Il turismo prende sprint dal web

DALLE PRENOTAZIONI AI SERVIZI, IL SETTORE SI SVILUPPA A COLPI DI CLICK E BIG DATA: ECCO LE PROSPETTIVE
Pagina a cura di Antonino Longo
Nel 2020 il mercato globale dei viaggi online ha raggiunto il valore di circa 432 miliardi di dollari (367 miliardi di euro circa) ed entro il 2025 toccherà quota 833 miliardi di valore (707 miliardi di euro), con un aumento stimato pari al 93%. Oggi il 65% del fatturato globale dell’intero settore turistico deriva proprio da operazioni e transazioni sui canali online. Un trend che sta, naturalmente, producendo effetti su scelte, strategie e investimenti dei maggiori player dell’industria delle vacanze. È lo scenario che emerge dall’elaborazione dei dati curata dalla piattaforma Statista. Se il tema della digitalizzazione è diventato sempre più incessante nel corso degli ultimi anni, ciò è ancora più vero per il mercato dei viaggi online. Infatti, per la prenotazione di strutture alberghiere e di voli aerei, solo per citare alcuni esempi, tutto è diventato a portata di un click attraverso la gestione di una mole sempre più enorme di dati. Ma se in generale il digitale rappresenta ormai una priorità per le aziende, in Italia solo 7 dirigenti su 100 sono soddisfatti. Preso atto che il valore delle azioni delle aziende che più hanno investito in digitale e tecnologia è cresciuto del 130% in più rispetto alle medie di settore, negli ultimi anni la risposta delle aziende alla rivoluzione digitale si è concentrata sulla velocità nel prendere decisioni rapidamente ed eseguire velocemente i piani definiti al fine di creare un’offerta differenziata. Ma dopo una fase iniziale di successo, troppo spesso le iniziative di trasformazione digitale hanno perso slancio, non riuscendo a generare l’impatto necessario per competere nel mondo di oggi. Nonostante il 78% dei dirigenti italiani ritenga che il digitale sia una delle principali priorità della propria agenda, solo il 7% di loro ritiene di aver raggiunto gli obiettivi in termini di trasformazione digitale che l’azienda si era prefissata. È quanto emerge dal «Digital GPS Benchmark 2021», la ricerca globale che Bain & Company conduce ogni anno su 1.200 dirigenti d’azienda provenienti dai principali paesi del mondo e dai maggiori settori merceologici.

«Le piattaforme del settore dei viaggi online rappresentano ormai un ecosistema intricato, fatto da molte connessioni con servizi add-on esterni, come possono essere la prenotazione di soggiorni completi di volo, pernottamenti, auto e acquisto di servizi ed esperienze in loco», commenta Stefano Musso, ceo di Primeur, società che si occupa di gestione dei dati, «queste piattaforme si trovano quindi a “dialogare” con una miriade di sistemi diversi, con funzionalità e linguaggi diversi, ma devono riuscire a fornire una user experience unica. Tutto il movimento dei dati tra un applicativo e l’altro, fino ad arrivare alla gestione dei pagamenti, deve avvenire dietro le quinte dell’esperienza di chi naviga e prenota: automatizzare e rendere sicure le operazioni è fondamentale, soprattutto quando vi è una forte mole di dati e informazioni sensibili. Anche a questo serve la data integration, a far viaggiare questi dati tra i diversi sistemi di gestione, prenotazione, pagamento, in totale sicurezza, al momento corretto e nel formato corretto. L’unico modo per poter ottenere grandi risultati attraverso un sistema sostenibile nel tempo è adottare una strategia di integrazione dati flessibile e supportata da un software specifico. Il tutto chiaramente deve poi rispettare le norma Gdpr e quindi tracciabilità, masking e controllo immediato su tutti i dati personali».

Mercati turistici digitali in ascesa. Secondo l’indagine condotta da Research And Markets, il mercato turistico digitale più redditizio è quello asiatico, con un tasso di crescita del 6,9%, seguito da quello africano (5,4%) e da quello mediorientale e nordamericano che prevedono un aumento, rispettivamente, del 4,3% e del 4,1%. Segnali positivi anche per quello europeo che, stando a quanto pubblicato su PhocusWire, raggiungerà i 324 miliardi di euro entro il 2023. Oltre la metà della prenotazione dei viaggi da parte degli europei è stata effettuata online nel pre-pandemia e le piattaforme del settore cresceranno del 5% nei prossimi anni. Secondo StratosJets, circa 700 milioni di persone effettueranno delle prenotazioni online entro il 2023 e l’83% degli adulti americani preferisce il web alle agenzie di viaggi tradizionali. Ogni anno si stimano oltre 148 milioni di prenotazioni e il 70% dei consumatori vuole effettuare le proprie ricerche utilizzano gli smartphone. Il 99% dei consumatori vorrebbe poter navigare attraverso delle ricerche personalizzate.

Big data, sicurezza e destinazioni. Anche sui canali online, nell’attuale panorama in cui regna più di un’incertezza a causa degli effetti della pandemia, tra i fattori determinanti nella scelta delle destinazioni emerge prepotentemente la sicurezza, molto importante per il 77% dei turisti, seguito dal rapporto qualità-prezzo (75,7%), attrazioni naturali o culturali (75,4%), comfort e accessibilità (72,9%), cultura, stili di vita e tradizioni locali (71,8%) e attenzione all’ambiente e alla sostenibilità (69,3%). A certificarlo è l’analisi condotta da Isnart, l’Istituto nazionale ricerche turistiche di Unioncamere, presentata in occasione delle giornate dedicate ai Dialoghi sul Turismo. «Comprendere le dinamiche e le esigenze dei territori e prevedere come si orientano i turisti è oggi determinante per sostenere il rilancio dell’industria turistica italiana», rileva il presidente di Isnart, Roberto Di Vincenzo, «le destinazioni turistiche sono i sistemi territoriali da cui partire per definire politiche di sviluppo locale e il sistema camerale, grazie alle piattaforme di analisi dei Big Data dell’Osservatorio sull’economia del turismo, è oggi in grado di fornire alle istituzioni e agli operatori del settore strumenti avanzati per prevedere e per programmare». Secondo gli scenari previsionali elaborati dall’Osservatorio, il 2021 del turismo italiano dovrebbe chiudersi con una leggera flessione delle presenze complessive rispetto al 2020 (-2%), segno di quanto abbia pesato e continui a pesare l’impatto della pandemia. Rispetto allo scorso anno si registrano segnali positivi dai mercati internazionali nei primi due mesi estivi (+32% a luglio e +30% ad agosto), che premiano soprattutto Lazio, Campania, Umbria, Sicilia, Puglia e Toscana. Il mercato interno resta centrale per il turismo in Italia. Infatti, fino al 2019 l’incidenza delle presenze turistiche degli italiani era di circa il 50% (49,5% nel 2019), mentre nel 2020 con il Covid l’incidenza degli italiani è aumentata al 68,6% e per il 2021 si attesterà al 68,3%. Lo scenario complessivo per l’industria resta estremamente difficile. Il 57% circa delle imprese ricettive prevede un 2021 in perdita (era l’84% nel 2020) e solo il 20% dei casi stima di avere degli utili.
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