Generali al buyback. Bene i conti

AVVIATO L’ACQUISTO DI AZIONI PROPRIE PER 500 MILIONI. UTILE OLTRE LE ATTESE A 1,4 MILIARDI

di Anna Messia
Generali Assicurazioni avvia il buyback fino a 500 milioni e chiude il primo semestre 2022 con risultati superiori alle previsioni. In questi mesi il contesto di mercato, tra guerra in Ucraina e timori legati ad inflazione e recessione, si è fatto decisamente sfidante, ma ieri il group ceo, Philippe Donnet, ha confermato gli obiettivi del piano presentato a dicembre, che nel periodo 2022-2024 puntano a distribuire dividendi tra 5,2 e 5,6 miliardi.

Tornando ai risultati del primo semestre l’utile netto è stato pari a 1,4 miliardi, più alto degli 1,3 previsti dagli analisti e senza le svalutazioni sugli investimenti russi, che hanno pesato per 139 milioni, il risultato si sarebbe attestato a 1,541 miliardi, in linea con il dato di 1,54 miliardi dello stesso semestre dell’anno scorso. Anche il risultato operativo a 3,1 miliardi (+4,8%), grazie allo sviluppo positivo dei segmenti Vita, Danni e Holding è stato migliore delle stime ferme a 2,964 miliardi mentre i premi lordi sono in aumento a 41,9 miliardi (+2,4%) e solida è la posizione di capitale, con il Solvency a 233% (227% a fine 2021), che tiene conto anche del buyback. Un’operazione, quella del riacquisto di azioni proprie, che vale fino al 3% del capitale e vede come intermediario incaricato Ubs Europe Se. L’intenzione è impiegare le risorse in eccesso accumulate durante il periodo 2019-2021 e dare agli azionisti una remunerazione aggiuntiva al dividendo, ha spiegato il cfo Cristiano Borean dichiarando che, al netto dei 500 milioni, quest’anno ci sarà una liquidità nelle casse della compagnia di 700-750 milioni che potrà essere utilizzata per eventuali operazioni straordinarie, e altri 900 milioni si aggiungeranno l’anno prossimo. Mentre sul fronte delle azioni utili a limitare i rischi di mercato la compagnia ha fatto sapere che la sensibilità del solvency II ad un aumento degli spread sui Btp si sta riducendo anno dopo anno, con i titolo di Stato italiani che sono nel frattempo scesi da 63 miliardi di dicembre a 52,8 miliardi. Per quanto riguarda la fiammata inflattiva Donnet ha poi aggiunto che la società dovrà aumentare le tariffe e che il gruppo segue con attenzione la partita per la ricerca di un alleato assicurativo da parte di Banco Bpm, visto che Cattolica (oggi quasi interamente controllata da Trieste) è oggi partner dell’istituto bancario.

Nonostante le rassicurazioni su tutti i fronti e i giudizi positivi degli analisti dopo i conti, ieri il titolo Generali ha chiuso in flessione dell’1,9% a 14,6 euro, lontano dal record 20 euro toccati ad aprile, con Donnet che ha sottolineato come «le quotazioni attuali non rispettino il valore della società». Sul fronte della governance ieri il cda, convocato di nuovo dopo i conti di lunedì, ha sbloccato anche la partita dei comitati endo-consiliari con l’ingresso dei consiglieri di minoranza della lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone (Fravio Cattaneo, Marina Brogi e Stefano Marsaglia) in tutti e sei gli organi. Cattaneo, in particolare, è stato nominato presidente del comitato per le Operazioni con le parti correlate, considerato particolarmente sensibile agli occhi dall’imprenditore capitolino accreditato dalle ultime comunicazioni Consob con il 6,46% del capitale (ma non più soggetto alle norme di internal dealing). Ieri dalla relazione semestrale è emerso tra l’altro che lo scorso 25 luglio l’azionista VM 2006, società che fa capo a Caltagirone, ha impugnato al Tribunale di Trieste la delibera dell’assemblea Generali che il 29 aprile ha nominato il board mentre la compagnia ha confermato la piena legittimità del consiglio «che opera nell’interesse di tutti gli stakeholder».

Non solo. Il 19 luglio il Tribunale aveva già rigettato la richiesta di VM 2006 di nominare un curatore speciale, «appurata l’assenza di conflitto di interessi tra la società e gli organi che ne hanno la rappresentanza». La sensazione è che Caltagirone, che ha fatto pure ricorso al Tar sulla delibera Consob che ha impedito l’accesso agli atti dell’Authority, non abbia intenzione di mollare, con Trieste certa di aver rispettato tutte le norme. (riproduzione riservata)
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