioni che vanno dal 30 al 100% dell’importo ricevuto», sottolinea Federica Brancaccio, presidente dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, «una vera spada di Damocle visto che l’Agenzia delle Entrate ha tempo sino al 2030 per rivalersi sui beneficiari».

Come uscire da questa situazione che, nonostante vari interventi, si fa di giorno in giorno più ingarbugliata? Ricordiamo che, nati per favorire da un lato l’efficientamento del parco residenziale italiano e dall’altro per ridare slancio al settore edilizia e quindi all’economia tricolore dopo l’impasse causa pandemia, i bonus fiscali si sono impantanati sulla questione della cessione dei crediti fiscali. In altre parole, per consentire a tutti, e non solo a chi ha disponibilità economiche e capienza fiscale per pagarsi i lavori e venire poi rimborsato sotto forma di sconto sulle tasse in 5 o 10 anni, lo Stato ha concesso la possibilità di cedere a terzi i propri crediti fiscali, così da incassarli subito. Le frodi emerse però già da novembre hanno indotto il governo a stringere le maglie della cessione del credito, col risultato appunto di bloccare del tutto il mercato. «E non è un’esagerazione», sottolinea Igor La Spada, presidente di Cande, class action dell’edilizia nata lo scorso aprile e che oggi riunisce 200 aziende associate. «A oggi solo Enel X acquista ancora crediti, appunto alle cifre citate, decisamente basse se si pensa che ancora a ottobre venivano pagati tra 100 e 102 quelli riguardanti il Superbonus e tra 82 e 89 gli altri bonus».

Certo, anche il rialzo dei tassi di interesse ha contribuito al peggioramento delle condizioni, ma non in misura così elevata. Eppure l’ultimo decreto ha concesso la possibilità di cedere i crediti anche ai soggetti Iva, allargando la platea dei potenziali compratori, prima limitata solo a banche e soggetti istituzionali. Ma proprio qui sta il problema. Nessuno dei soggetti Iva si fida a comprarli perché, anche se li acquista da una banca, deve comunque rispondere in solido di eventuali irregolarità e quindi procedere a nuovi controlli. «E chi vuoi che sia disposto ad accollarsi un onere simile?», sottolinea Brancaccio. «Tra l’altro si tratta di un’imposizione inutile: le banche hanno schiere di super advisor che verificano tutte le pratiche relative a bonus e Superbonus – nomi del calibro di Kpmg, Ey, Deloitte, Pwc – per cui i crediti fiscali connessi sono più che garantiti. Perché allora chiedere quest’estensione di responsabilità? I soggetti Iva non sono certo in grado di effettuare controlli migliori di quelli già operati a monte». Proprio questa necessità di ulteriori controlli finisce tra l’altro per gettare una luce sinistra su tutto il settore, come a dire che le verifiche non sono mai del tutto affidabili. «A questo proposito vorrei ricordare che, all’indomani del riscontro delle prime truffe, le prime a bloccare l’acquisto dei crediti sono state Poste e Cdp, fino a quel momento tra i principali acquirenti, avviando quel meccanismo di sfiducia cui accennavo», sottolinea Brancaccio. «Una volta impostate le nuove regole però né l’una né l’altra sono rientrate sul mercato, anche in questo caso lasciando ampio spazio alla diffidenza. Non è così strano quindi che ora le banche si guardino bene dal tornare ad acquistare crediti, e non solo perché hanno esaurito i plafond». A proposito delle banche tra l’altro Cande solleva anche un’altra obiezione: nel cedere il credito a un soggetto Iva la banca deve anche verificare che l’acquirente abbia ben compreso tutti i risvolti dell’operazione. Per il soggetto Iva l’acquisto del credito si configura infatti come un investimento che offre un determinato rendimento. In caso di contestazioni la banca ne deve quindi rispondere anche alla Consob, altra limitazione che non incentiva certo il mercato.

Qual è allora la ricetta per risolvere la questione? La cattiva notizia per quanto riguarda i proprietari di casa, singola o in condominio, è che in realtà non ne esiste nessuna o quasi. A meno che non possano pagarsi i lavori da soli, nel qual caso pagano 100 per incassare poi 110 negli anni successivi, i proprietari non possono fare granché. E questo vale in tutti i casi. Anzi, se hanno già avviato i lavori, rischiano grosso: «il Superbonus 110 spetta infatti a patto che i lavori portino a migliorare le caratteristiche dell’edificio di almeno due classi energetiche», spiega Brancaccio. «Ma se non sono finiti, questo non può certo avvenire, e quindi l’Agenzia delle Entrate potrebbe rivalersi sul beneficiario del bonus pretendendone la restituzione, per di più aggravata da sanzioni». Nemmeno chi era in procinto di avviare i lavori non è esente da danni. Bloccare tutto in attesa di chiarimenti infatti non basta: chi pagherà per le spese di istruttoria, asseverazioni e quant’altro? «L’unica alternativa è appoggiarsi a un costruttore che abbia già accordi quadro per la cessione del credito», aggiunge La Spada, «cioè che garantisca una cifra certa per tutte le tranche di pagamento legate allo stato di avanzamento lavori». Insomma, è indispensabile un intervento del governo che sblocchi la situazione. A questo proposito le richieste del mondo edilizio avanzate dall’Ance sono chiare: in primis far sì che chi compra i crediti dalle banche non debba effettuare ulteriori controlli. E poi che Cdp e Poste tornino a comprare i crediti, proprio come segnale positivo al mercato. Dopodiché nella forma attuale il Superbonus scadrà a fine 2023 per i condomini e a fine 2022 per le case indipendenti, ma per riuscire ad ammodernare le case degli italiani serve che la misura diventi strutturale. In che modo è tutto da vedere. E’ allo studio una formula progressiva, cioè bonus più alti quanto maggiore è il salto della classe energetica. «Prima però va risolta l’emergenza», conclude Brancaccio. «Ricordiamo che i bonus hanno contribuito per un terzo al salto del pil italiano nel 2021 e a 4,2 miliardi su 14,3 di entrate fiscali. Non mi sembra poco». (riproduzione riservata)
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