Consumi, il mercato langue

Consumi, il mercato langue.
LA FOTOGRAFIA SCATTATA DALL’OSSERVATORIO CONFIMPRESE – EY SULL’EFFETTO DEL COVID-19

Pagina a cura di Antonio Longo

Il mercato dei consumi arranca, con settori più penalizzati di altri, fatta eccezione per l’e-commerce.

Basti pensare che, nel primo semestre del 2020, rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno, si è registrata una flessione pari al 43%. La peggiore performance è stata quella del comparto abbigliamento (-45%), seguito dalla ristorazione (-44,4%) e da altri comparti non food (-31%). Sono i dati che emergono dall’indagine condotta dall’Osservatorio permanente sui consumi di mercato Confimprese – EY sui consumi relativi alla prima parte dell’anno, caratterizzato dal lockdown, sostanzialmente totale, durato ben tre mesi a seguito dell’emergenza Covid-19. «Al di là delle cifre che con un calo del 43% nella prima metà anno fanno difficilmente ipotizzare una chiusura 2020 migliore di un -25/-30% con impatti notevoli sulla redditività del settore e sulla continuità di molti operatori», commenta Mario Maiocchi, consigliere delegato Confimprese, «occorre soffermarsi sulle modifiche strutturali nei modelli di vita, in particolare smartworking e viaggi di affari e di flussi internazionali.

Saranno da valutare gli sviluppi sulle location highstreet delle grandi città e sul canale travel per la ridotta presenza e traffico di lavoratori e turisti internazionali, questi ultimi anche con impatto su outlet e centri commerciali. Di contro ci sarà un ritorno di attenzione su location periferiche delle grandi città e centri storici delle città di provincia».

Il post lockdown. Il mese di giugno, ossia il primo mese post Covid senza chiusure imposte, ha fatto registrare un calo pari al 27% delle vendite. Anche in questo caso, i settori merceologici in maggiore sofferenza sono stati l’abbigliamento (-32%) e la ristorazione (-30%), le altre categorie merceologie non food, invece, hanno evidenziato una crescita positiva pari al 15%. Tale ultimo risultato, secondo le analisi condotte dagli esperti, deriva principalmente dal segmento di mercato dei beni durevoli in riferimento ai quali si sono fatti sentire i benefici effetti della ripresa della consegna delle merci e di una significativa quota di recupero di decisioni di acquisto rimaste sospese durante il lockdown. Di rilievo i risultati del canale e-commerce che ha registrato un saldo positivo pari al 135% nel trimestre aprile-giugno e, anche con i negozi fisici aperti, ha mantenuto una crescita del 54% nel mese di giugno, se comparato al 2019. «Se guardiamo i trend negli ultimi 4 mesi, cioè solo quelli influenzati dal Covid-19», osserva Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy EY, «possiamo vedere come il trend negativo del canale fisico sia stato pari al -62%, cioè si sono persi quasi i due terzi delle vendite rispetto all’anno scorso. In particolare, notiamo che l’abbigliamento e la ristorazione hanno registrato trend negativi del 65%, mentre un po’ meglio è andato il comparto altro non food con una decrescita del 47%. Tuttavia, dei segnali incoraggianti si possono cogliere: le vendite online mantengono una forte crescita a giugno (+54%), mentre le vendite del canale fisico, scese del 27%, si posizionano nell’intervallo alto del trend negativo che avevamo previsto per la fase 2 corrispondente ad un range negativo tra il 20 e il 40% rispetto al 2019».

I diversi canali di vendita. Nel mese di giugno, la flessione di centri commerciali, outlet e highstreet delle grandi città (ossia le principali vie commerciali) si attesta intorno al -30%. Va un po’ meglio per le aree periferiche delle grandi città e delle città di provincia con una riduzione pari al -20%, con il segmento legato ai viaggi che si presenta come il canale più in sofferenza con un -72%. Considerando l’intero primo semestre 2020, i dati contenuti nel report delineano un trend caratterizzato da centri commerciali, outlet e highstreet delle grandi città che presentano una flessione che gravita intorno al -45%, mentre le aree periferiche delle grandi città e le città di provincia si aggirano intorno al -20%, infine è sempre il settore viaggi e vacanze il canale che risulta più in sofferenza con un -58%

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