Effetto moratorie agli sgoccioli

I DATI E LE PREVISIONI SUL RISCHIO CREDITO DELL’OSSERVATORIO NPE DI CRIBIS CREDIT MANAGEMENT

Contrazione dei tassi dei default sui crediti a famiglie e imprese grazie agli interventi straordinari varati dalle istituzioni per minimizzare gli impatti dell’emergenza sanitaria Covid- 19. Ma se l’impatto delle misure sul mercato degli Npe (rapporto tra crediti deteriorati e mercato complessivo del credito) è stato positivo, nel 2021 l’effetto sul contenimento del rischio di credito ha, però, iniziato ad attenuarsi progressivamente considerato che, dall’analisi sulle scadenze delle moratorie in essere, senza considerare gli effetti del decreto sostegni bis e quindi le relative potenziali proroghe, sussistono solo circa il 28% del totale dei provvedimenti attivati. Le previsioni stimano che nel prossimo mese di ottobre le moratorie ancora attive saranno meno del 10% rispetto al perimetro totale dell’iniziativa. Sono i contorni dello scenario delineato nella seconda edizione dell’Osservatorio Npe realizzato da Cribis credit management che si pone l’obiettivo di fornire una visione complessiva e aggiornata del mercato rispetto al rischio di credito, alle performance di recupero e alle dinamiche dello stock degli Npe.

Gli effetti degli interventi di sostegno. Relativamente al rischio di credito, per tutto il 2020 è proseguita la contrazione coadiuvata dagli interventi di sostegno, promossi dalle associazioni di categoria e da interventi legislativi come la finanza agevolata e il blocco dei licenziamenti, oltre alle moratorie. In dettaglio, l’analisi riguardante il periodo giugno-dicembre 2020 manifesta per le società di capitali un tasso di default che scende dal 3,14% al 2,6%, mentre per le persone fisiche si riduce di poco, dall’1,61% all’1,57%. Anche nel primo quadrimestre del 2021 il livello di contenimento della rischiosità è proseguito, con il tasso di default per il credito al dettaglio attestatosi all’1,2%. Ma malgrado il progressivo consolidamento della ripresa economica si attende, però, un peggioramento nei prossimi mesi, nel momento in cui le misure di sostegno verranno meno, per raggiungere un picco nel 2022.

Il mercato della cessione dei crediti. Nel primo trimestre del 2021 sul mercato italiano della cessione dei crediti si riscontrano un numero di operazioni e volumi superiori rispetto allo stesso periodo 2020. Ciò emerge dalla specifica analisi condotta dall’Osservatorio Cribis credit management in partnership con Credit village, community di manager, professionisti, advisor, imprenditori e società che operano nell’industria della gestione e del recupero del credito. Gli analisti, nello specifico, hanno rilevato una crescita della quota di cessioni Utp, ossia di crediti che probabilmente non saranno incassati, rispetto agli Npl, ossia i crediti deteriorati, che passa dal 9% al 20% del totale transato. La quota relativa agli Npl subisce una contrazione di circa il 60% nel 2020 rispetto al 2018 mentre è cresciuta la quota di secured, ossia i crediti garantiti, rispetto ai crediti unsecured (non garantiti) che nel 2020 è arrivata a rappresentare il 55% dei volumi. Nel focus si sottolinea che lo strumento delle Gacs – Garanzia cartolarizzazione sofferenze ha contribuito a supportare la dismissione dei crediti garantiti da immobili, in tale contesto nel corso del 2020 si è mantenuta rilevante la quota di cessioni Gacs verso le cessioni «no Gacs», attestandosi al 37% del totale transato. Lo strumento ha avuto un’applicazione estensiva sui portafogli Npl e proseguirà nel suo contributo anche per il biennio 2021-2022 grazie all’ultima proroga concessa dalla Commissione Ue.

