Allarme delle casse previdenziali sul dl Investimenti

di Anna Messia

La cassa dei commercialisti alza l’allarme sul regolamento degli investimenti per gli enti di previdenza. Dopo otto anni di attesa il governo si appresterebbe infatti ad adottare lo schema di regolamento previsto dalla legge 98 del 2011 ma senza aver cambiato la sostanza di un testo che «si preannuncia obsoleto prima ancora di nascere», spiega Walter Anedda, presidente della cassa dei dottori commercialisti (Cnpadc). La preoccupazione è condivisa con le altre casse previdenziali di categoria, tanto che l’Adepp proprio ieri ha scritto una lettera ai ministeri dell’Economia e del Lavoro per segnalare i rischi del regolamento. «Non siamo contrari alle regole sugli investimenti», spiega Anedda, «ma non condividiamo l’impostazione di fissare rigidi paletti numerici senza riuscire a garantire maggiore trasparenza e correttezza». Intanto la cassa dei commercialisti continua a mostrare bilanci in crescita. Gli asset complessivi hanno raggiunto gli 8 miliardi e si registra un flusso significativo di nuovi iscritti, con un aumento dei redditi e del giro d’affari dei commercialisti, come evidenziato dalla seconda edizione del Reputational Report, il documento di rendicontazione sociale appena pubblicato dalla cassa. «Il numero degli iscritti a fine 2018 era pari a 68.552. Il dato conferma il trend di crescita, con una variazione del 2% rispetto all’anno precedente», continua Anedda. Sul fronte degli investimenti la cassa sta guardando con attenzione a quelli alternativi (come private equity e private debt) che hanno dimostrato di saper reggere anche alle perdite registrate dal mercato nel 2018. Oggi questi strumenti alternativi rappresentano il 13% degli 8 miliardi di asset della cassa, mentre il 10% è investito in immobili. «Abbiamo investimenti sia diretti sia fondi immobiliari», aggiunge Anedda, sottolineando le azioni di miglioramento nella gestione del mattone: nel 2018 il tasso di morosità è stato lo 0,81% contro il 6,3% del 2014 e la messa a reddito degli immobili è pari all’87,3%. Fino a poco tempo fa gli investimenti immobiliari riguardavano l’Italia, «ma di recente abbiamo avviato investimenti in fondi di fondi per diversificare all’estero», conclude Anedda. (riproduzione riservata)

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