I gestori extra large

Raccolta in netto recupero. Patrimonio ai massimi storici. Le cronache dell’industria mondiale del risparmio gestito nella prima parte del 2021 raccontano di una gara di velocità in cui tutti i partecipanti corrono al massimo della forma fisica e col vento a favore, grazie al rialzo dei mercati nel post pandemia di cui i gestori stanno approfittando. I numeri parlano da sé: le masse in gestione mondiali hanno superato già nel 2020, stando ai dati rilasciati da Bcg, i 103 mila miliardi di dollari, e stime PwC vedono per il 2025 un valore a quota 145 mila miliardi. Nel primo semestre, ha segnalato Epfr, i soli fondi azionari hanno registrato afflussi da 580 miliardi: continuando con questo ritmo, a fine anno la raccolta sarà maggiore rispetto a quella dei precedenti 20 anni sommati. Il patrimonio in fondi a lungo termine domiciliati in Europa è salito a 11.570 miliardi di euro a fine giugno, segnala Morningstar, un nuovo record per l’industria dei fondi europea.

E in Italia la musica non cambia: l’ultima mappa mensile Assogestioni ha mostrato come, per la prima volta nella storia, il patrimonio totale dell’industria abbia superato a fine giugno i 2.500 miliardi di euro, il 40% in più del pil italiano stimato in circa 1.700 miliardi, con una raccolta nei sei mesi positiva per 47 miliardi, in netto rialzo dopo i 14,5 miliardi di tutto il 2020. Una situazione destinata anche a migliorare in un Paese in cui, ricorda l’Abi, a giugno la liquidità depositata nei conti delle banche italiane è risultata pari a 1.780,5 miliardi, aggiornando anche in questo caso un nuovo massimo storico. Se il ritmo della corsa è davvero alto, al contempo, non si deve dimenticare che gran parte del merito è dei protagonisti del settore, i gestori. Che anche grazie all’effetto combinato della raccolta e dell’attività di investimento vedono le masse lievitare. Per capire quali sono i money manager alla guida dei fondi con gli asset più elevati, in grado quindi di muovere diversi miliardi di euro, MF-Milano Finanza ha chiesto a Morningstar di elaborare la classifica dei comparti con le masse maggiori. L’analisi è stata effettuata prendendo come base i fondi autorizzati al collocamento in Italia in 10 delle principali e più rappresentative categorie (i dati comprendono tutte le classi). In alcuni casi tra i portafogli più ricchi emergono anche alcuni prodotti indicizzati, segno del sempre maggior interesse che gli investitori mostrano verso tali gestioni, che non sono state escluse dalla ricerca proprio per avere una fotografia completa dell’industria. Ma ecco categoria per categoria nomi e cognomi dei gestori alla guida dei cinque fondi più grandi per ciascuna delle dieci asset class con l’indicazione dei rendimenti ottenuti da inizio 2021 e nel 2020, per dare un’idea dell’andamento dei portafogli nell’ultimo anno e mezzo, un periodo che si è rivelato complesso anche per chi si occupa della gestione del risparmio.

