LA PROPOSTA DI MORELLI (AXA IM) PER IL RILANCIO DEL MERCATO FINANZIARIO NAZIONALE
di Marco Morelli
Il risparmio nel nostro Paese è sempre stato un tema molto dibattuto, trasversale e talvolta controverso. Riguarda ognuno di noi e ogni cittadino è direttamente coinvolto nelle decisioni a tutela della propria ricchezza ed il suo patrimonio.

Alcuni numeri per meglio comprendere la rilevanza di questo tema nel nostro Paese in un momento in cui l’Europa comunitaria ha messo a disposizione del nostro Paese strumenti come il NexgenEu ed il Pnrr solo due anni fa inimmaginabili. L’household wealth – la ricchezza delle famiglie italiane – si attesta secondo Bankitalia a circa 11.000 mld di euro, circa 7 volte il pil italiano e 4 volte l’attuale stock di debito pubblico. Il 56% di questi 11.000 mld è rappresentato dai cosiddetti attivi non finanziari; in grossa parte beni immobili residenziali primari o secondari. Il 44% (circa 5.000mld) sono attivi finanziari legati ad investimenti sui mercati, secondo Consob: il 43% delle famiglie detengono certificati di deposito/buoni postali, il 25% titoli di stato italiani, il 24% fondi d’investimento, il 14% wealth management, il 13% prodotti finanziari assicurativi, il 12% azioni quotate italiane, l’8% securities estere, l’8% obbligazioni emesse da banche italiane, il 7% pir. Percentuali minime in derivati e titoli di aziende non quotate. Ultimo dato interessante, solo il 24% di quanto investito in fondi d’investimento è oggi canalizzato su prodotti puramente azionari, secondo Assogestioni.

Dunque il nostro è uno dei Paesi con il più alto tasso di risparmio privato molto concentrato su immobili e titoli di stato – un plus invidiabile a sostegno dell’indebitamento pubblico – ma poco focalizzato al supporto al Corporate Italia ed alle sue strategie di crescita interna ed esterna, di investimenti sul digitale, sulle infrastrutture e su tutto quanto è legato alla transizione verso una vera e sostenibile green economy. Il risparmio italiano può aiutare il nostro sistema di medie piccole imprese?

Le imprese italiane si sono ben difese da un punto di vista finanziario durante gli anni della pandemia grazie ai sussidi ed alle garanzie pubbliche messi tempestivamente a disposizione. Nonostante la visibile recessione, se analizziamo il rapporto debito corporate totale (prestiti bancari + strumenti di capitale emessi)/pil 1 trimestre 2022 per l’Italia, siamo al 69,7% rispetto al 70,2% della Germania, al 160,2% della Francia ed al 98% della Spagna (dati delle banche centrali nazionali a giugno 2022). Il settore privato è meno indebitato di quello pubblico nel nostro Paese in termini relativi.

Il paradosso italiano è che il basso livello di funding esterno del sistema corporate Italia è di buon auspicio nel momento in cui si va verso un periodo di tassi d’interesse più alti ma è anche conferma di un perdurante, pluriennale stato di bassi investimenti che innescano bassa produttività e risibile crescita che a loro volta determinano: un atteggiamento molto più stringente e guardingo da parte del sistema bancario nel concedere nuovo credito al sistema imprese e una quasi impossibilità di accesso diretto ai mercati azionari ed obbligazionari per le pmi.

Semplificando: le famiglie ed i grandi intermediari (fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni) prediligono l’investimento in debito pubblico, le banche investono una buona parte del proprio attivo in debito pubblico a scapito dell’erogazione del credito a sostegno del sistema imprese (più rischioso nei momenti di ciclo macro negativo ai fini della protezione dei requisiti patrimoniali imposti) e diversi imprenditori preferiscono sovente investire in immobili o (!) debito pubblico piuttosto che nella crescita della propria azienda.

Viviamo attualmente nel nostro Paese un momento di grande cambiamento politico interno e di evoluzione nei rapporti e nelle dinamiche a livello europeo ed internazionale.Abbiamo a disposizione una invidiabile ricchezza in mano alle famiglie ed un tessuto imprenditoriale spesso citato come esempio da imitare.

L’Europa ha messo a disposizione dell’Italia 80 miliardi di sussidi a fronte di necessarie riforme ed altri 120 miliardi a costo praticamente zero. Il piano più imponente a livello di singolo Paese ma non sufficiente a coprire il vero fabbisogno, pluriennale, necessario per una vera transizione.Gli intermediari finanziari hanno da tempo un peso molto rilevante nella gestione del risparmio delle famiglie e nel potenziale sostegno alla crescita del sistema delle pmi italiane. Il settore pubblico, chi avrà la responsabilità di governare nel nostro Paese nei prossimi anni, potrebbe prevedere nell’ambito del piano italiano NextgenEu un ruolo attivo e chiaro per le società di asset management insieme agli organi di vigilanza preposti alla tutela del mercato nello studiare iniziative e prodotti d’investimento per le famiglie mirati ad aziende che seguono le linee guida imposte nel settore pubblico ai sensi del Pnrr. Ad esempio: investimenti in infrastrutture, nuovi sistemi di formazione del personale, trasformazione dei sistemi di logistica e di It, transizione nella cosiddetta green economy, evoluzione del modello tradizionale funding-investimento-servizio del debito-rimborso del capitale.

Prendiamo ad esempio il tema degli investimenti «Socialmente Responsabili» con strategie mirate al tema Esg. Fino a poco tempo fa era sostanzialmente una dichiarazione d’intenti ad alto livello, un messaggio quasi subliminale che non aveva un vero impatto sulle regole di governance delle aziende quotate.Oggi è una vera priorità. Le società che investono fondi per conto di terzi in strumenti liquidi o illiquidi («alternative investments») hanno sviluppato strategie d’investimento, metriche di misurazione dei parametri e dei risultati e regole d’ingaggio con il top management delle società quotate molto più chiare ed efficaci in un’ottica di continuo scambio per affrontare questa transizione in modo congiunto. Comunque in continua evoluzione.

Approccio che potrebbe essere replicato per provare a costruire un nuovo paradigma: il settore pubblico, oggi alle prese con la messa a terra del Pnrr, sfrutta tale opportunità per studiare insieme alle società di asset management e le autorità di vigilanza poche ma mirate iniziative per promuovere iniziative di investimento per il settore privato legate al sostegno della fase di «transizione» del nostro mondo corporate. Le leve agibili potrebbero essere, ad esempio, la fiscalità ridotta sui ritorni generati nel tempo da questi investimenti, il taglio minimo necessario, regole ad hoc per un collocamento facilitato attraverso gli intermediari abilitati, la possibilità di associare tale prodotto d’investimento ad altri già presenti nel portafoglio del cliente a costi ridotti. Possiamo aiutare l’evoluzione del risparmio di noi cittadini verso forme più socialmente sostenibili ed utili identificando una regia chiara, un metodo di condivisione veloce ed adottando pochi strumenti facilmente misurabili. (riproduzione riservata)

*executive chairman Axa Im
professore incaricato università Luiss
Fonte: logo_mf