Focus sui crediti rateali. Le performance di recupero dei contratti rateali sono state migliori nel 2020 rispetto al 2019. L’Osservatorio ha rilevato tale trend sulla base dei dati presenti in Eurisc, il sistema di informazioni creditizie gestito da Crif. Si registra un incremento del back to bonis rate, ossia il tasso di rientro in bonis dei contratti con morosità, sostenuto dall’effetto delle moratorie. Le performance relative al tasso di regolarizzazione dei contratti rateali sono migliorate del +18%. Per quanto concerne i crediti che, per eleggibilità o per scelta, non sono stati oggetto di moratorie peggiorano, invece, le performance di recupero. Si riduce, infatti, del -7% il tasso di stabilizzazione o di miglioramento delle posizioni in insolvenza.

Procedure giudiziali. In base ai dati contenuti nel report, negli ultimi 5 anni si è registrato un progressivo allungamento delle durate delle procedure mobiliari, in particolare dei pignoramenti presso terzi, che passano da una media di 6 mesi nel 2015 agli 11 mesi nel 2020. Secondo i dati elaborati dall’osservatorio, tale fenomeno sembra determinato in modo sostanziale da una progressiva maggiore adozione dello strumento con il conseguente ingolfamento dei tribunali. Nel 2020 sono state chiuse circa 65 mila esecuzioni immobiliari a fronte delle 38 mila procedure aperte, rispetto al 2019 c’è stato un decremento percentuale delle procedure chiuse pari al 25% e lo stesso decremento percentuale si registra sulle procedure aperte.

In arrivo insolvenze e fallimenti. Nell’ambito di tale scenario, è prevista una crescita cumulativa di insolvenze e fallimenti aziendali in Italia pari al 4% per la seconda metà dell’anno, con un trend in salita atteso anche per il 2022. Sono le stime sull’andamento dei default aziendali delineate nel report economico/settoriale dedicato all’Italia da Atradius, società leader nei settori dell’assicurazione del credito, fideiussione assicurative e recupero crediti. Nonostante il rinnovo del piano di aiuti varati dal governo messi a disposizione del sistema imprenditoriale per fronteggiare la crisi economica e sociale innescata dalla pandemia, il programma di riforme delineato in sede europea e in attesa di applicazione in Italia, in primis la riforma del quadro normativo sulla crisi d’impresa e d’insolvenza la cui entrata in vigore è slittata alla prossima primavera, i dati previsionali sui default aziendali in Italia evidenziano, per i prossimi mesi, difficoltà per molti comparti di agganciare una, seppur timida, ripresa le cui avvisaglie sono già apparenti. La ripresa si attesterà su un +4,6% del pil quest’anno, portando un +10% di investimenti ed export su base annua, dopo una contrazione a due cifre registrata nel 2020. Tuttavia con la riduzione dei redditi delle famiglie e la disoccupazione in aumento al 9,9% nel 2021 e 2022, il rimbalzo dei consumi privati rimarrà modesto attestandosi circa al 3,5%, dopo un calo dell’11% nel 2020. In questo contesto, i segnali di ripresa di alcuni comparti restano ancora timidi. In dettaglio, nel settore automobilistico rimangono sotto pressione liquidità e flussi di cassa delle aziende, con ripercussioni negative sul rischio di credito commerciale, modesta è la performance attesa a causa degli impatti negativi della crisi pandemica. Nel chimico/farmaceutico, l’incremento della produzione conferma il buon andamento del comparto in cui il rischio di credito commerciale si mantiene su livelli modesti. Migliorano sensibilmente i risultati del comparto ingegneria meccanica, la cui ripresa sembra essere trainata dalla realizzazione di progetti di respiro internazionale a cui partecipano aziende italiane del comparto. Modesta la ripresa del settore metallurgico, mentre la performance del settore delle costruzioni è ancora scarsa ed il rischio di credito alto. Fanalino di coda il settore dei servizi, il più colpito dalle misure di contenimento del virus varate a seguito della pandemia. Una debole ripresa è prevista per il 2021, mentre si potrà parlare di un ritorno al pieno regime solo a fine 2022.
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