Generali: ecco perché Marsaglia

LA RISPOSTA ALLA CONSOB SULLA NOMINA DEL CONSIGLIERE E SULLA GOVERNANCE
di Anna Messia
Si aggiungono nuovi strascichi al braccio di ferro in atto da mesi tra Francesco Gaetano Caltagirone e il board di Generali Assicurazioni eletto dall’assemblea dello scorso aprile con Philippe Donnet confermato group ceo. Ieri sera, dopo le richieste avanzate da Consob, la compagnia di Trieste ha alzato il velo e ha chiarito pubblicamente tutti i dettagli dei passaggi che nei giorni scorsi hanno portato alla decisione di cooptare in consiglio di amministrazione Stefano Marsaglia per prendere il posto del dimissionario Caltagirone, considerando invece non idoneo Luciano Cirinà cui l’imprenditore capitolino avrebbe voluto cedere la poltrona nel board. Cirinà, ex manager di Generali, hanno ribadito da Trieste, non era idoneo visto il licenziamento di marzo scorso e il successivo esposto che la compagnia ha deciso di presentare alla stessa Commissione di vigilanza. «Il consiglio di amministrazione, in occasione della seduta nella quale ha provveduto alla cooptazione di Marsaglia, ha ritenuto l’ex manager Cirinà privo dei requisiti di idoneità, come previsto dalla Fit&Proper Policy applicabile in caso di gravi misure disciplinari o amministrative inflitte a seguito di episodi di negligenza grave o comportamento doloso, anche a seguito di infrazioni del codice di condotta del gruppo e delle relative disposizioni attuative», hanno spiegato da Trieste aggiungendo che «non sussistendo altresì i presupposti per l’instaurarsi con la società del rapporto fiduciario che costituisce essenza fondante del rapporto di amministrazione». Norme di Fit&Proper Policy che il cda è obbligato a seguire secondo il regolamento interno della compagnia, spiega ancora la nota dove si aggiunge che i consiglieri Brogi e Cattaneo (nominati nella lista di Caltagirone, ndr) non era invece d’accordo. A loro giudizio, la deliberazione del consiglio di ritenere privo dei requisiti Cirinà e la scelta di non cooptarlo in cda avrebbe infatti violato lo statuto e la normativa applicabile. Mentre il licenziamento e l’esposto a Consob «sarebbero iniziative unilaterali ancora sub iudice adottate nei suoi confronti da Generali in risposta alla sua candidatura nella lista poi risultata di minoranza». Insomma posizioni distanti con la compagnia che, sempre su richiesta Consob, ha chiarito anche il punto di vista del collegio sindacale che ha valutato positivamente la cooptazione di Marsaglia. I sindaci hanno costantemente monitorato il processo per la cooptazione di un nuovo amministratore hanno sollecitato l’acquisizione di due specifici pareri legali pro veritate sulla candidatura di Cirina e alla fine, spiegano ancora da Trieste, «il processo a base della decisione assunta dal consiglio di amministrazione del 15 luglio in materia di cooptazione di Marsaglia è risultato, ad avviso del collegio sindacale, adeguatamente strutturato e coerente con l’analisi giuridica svolta e con le conclusioni raggiunte nei pareri pro veritate resi». Chiarimenti di certo utili al mercato per conoscere i dettagli di questa vicenda ma non per portare la pace a Trieste con Caltagirone che, come noto, ha già presentato ricorso al tribunale di Trieste contro la delibera dell’assemblea di aprile che ha eletto il nuovo consiglio e pure al Tar sulla delibera Consob che ha impedito l’accesso agli atti dell’autorità. (riproduzione riservata)
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