Crédit Agricole frena nel trimestre

di Marco Capponi
Secondo trimestre in calo per il colosso bancario francese Crédit Agricole, che nonostante la crisi pandemica da Covid-19 è però riuscito a contenere la diminuzione di utili e ricavi. Nel periodo aprile-giugno l’istituto di credito guidato dal ceo Philippe Brassac ha conseguito profitti netti per 1,48 miliardi di euro, in calo del 18,2% su base annua, con ricavi scesi del 4,6% a 8,02 miliardi ed un Cet1 capital ratio che ha mostrato un robusto 16,1%. «L’attività commerciale del gruppo», spiega la banca guidata dal ceo Philippe 
Brassac, «è stata buona durante il periodo, ma particolarmente sostenuta alla fine di esso» mentre gli asset in gestione sono cresciuti del 7,1% rispetto al corrispondente periodo del 2019, così come le assicurazioni vita (+1,6%). I network del banking retail sono rimasti solidi sia in Francia sia in Italia: i mutui accesi hanno registrato un valore di 726,9 miliardi (44,2 in Italia), in crescita dell’8,7% su base annua (+4,9% il dato italiano). Inoltre Crédit Agricole ha annunciato di aver acquisito, da inizio 2020, 685 mila nuovi clienti (55 mila in Italia), soprattutto nel mese di giugno. E proprio nel nostro Paese, il secondo mercato domestico della banca, il prestatore transalpino ha fatto registrare nel semestre un utile netto pari a 334 milioni di euro, in calo tendenziale del 27%, con un risultato di competenza del gruppo di 257 milioni (-25% anno su anno). Una dinamica per lo più influenzata dagli accantonamenti prudenziali a fronte della crisi Covid-19. Diversi invece i numeri relativi alla divisione di Agricole che opera nella Penisola, la quale ha chiuso il periodo con un utile in calo del 38% a 97 milioni di euro a fronte di rettifiche straordinarie per 108 milioni. La raccolta diretta ha fatto registrare un aumento del 4% da fine 2019 grazie sia alla crescita di depositi e conti correnti sia alle emissioni di covered bond per 1,25 miliardi complessivi mentre il risparmio gestito ha segnato un +1% e la bancassurance è salito con una produzione nei mesi di maggio e giugno più che doppia rispetto ai mesi di marzo e aprile, tornando al livello ante Covid-19. (riproduzione riservata)

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