Decreto Agosto, le misure sul mercato del lavoro sono davvero insufficienti

di Gabriele Fava

Il momento storico che stiamo vivendo ci induce a compiere profonde riflessioni sul mercato del lavoro e sugli interventi legislativi che, ora più che mai, si rendono necessari. La riflessione muove muovere da quelle che sono le necessità del mercato del lavoro. La prima e più rilevante, tra queste, è quella di creare e favorire l’occupazione. E ciò dovrà essere fatto considerando che il mondo del lavoro è profondamente cambiato, con l’impatto che le trasformazioni tecnologiche stanno avendo e potranno avere sul lavoro. Sono nati nuovi bisogni e di conseguenza nuovi prodotti e da tali nuove economie potrà derivare un incremento dell’occupazione, associato a cambiamenti qualitativi e quantitativi nelle prestazioni lavorative. Si pensi allo smart working, esempio lampante di come la trasformazione abbia avuto luogo e di come siano concreti detti cambiamenti qualitativi e quantitativi. Manca, però, il passaggio ulteriore: quello di favorire il lavoro agile, in termini di infrastrutture, e non solo proponendo interventi legislativi volti a coprire la mera necessità di un momento.

Lo svolgimento dell’attività lavorativa in regime di smart working deve essere favorito prevedendo incentivi utili per la realizzazione di appositi hub, nei quali, nei vari agglomerati urbani, i lavoratori possano agevolmente accedere ad internet e possano svolgere, in sicurezza, la prestazione, nei pressi della propria abitazione o in luoghi vicini alle scuole, in modo che la conciliazione della vita privata con il lavoro possa essere una realtà e non solo uno slogan. Non si potrà, inoltre, prescindere dalle nuove economie, oggi potenzialmente trainanti all’interno del mercato, con importanti riflessi sul tema dell’occupazione. Si pensi alla silver economy, ovvero l’economia che si basa sui consumi della parte più anziana della popolazione, di età superiore ai 50 anni. Si tratta di un insieme di attività che impatta in maniera trasversale vari mercati e ambiti produttivi. Si pensi al settore farmaceutico, dei servizi per la salute, a quello delle residenze per anziani, ma anche al mondo dei servizi culturali e ricreativi, a quello dei viaggi e del turismo, dell’alimentazione e dell’enogastronomia, al mondo dei servizi bancari e assicurativi, e, non ultimo, al mercato immobiliare. Il processo di concentrazione di ricchezza si sposta progressivamente proprio nelle fasce più anziane della popolazione le cui richieste, dunque, assumono un ruolo determinante nell’economia del Paese. Nel quadro appena delineato, preponderante è il ruolo della digitalizzazione, sulla quale dovrà essere incentrata l’attenzione del legislatore, per favorire una ripresa economica e con essa, l’occupazione. L’attuale contesto macroeconomico italiano è indubbiamente influenzato dal trend globale della cosiddetta Industry 4.0: una vera e propria quarta rivoluzione industriale che, applicando nuove tecnologie alle tecniche produttive oggi in uso, sta cambiando radicalmente l’attuale modo di concepire la produzione. È un cambiamento radicale che nello scenario odierno rappresenta una vera e propria opportunità. La digitalizzazione ha due effetti dirompenti sul mondo del lavoro: la centralità delle soft skills e l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale nelle aziende. Le soft skill, le cosiddette «competenze trasversali», sono al centro dell’attenzione del mercato del lavoro e costituiscono una componente chiave all’interno del processo di selezione del personale, proprio perché i nuovi modelli lavorativi saranno fondati sulla collaborazione tra uomo e macchine, grazie a un’importante integrazione di hard e soft skill. Per queste ultime si intende una particolare abilità di natura cognitivo-relazionale propedeutica all’interazione efficace e produttiva con gli altri, sia sul posto di lavoro che al di fuori di esso; non si tratta, quindi, di competenze tecnico-specialistiche. Tutte quelle conoscenze che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze professionali pregresse sono denominate hard skill.

Le nuove sfide richiederanno alle aziende la capacità di coniugare skill umanistiche e scientifiche all’interno di nuovi team di lavoro multidisciplinari, formati da risorse con profili e background diversi. In tale scenario, la formazione del personale ricoprirà un ruolo cardine e la preparazione e formazione sulle competenze digitali è il fil rouge senza il quale il concetto di Industry 4.0 è inconcepibile. Le politiche attive, dunque, dovranno puntare in maniera pregnante sulla formazione, per favorire la trasformazione che avrà luogo dalla profonda interazione tra l’uomo e la macchina che progressivamente incrementerà nel futuro prossimo. La riflessione sui temi appena operata ha un comune denominatore, quello dell’occupazione che dovrà essere l’obiettivo preminente di tutte le politiche del lavoro. Il mercato del lavoro sta subendo una crisi senza precedenti: il ricorso ai sussidi emergenziali non sana la ferita, ma la tampona momentaneamente. Solo favorendo l’occupazione si potrà pensare di curare una situazione, a oggi, pericolosamente incrinata.

Fonte: logo_mf