RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA Lunedì 10/08/2020

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali


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Imprese, l’ottimismo perde peso

Decisori finanziari e imprenditori italiani hanno perso ottimismo verso il futuro dell’economia. In particolare i primi, secondo un report di Euler Hermes, sono preoccupati per i mancati pagamenti e si dichiarano tra il «sotto tensione» allo «spaventato» . Più in generale, stando a un monitoraggio del network di consulenza internazionale Grant Thornton, solo il 23% delle aziende italiane confida nella ripresa
Il nuovo report di Euler Hermes. La conservazione del capitale circolante è ora la priorità assoluta. Già prima dell’epidemia, i rischi rappresentati dai mancati pagamenti e dalle insolvenze dei clienti erano preponderanti, in quanto interessavano rispettivamente il 47 e il 32% delle imprese rispetto all’anno precedente. Dopo la crisi, le cose si sono aggravate e nel sondaggio di maggio il 65% degli intervistati si è detto colpito dagli effetti dei mancati pagamenti negli ultimi due mesi.
A impensierire gli imprenditori sono i fattori chiave della crescita economica: fatturato, redditività e occupazione. In Italia, il 24% delle aziende si aspetta un aumento dei ricavi nei prossimi 12 mesi . Al contrario, il 40% si aspetta una diminuzione. Nella media globale solo il 34% si aspetta un aumento nei ricavi.

Consumi, il mercato langue

Il mercato dei consumi arranca, con settori più penalizzati di altri, fatta eccezione per l’e-commerce. Basti pensare che, nel primo semestre del 2020, rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno, si è registrata una flessione pari al 43%. La peggiore performance è stata quella del comparto abbigliamento , seguito dalla ristorazione e da altri comparti non food . Saranno da valutare gli sviluppi sulle location highstreet delle grandi città e sul canale travel per la ridotta presenza e traffico di lavoratori e turisti internazionali, questi ultimi anche con impatto su outlet e centri commerciali. Di contro ci sarà un ritorno di attenzione su location periferiche delle grandi città e centri storici delle città di provincia». Il post lockdown. Di rilievo i risultati del canale e-commerce che ha registrato un saldo positivo pari al 135% nel trimestre aprile-giugno e, anche con i negozi fisici aperti, ha mantenuto una crescita del 54% nel mese di giugno, se comparato al 2019. «Se guardiamo i trend negli ultimi 4 mesi, cioè solo quelli influenzati dal Covid-19», osserva Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy EY, «possiamo vedere come il trend negativo del canale fisico sia stato pari al -62%, cioè si sono persi quasi i due terzi delle vendite rispetto all’anno scorso. In particolare, notiamo che l’abbigliamento e la ristorazione hanno registrato trend negativi del 65%, mentre un po’ meglio è andato il comparto altro non food con una decrescita del 47%. Tuttavia, dei segnali incoraggianti si possono cogliere: le vendite online mantengono una forte crescita a giugno , mentre le vendite del canale fisico, scese del 27%, si posizionano nell’intervallo alto del trend negativo che avevamo previsto per la fase 2 corrispondente ad un range negativo tra il 20 e il 40% rispetto al 2019».

Perdite di bilancio nel freezer per gli esercizi 2019 e 2020

La sospensione delle perdite vale non solo per quelle accertate dagli amministratori nel corso dell’anno solare 2020, ma anche per le perdite rilevate con il bilancio di esercizio 2019. È questa l’estensiva interpretazione assunta da Assonime nella circolare n. 16/2020, rubricata «Le regole societarie per salvaguardare la continuità operativa delle imprese nei decreti Liquidità e Rilancio», in merito alla controversa spiegazione da darsi all’art. 6 del decreto Liquidità circa gli obblighi di riduzione del capitale e di scioglimento della società per perdite significative. I dubbi della norma. L’articolo 6 del decreto Liquidità prevede che la sospensione degli obblighi di riduzione del capitale e di ricapitalizzazione nonché della causa di scioglimento della società si applichi alle «fattispecie verificatesi nel corso degli esercizi chiusi entro la predetta data». Una disposizione, questa, che ha determinato molti dubbi interpretativi sull’individuazione dell’ambito operativo di applicazione della sospensione, soprattutto in merito a cosa debba intendersi per «fattispecie verificatesi nel corso degli esercizi chiusi entro la data del 31 dicembre 2020». In pratica, si tratta di capire se, come si esprime la relazione ministeriale illustrativa, le disposizioni agevolative siano soltanto quelle considerate quale diretto effetto della pandemia o se sia preferibile una interpretazione estensiva della norma ritenendo che le indicazioni della relazione non trovino alcun riscontro nella lettera della legge che si riferisce in senso generale alle fattispecie verificatesi in un certo arco temporale.