Azionari Italia. Con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi e le aspettative di recupero favorite dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piazza Affari si è rivelata uno dei mercati più energici al mondo, soprattutto per quanto riguarda le aziende a bassa capitalizzazione. Tra i fondi più interessanti a livello di masse spicca, con un patrimonio di 1,7 miliardi, il Mediolanum Flessibile Futuro Italia di Mediolanum Gestione Fondi Sgr (+10,8% di rendimento da inizio anno), gestito da Luigi De Gasperis e Stefano Colombi. «Si tratta di un flessibile», spiega Colombi, «che nel corso degli ultimi anni ha mantenuto un’allocazione strategica rivolta soprattutto ad asset azionari italiani, e che rientra tra gli investimenti qualificati destinati alla costituzione dei Pir». Al tradizionale approccio economico-finanziario, sottolinea il money manager, «è stato affiancato un approccio Esg, e una parte importante è stata investita in titoli a piccola e media capitalizzazione». Tra le società forti, il gestore cita Tinexta e Reply per quanto riguarda l’aspetto digital, Falck Renewables ed Erg nell’ambito della sostenibilità. «Sui titoli a più larga capitalizzazione, un contributo importante è riconducibile al settore finanziario e in particolare ai bancari, dove il consolidamento potrà svolgere un ruolo chiave». I nomi: Banco Bpm, Bper e Popolare di Sondrio. Segue in classifica il Piano Azioni Italia del gruppo Fideuram: 887 milioni di masse e rendimento annuo del 16,1%. A gestirlo è Luigi Degrada, che compare in classifica anche con il fondo Fonditalia Equity Italy (patrimonio da 716 milioni, +11,9% nel 2021). «I fondi specializzati del gruppo», evidenzia il money manager, «hanno un’esperienza consolidata in investimenti di medio e lungo periodo sul mercato nazionale, con un’attenta selezione di aziende, soprattutto tra le piccole e medie capitalizzazioni». Allo stato attuale, aggiunge Degrada, «particolare attenzione viene riservata a quella parte del settore finanziario caratterizzata da bilanci solidi e in grado di distribuire alti dividendi». Quanto alla visione futura, per il gestore «l’equity italiano è caratterizzato da una serie di elementi che dovrebbero attrarre ulteriori flussi sul comparto: tra questi spiccano le valutazioni a sconto rispetto ai principali mercati internazionali e un elevato dividendo medio». Sul terzo gradino, con masse da 845 milioni (+16,9% il rendimento 2021) compare poi l’Amundi Sviluppo Italia del gruppo Amundi, gestito da Elena Ferrarese il cui focus è sui «consumi discrezionali, in particolare il lusso», mentre il Pnrr offre prospettive «nel comparto It, vista la necessaria digitalizzazione del Paese». Da segnalare infine il fondo Anima Iniziativa Italia di Anima Sgr, alla cui guida c’è Luigi Dompè. Le masse in gestione del prodotto sono pari a 529 milioni, con un rendimento da inizio anno superiore al 20%. «Abbiamo adottato la strategia di rimanere sempre investiti sul mercato», spiega il gestore, «non prendendo profitto dopo gli iniziali rialzi, nella convinzione che il contesto fosse favorevole per le azioni italiane e le small e mid cap». A livello settoriale sono stati privilegiati titoli che rispondessero «ad almeno uno di questi requisiti: chiari profili di sostenibilità, beneficiari della transizione energetica o della digitalizzazione che verrà accelerata con le risorse del Pnrr, esposti alla ripresa dell’economia nazionale».

Azionari Europa. Nell’equity europeo domina il fondo European Growth da 6,8 miliardi di Fidelity International. Il comparto (+10,3% di rendimento da inizio 2021) è gestito da Matt Siddle con Helen Powell. In seconda e terza posizione si piazzano Meridian European Value di Mfs (Florence Taj, Gabrielle Gourgey e Benjamin Tingling hanno la responsabilità di 4,7 miliardi e hanno registrato una performance 2021 dell’11,7%), e il fondo European Selection di Eleva Capital (4,4 miliardi e +14% da gennaio scorso) che vede al timone Eric Bendahan. «Con i titoli ad alta crescita e i ciclici intorno a valutazioni record, le aziende di qualità a valutazioni ragionevoli sono il punto di forza della strategia», dice Siddle. Il team di Fidelity punta a identificare società i cui trend di profittabilità hanno retto relativamente bene, ma le cui valutazioni hanno perso valore, in quanto sono state trascurate a favore di costosi nomi ciclici. «Restiamo sottopesati nelle banche, ma al contrario il portafoglio è sovrappesato in alcuni nomi assicurativi di qualità valutati in modo attraente, con utili resilienti e forti posizioni di bilancio», conclude Siddle.

Azionari Usa. Da inizio anno gli indici del mercato azionario Usa continuano a registrare nuovi massimi storici sull’onda delle politiche monetarie ultra-espansive della Fed e della ripresa degli utili. In questa categoria, a parte lo Us 500 Stock Index di Vanguard (8,2 miliardi di asset), comparto passivo che replica l’S&P 500 con una performance di oltre il 21% da gennaio, si mettono in evidenza per dimensioni lo Us Select Equity di Jp Morgan Am (4,1 miliardi), gestito da Steven Lee e Scott Davis (rendimento 2021 del 18,9%) e l’Ab Select Us Equity di Alliance Bernstein (3,1 miliardi) con una perfomance di questa prima parte dell’anno pari al 22,2% realizzata dai due gestori Kurt Feuerman e Anthony Nappo. «Dopo una prima metà dell’anno in cui abbiamo ridotto la nostra esposizione ai beni di consumo di base, recentemente siamo tornati ad aumentare le nostre allocazioni nel comparto. Di recente abbiamo iniziato una nuova posizione in PepsiCo e siamo tornati inoltre su Walmart. Infine, prestiamo attenzione a Procter & Gamble», rivela Feuerman.

