Smart city e cybersecurity

La cybersecurity delle smart city richiede un cambiamento profondo di cultura da parte degli amministratori, dei progettisti digitali e dei consulenti.

Una nuova ricerca suggerisce che le più grandi città del mondo dovranno investire miliardi di euro in più nella propria infrastruttura per proteggere i dati dei cittadini. Dei circa 120 miliardi di euro previsti da spendere a livello globale per la sicurezza informatica delle infrastrutture critiche nelle città da qui al 2024, il 44% sarà suddiviso in protezione dei dati per le utility (energia), per la sanità, per la pubblica sicurezza, per i trasporti, per l’acqua e per i rifiuti. Lo sostiene lo studio di un gruppo di analisti di Abi Research appena pubblicato.
La spesa sinora prevista sarà di circa 53,1 miliardi di euro e non è sufficiente, dice Dimitrios Pavlakis, analista di Abi Research.

Pavlakis dice che gli investimenti nella sicurezza digitale non sono abbastanza e potrebbero mettere a repentaglio gli elementi chiave di intelligenza, efficienza e sostenibilità delle future implementazioni delle città intelligenti.

La preoccupazione fa eco a un crescente consenso da parte dei governi e del settore della cybersecurity sul fatto che viene dato loro troppo poco controllo sulle tecnologie fondamentali utilizzate per costruire città connesse.

Il caso più evidente è quello dei prodotti legati alle reti 5G. Il 5G servirà a realizzare le smart city, mettendo in rete edifici, macchine e persone.
Secondo Abi Research attualmente le reti cittadine si intrecciano molto in profondità: reti di sorveglianza, di assistenza sanitaria e dei servizi pubblici si scambiano dati e mancano di livelli adeguati di sicurezza per contenere le violazioni dei dati e deviare gli attacchi informatici.

Il numero di connessioni di rete ad ampio raggio utilizzate per oggetti come lampioni, telecamere di sorveglianza e sensori di qualità dell’aria dovrebbe salire a circa 1,3 miliardi entro il 2024, secondo Abi Research, rispetto a circa 696 milioni di oggi. Solo la metà di questi sarà installata su reti in grado di gestire le minacce informatiche.

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