NEL 2021 NEL BOARD ENTRERANNO I RAPPRESENTANTI DI UNIPOL E BANCO DI SARDEGNA 
di Luca Gualtieri

I prossimi mesi saranno particolarmente intensi per Bper. Chiusa l’opas di Intesa Sanpaolo su Ubi il gruppo modenese guidato da Alessandro Vandelli svolgerà un ruolo chiave nell’integrazione, rilevando quelle 530 filiali che Antitrust ha imposto di mettere sul mercato. L’acquisto di questo asset (che farà compiere un salto del 50% all’attuale rete commerciale) dovrà poi essere finanziato da un aumento di capitale dal valore compreso tra 750 e 800 milioni il cui lancio è previsto nel mese di ottobre. Se insomma sul fronte industriale c’è parecchia carne al fuoco, anche al netto della delicata fase congiunturale, un altro fronte caldo sarà quello relativo alla governance. Ad aprile infatti arriverà a scadenza l’attuale consiglio di amministrazione e il testimone dovrà necessariamente passare a un vertice espressione dei nuovi assetti proprietari. Oggi nel capitale di Bper ci sono due grandi azionisti: Unipol che, dopo il progressivo rafforzamento degli ultimi anni, è arrivata al 19,73%, e la Fondazione Banco di Sardegna che, a seguito del concambio con le azioni della ex partecipata, è salita al 10,24%. Saranno questi due soggetti a decidere i prossimi equilibri al vertice di Bper. E se nel precedente rinnovo la compagnia bolognese aveva scelto di restare fuori dal board, questa volta farà pesare la propria partecipazione. In questa direzione vanno le modifiche statutarie appena deliberate dal cda che, tra l’altro, prevedono un meccanismo proporzionale di voto che elimina il tetto al numero di liste presentabili. In questo modo, oltre alla formazione di maggioranza, ci sarà spazio per più liste di minoranza tra cui quella storicamente presentata da Assogestioni. Se insomma per i grandi soci la strada è spianata, resta da capire su quali scelte cadranno le candidature. Già nel precedente rinnovo la Unipol di Carlo Cimbri aveva chiesto discontinuità con il passato ed è probabile che in questa direzione ci si muova anche l’anno prossimo. Gli occhi sono puntati soprattutto sul presidente Pietro Ferrari e su Vandelli che, dopo una carriera tutta interna al gruppo Bper, ricopre la carica di amministratore delegato dal 2014.

Se integrazione delle filiali Ubi e governance saranno i temi caldi dei prossimi mesi in Bper, non è escluso che il gruppo voglia giocare anche qualche carta in ambito m&a. Nelle banche d’affari per esempio si fa spesso notare che quell’1,9% che Unipol ha acquisito nella Popolare di Sondrio potrebbe essere un’efficace testa di ponte in vista di una futura aggregazione, agevolata senza dubbio dalle profonde affinità culturali tra Bper e l’istituto valtellinese. Sempre che i soci non abbiano ambizioni di più ampio respiro e puntino direttamente su quella Mps che il Tesoro vuole privatizzare in tempi brevi con la preziosa consulenza di Mediobanca, storico alleato di Cimbri.

Fonte: logo_mf