Azionari Cina. Spostando il focus sul mercato azionario cinese, che di recente ha sofferto a causa della stretta del governo sul mercato dell’istruzione privata, in pole position ci sono lo Ef China Opportunity di Ubs con 10,9 miliardi (i gestori sono Bin Shi, Denise Cheung, Morris Wu), il fondo China di Jpm Morgan Am con 6,8 miliardi (Howard Wang e Rebecca Jiang) e il China Consumer di Fidelity International (5,2 miliardi) seguito da Raymond Ma e Hyomi Jie. «Il fondo è molto posizionato verso aziende che beneficeranno della crescita del ciclo interno di produzione, distribuzione e consumo. Le recenti mosse politiche hanno aumentato il premio di rischio per il mercato azionario cinese e ritengo che questo rimarrà elevato nel breve termine. Con un tale aumento, sto attualmente rivedendo diverse opportunità, in particolare guardo le società leader che sono state vendute indiscriminatamente ma con solidi fondamentali, poiché ritengo che i driver del tema del consumo cinese rimangano intatti», spiega Jie. Inoltre, guardando l’obiettivo a lungo termine delle politiche cinesi, «cioè la crescita della popolazione, una maggiore parità di condizioni per quanto riguarda la concorrenza, ci saranno implicazioni positive: per esempio la creazione di nuovi modelli di di business e di marchi locali emergenti», dice Jie.

Azionari Globali. Le performance dei mercati mondiali spingono i comparti di questa categoria a performance annue medie del 18%. Guidano la graduatoria delle masse due prodotti indicizzati: l’iShares Developed World Index di Blackrock (oltre 13 miliardi), seguito da Kieran Doyle, e il Global Stock Index di Vanguard (11,4 miliardi). Da segnalare, con un patrimonio vicino ai 7 miliardi, il comparto Akkumula di Dws Investments, alla cui guida ci sono Andre Köttner e Lars Ziehn. «La selezione dei titoli», spiegano, «avviene in base a un approccio puramente fondamentale: i gestori privilegiano titoli standard su scala mondiale e provvedono a inserire un mix ideale di società a grande capitalizzazione e orientate alla crescita». Oltre alle principali big tech, esposizioni rilevanti del comparto di Dws sono quelle in Nestlé e Taiwan Semiconductor Manufacturing.

Absolute return. Tra i fondi flessibili emerge il fondo Absolute Return Fixed Income di Mercer Global con asset per oltre 3,4 miliardi. «Un fondo multimanager a ritorno assoluto con approccio flessibile e focalizzato sul fixed income», raccolta il suo responsabile, Adam Shenton, fixed income investment specialist di Mercer. «Nella gestione del portafoglio e nel controllo del rischio, sottoponiamo inoltre la strategia a regolari stress test per minimizzare i rischi di coda. Nel processo di selezione dei manager vengono presi in considerazione anche criteri Esg che Mercer applica fin dal 2010», prosegue Shenton. Da inizio gennaio il comparto di Mercer registra un risultato del -0,27% dopo il +4% segnato lo scorso anno. Al secondo posto con asset per 2,9 miliardi si piazza l’Absolute Return di Janus Henderson, gestito da Luke Newman e Benjamin Wallace che nel 2021 ha reso il 7,47% ma ha perso il -5,7% nel 2020.