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Riforma fiscale Dieci miliardi per tagliare l’Irpef

La cifra sulla quale si ragiona all’interno della maggioranza è almeno di dieci miliardi. I paletti sul merito, ma non ancora sulle risorse, li ha autorevolmente posti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nell’intervista a Repubblica: riduzione dell’Irpef dal prossimo anno, finanziata «in parte con una riforma delle detrazioni e dei sussidi ambientali dannosi e in parte col contrasto all’evasione ». Orientamento del ministro: «apprezzamento» del modello tedesco di progressività con «aliquota continua».
L’endorsement di Gualtieri ha dato un punto fermo al dibattito, partito prima dell’emergenza Covid, e che ora in vista della prossima legge di Bilancio riprende fiato anche perché la questione fiscale preme e il centrodestra è pronto a impugnare nuovamente l’arma della flat tax, assai costosa, per molti irrealizzabile ma dotata del fascino del populismo fiscale. Da notare tuttavia che tra le risorse indicate da Gualtieri per coprire l’atteso taglio dell’Irpef nel prossimo anno c’è anche un taglio dei sussidi ambientalmente dannosi, battaglia storica della vice ministra Laura Castelli che prevede riduzioni di agevolazioni che vanno dal gasolio agricolo ai carburanti per aerei e navi fino al diesel. Dopo la sortita del ministro gli occhi si sono rivolti così al modello tedesco. Per avere l’imposta netta da pagare basterà sottrarre le comuni detrazioni per le varie spese incentivate. La progressività sarà assicurata, anzi nel modello dei tre economisti si blocca il meccanismo che potrebbe diventare iperprogressivo al crescere del reddito con un tetto al 43 per cento.

Per ridurre le tasse sfoltiamo la giungla di detrazioni e bonus

Nell’intervista pubblicata ieri su Repubblica il ministro Gualtieri presenta un quadro equilibrato dell’attuale situazione economica. Fra l’altro la sua previsione di un forte rimbalzo del Pil nel terzo trimestre è del tutto realistica: come nota Gualtieri, il rimbalzo potrebbe essere un po’ sotto quel 15 per cento che aveva precedentemente indicato, ma dovrebbe comunque essere consistente . L’intervista tocca diversi temi, ma vorrei qui commentare un punto specifico: quello relativo alla riforma dell’Irpef. Mi sono in passato espresso contro la flat tax che avrebbe premiato i percettori di reddito più elevati. Non mi convince però neppure una politica fiscale che continui a spostare il peso della tassazione verso i redditi medio alti: potrebbe costituire un disincentivo a cercare di aumentare il proprio reddito. Insomma, non è ovvio che l’attuale livello di progressività sia sbagliato. Io, se ci fossero risorse adeguate, taglierei le tasse in modo proporzionale a tutti.
Il terzo punto riguarda il finanziamento del taglio dell’Irpef, che il governo sembra intenzionato ad attuare . Questo taglio dovrebbe essere finanziato attraverso coperture permanenti per essere sostenibile e credibile. Le risorse che verranno messe a disposizione dall’Europa nel 2021 dovrebbero essere utilizzate principalmente per interventi temporanei, per esempio investimenti in infrastrutture, non andare a finanziare misure permanenti, dato che questo aggraverebbe ulteriormente lo stato, già di per sé non particolarmente florido, delle finanze pubbliche italiane.


corsera

«Licenziamenti, il blocco non è un rischio»

«Non ci sono vinti e vincitori. Abbiamo trovato una buona mediazione per accompagnare imprese e lavoratori fuori dall’emergenza». Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo difende la soluzione trovata nel decreto legge «Agosto», con la fine del blocco dei licenziamenti spalmata tra metà novembre e fine dicembre. Ma non ha dimenticato l’attacco di Confindustria, contraria a ogni proroga perché «pietrifica l’economia». «È un’opinione che rispetto ma che non mi trova d’accordo — dice —. Ricordo che la cassa è un aiuto non solo per i lavoratori ma anche per le imprese, che possono tenere i dipendenti senza sostenerne il costo. In più abbiamo aiutato le aziende con i contributi a fondo perduto, il taglio dell’Irap, il pagamento dei debiti pregressi della Pa, il potenziamento del fondo di garanzia per le Pmi e il Fondo nuove competenze, solo per fare degli esempi». La preoccupazione vera, però, è per il futuro.

«Sui fondi Ue no a 100 progetti per dare segnali a tutti. E basta europeismo riluttante»

Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’Economia, si gode una pausa dopo alcune delle settimane più dense nella storia dell’Unione europea e prima di un autunno impegnativo: entro ottobre, la Commissione dovrà raccogliere sul mercato i primi cinquanta miliardi di euro di prestiti per il fondo Sure di sostegno ai lavoratori. Almeno quindici Paesi hanno già chiesto questa forma di credito agevolato di Bruxelles ma all’Italia — prevede Gentiloni — dovrebbero spettare «circa 25 miliardi dei cento disponibili».

Covid sta rivelando l’incapacità di cooperare delle maggiori potenze. È questa instabilità a spingere l’Europa in senso contrario?

«Senz’altro in questi mesi c’è stata una rivincita dell’Europa, che è tornata forte e si è dimostrata centrale nel panorama internazionale. Rispetto alla crisi dell’euro, abbiamo compiuto in dieci settimane scelte che erano state negate o rinviate per dieci anni. In parte è stato possibile per la durezza stessa della recessione legata alla pandemia, ma il nuovo contesto globale e la nostra storia degli ultimi dieci anni hanno influito. Ci hanno messo di fronte alla necessità di una scelta».

A cosa pensa?

«Gli anni Dieci avevano un po’ messo in crisi il progetto europeo con la Troika, i flussi migratori e la Brexit. La Commissione di Ursula von der Leyen nasce avendo come ragion d’essere una risposta a questa crisi, indispensabile visto anche il contesto internazionale. Quest’ambizione si era già vista prima della pandemia con il Green Deal, poi Covid è stato il catalizzatore. Un esempio: di un’iniziativa come Sure si parlava da undici anni e ora lo stiamo finalizzando. Siamo riusciti a portarla a casa perché c’era questa enorme recessione, ma Sure è diventato prototipo di Next Generation Eu, il piano da 750 miliardi».

Il Recovery Plan è un rischio politico per la Germania e i Paesi del Nord. Sarà l’ultima concessione, se non viene investito bene?

«Questa ora è la sfida. Lo è prima di tutto per la Commissione, perché bisogna garantire il successo dell’operazione in un momento di silenzio degli euroscettici in tanti Paesi. Se funzionerà, potrà essere un precedente. Noi a Bruxelles dovremo saper gestire la Recovery and Resilience Facility (da 672,5 miliardi, ndr) coordinando il lavoro dei governi ma senza sostituirci a loro; dovremo anche lavorare alle risorse proprie, nuove forme di entrate europee, per dimostrare che si può fare debito in comune».


I bonus professionisti verso quota un miliardo

Un milione e mezzo di domande e oltre un miliardo di euro per i professionisti ordinistici nei mesi di marzo, aprile e maggio. Dopo che con il decreto legge agosto il Governo punta a sciogliere le ultime riserve sull’indennità di maggio riservata agli iscritti alle Casse private , si può tentare un bilancio di tutta l’operazione di sostegno affidata al reddito di ultima istanza per tamponare la crisi da Covid.
I requisiti. Non sono previste ulteriori penalizzazioni: in pratica i mille euro di maggio spetteranno senza condizioni a tutti i liberi professionisti non pensionati con reddito 2018 sotto i 35mila euro, mentre quelli tra i 35mila e i 50mila euro di reddito dovranno dimostrare un calo delle entrate nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33 per cento.
Il bilancio. Sommando le domande liquidate di marzo e aprile si arriva a 937mila assegni» già intascati. La platea si aggira sul mezzo milione di professionisti e un valore fin qui erogato di 534,371 milioni. Una cifra tutta anticipata dalle Casse e rimborsata finora per meno della metà: 243 milioni a valere su marzo, mentre aprile – le cui domande si sono chiuse l’8 luglio – non è ancora stato rimborsato.
I ripescaggi. A questa cifra vanno aggiunti gli eventuali “ripescaggi” di quanti a marzo sono stati esclusi dai 600 euro a causa del sopraggiunto vincolo di esclusività di iscrizione alla Cassa . Solo di recente il ministero del Lavoro lo ha “eliminato” anche per marzo, rispondendo a un quesito della Cassa commercialisti. Gli enti previdenziali stanno facendo gli accertamenti, tant’è che molti non sono stati in grado di fornire i numeri.

La crisi dei voli aerei non taglia le tutele per i passeggeri

Nell’estate più difficile che il settore turismo e quello dei trasporti si siano mai trovati ad affrontare, il tema dei diritti dei passeggeri di fronte a possibili cambiamenti dei loro piani – imposti da autorità e compagnie aeree – è quanto mai decisivo.

La drastica riduzione dei voli. A giugno e luglio il traffico aereo passeggeri ha ripreso a crescere dopo lo stop imposto dal Covid-19, ma è rimasto comunque drammaticamente sotto i livelli 2019: in Europa Eurocontrol, nella settimana 29 luglio-4 agosto, ha registrato circa 108mila voli, quasi il 56% in meno dello stesso periodo 2019. In Italia, nell’intero mese di luglio, Enav ha registrato 75.200 voli, di cui il 30% hanno solo sorvolato lo spazio aereo. Una quota dei voli in programma è stata cancellata pur non essendoci limitazioni “esterne” all’operatività. Secondo l’Enac, infatti, «i vettori hanno ottimizzato l’operativo, cancellando quei voli originariamente programmati, ma con scarsa attrattiva turistica a causa delle destinazioni, mantenendo solo quel minimo di voli che avevano un coefficiente di riempimento più elevato».

Paesi off limits e aeroporti chiusi. Ma quali sono, quindi, le tutele previste? Chi ha prenotato soggiorni o viaggi o è titolare di un biglietto aereo con partenza o arrivo in luoghi con limiti della circolazione causa Covid può recedere dal contratto ottenendo il rimborso del corrispettivo pagato, senza alcuna penale o perdita di caparra.

Il «compenso» per voli cancellati o spostati. Al di fuori delle situazioni già elencate, in caso di cancellazione del volo si applica il regolamento CE 261/2004 secondo cui il passeggero può scegliere tra il rimborso totale del biglietto oppure il reimbarco su un volo alternativo. In entrambi i casi, oltre a un’adeguata assistenza a terra, il passeggero potrà pretendere una compensazione pecuniaria che varia a seconda dei tempi di attesa e alla distanza della tratta aerea.

Progetti sempre più virtuali nei cantieri rallentati dal Covid

Dall’approfondimento delle potenzialità di strumenti comuni, usati da professionisti e privati cittadini, come Skype, Microsoft Teams, Zoom, Dropbox o Whatsapp. Il mondo della progettazione – come professionisti e imprese – si è trovato a fare i conti con la necessità di trovare alternative ai processi operativi. «Usiamo Teams da ben prima del lockdown – spiega Franco Piva, responsabile di Ergodomus, studio specializzato nell’ingegnerizzazione del legno, con importanti collaborazioni internazionali, dai Paesi del Nord Europa a Singapore e al Canada -. In questi mesi ci siamo resi conto di come lo strumento sia una risposta completa per ottimizzare i flussi d’interazione interna. »
« Senza dubbio, i passi in avanti compiuti in pochi mesi avranno un effetto soprattutto nell’interazione con partner e committenti esterni, oggi complessivamente più preparati all’interazione su programmi che prima non conoscevano». «In assoluto – racconta Claudio Bonicco, responsabile dello studio Bonicco-Lopapa di Cuneo, specializzato nello sviluppo di interior design ed elementi di arredo – lo strumento che abbiamo maggiormente utilizzato negli ultimi mesi è stato Whatsapp. Con i nostri partner cinesi abbiamo lavorato, ovviamente con l’omologo WeChat, diffusissimo in tutto il Paese e strumento nodale per le logiche di organizzazione del lavoro».