Bilanciati. Tra i bilanciati moderati globali si trovano alcuni maxi fondi con masse superiori ai 10 miliardi. Il più grande (31 miliardi) è l’Income and Growth gestito dal team di Allianz Global Investors composto da Douglas Forsyth con Michael Yee, Justin Kass e David Oberto. Quella dei bilanciati è un’asset class che negli ultimi mesi sta riscuotendo molto successo nelle preferenze degli investitori: da inizio anno in Italia i prodotti di questa categoria hanno raccolto 10 miliardi, un terzo dei 31 miliardi confluiti in tutti i fondi aperti. Si tratta in diversi casi di cavalli di battaglia delle società di gestione estere con i quali queste hanno conquistato spazio in Italia anche grazie alla presenza della distribuzione di cedole come il Global Income di Jp Morgan Am (i cui gestori sono Gerhardt Herbert, Michael Schoenhaut e Eric Bernbaum) con asset per 23,5 miliardi. Tra i prodotti di taglia più grande anche il Bgf Global Allocation di Blackrock (Russ Koesterich, David Clayton e Rick Reider gestiscono questo fondo da 15,4 miliardi), il Patrimoine di Carmignac (i money manager sono Rose Ouahba, Keith Ney e David Older) e il Global Multi Asset Income di Fidelity International (i suoi money manager sono Eugene Philalithis e George Efstathopoulos). «Il fondo punta a generare un livello di reddito interessante e sostenibile nel tempo, pari a circa il 5% all’anno in un ciclo di mercato, con una bassa volatilità», sottolinea Philalitis. Dal punto di vista di posizionamento, «il contesto continua a sostenere l’assunzione di rischio, quindi manteniamo una visione positiva sulle azioni dei mercati sviluppati e una preferenza per le aree a più alto rendimento del mercato del credito. Tuttavia, siamo anche consapevoli dei rischi crescenti e ci aspettiamo ulteriore volatilità nei prossimi mesi», avverte Philalithis. Fa eco Ouahba di Carmignac: «Se la forza delle pressioni del mercato del real estate Usa si tradurrà in un aumento della componente immobiliare dell’indice dei prezzi, la Fed avrà più incentivi a inasprire la politica monetaria. Per questo, abbiamo aumentato l’esposizione al biglietto verde. Il fondo mantiene quindi un’allocazione equilibrata con un’esposizione moderata alle azioni e un livello di liquidità elevato».

Obbligazionari high yield. Nel reddito fisso i rendimenti più interessanti in un universo di tassi ai minimi si trovano proprio nel debito delle aziende più rischiose. Campione assoluto di masse è l’Ab Global High Yield di AllianceBernstein: il terzetto composto da Douglas Peebles, Matthew Sheridan e Gershon Distenfeld gestisce un tesoretto da 17,5 miliardi, mettendo a segno da gennaio una performance del 6,2%. Attiva nel comparto è anche Ubp, con Ubam Global High Yield Solution (4,4 miliardi, +6,3% da gennaio). Il gestore Philippe Gräub spiega che «la performance del settore bancario, che era vista come la fonte del problema durante la crisi finanziaria, è ora diventata parte della soluzione: con risultati positivi e bilanci sani, questa è un’asset class molto interessante per l’obbligazionario, soprattutto nel segmento del debito subordinato».

Obbligazionari corporate. Questa asset class vede al top il Global Investment Grade Credit Fund di Pimco (18 miliardi di masse) seguito da Mark Kiesel, Mohit Mittal e Jelle Brons. Segue Global Credits di Robeco, 2,5 miliardi di asset, gestito da Victor Verberk. «Pensiamo che sia meglio posizionarsi con prudenza. Vista la bassa dispersione nei mercati, puntare a titoli rischiosi non ripaga più. Tuttavia troviamo ancora opportunità nelle banche, in titoli che beneficiano dalla ripresa. A margine, ci piace il credito dei mercati emergenti più di altri sotto-settori del credito», afferma Verberk.

Obbligazionari globali. Nella categoria spicca il Global Bond di Pimco, con masse per 12,4 miliardi, gestito da Andrew Thomas Balls, Lorenzo Pagani e Sachin Gupta. Per Balls «nonostante i bassi rendimenti le obbligazioni possono continuare a diversificare il rischio e la gestione attiva offre l’opportunità di catturare un rendimento aggiuntivo rispetto ai rendimenti dei titoli di Stato». Significativa inoltre, in tema di sostenibilità, la presenza dell’Eurizon Absolute Green Bonds di Eurizon Capital: i gestori, Caterina Ottavi e Matteo Merlin, hanno nel forziere 2,2 miliardi di masse, allocate per circa il 95% in titoli obbligazionari definiti green. (riproduzione riservata)

Fonte: