di Anna Messia

Durante le vacanze, iniziate in questi giorni, Frédéric de Courtois potrà dedicare un po’ più di tempo alla sua passione di divorare libri di ogni tipo, dai saggi ai romanzi, dalla storia alla geopolitica. Una volta tornato dalla pausa estiva gli impegni per il lavoro rischiano poi di farsi decisamente pressanti. Il nuovo assetto organizzativo di Generali Assicurazioni , che partirà dal primo settembre, fa di fatto del manager francese, già a capo dell’internazionale e delle global business lines del Leone, il braccio destro del group ceo, Philippe Donnet. Non sarà un direttore generale, ruolo che secondo lo statuto della compagnia assicurativa avrebbe richiesto un riporto diretto di de Courtois al consiglio di amministrazione, creando un pericoloso dualismo con il group ceo, che in passato aveva portato l’ex dg Alberto Minali a lasciare la compagnia. Ma de Courtois, che avrà la funzione di general manager, rispondendo a Donnet, sembra essere addirittura qualcosa di più di un direttore generale. Sotto la sua responsabilità ricadranno infatti ben 11 funzioni cruciali per la compagnia: dal cfo di gruppo (da settembre sarà Cristiano Borean) al responsabile del marketing (Isabelle Conner) passando per l’area fusioni e acquisizioni (Gianluca Colocci) e per il group strategy e business acceleration (Bruno Scaroni). Ma pure il responsabile danni (Franco Urlini) e vita (Thanos Moulovasilis) e bancassicurazione (Claudio Chiesa) di Generali risponderanno a de Courtois.

Una bella responsabilità per il manager che già in passato ha dimostrato di sapersi muovere bene sia nel business industriale assicurativo sia in ambito finanziario. Un riassetto organizzativo che sarà funzionale alla realizzazione del nuovo piano industriale 2019-2021 che sarà presentato al mercato il prossimo 21 novembre, ha spiegato Donnet, e a chi gli faceva notare la decisione di promuovere un altro manager francese nel gruppo assicurativo italiano rispondeva di avere scelto semplicemente la persona giusta per il ruolo richiesto, guardando alla competenza e non alla nazionalità.
Del resto il manager sembrano avere una connotazione decisamente internazionale (parla correntemente cinque lingue, italiano, francese, inglese, giapponese e tedesco), e il rapporto con Donnet è di lunga data e ben rodato. Insieme, quando erano entrambi in Axa , hanno ristrutturato e rilanciato due aziende del gruppo francese, lavorando in team per sei anni. Prima, nel 2001, hanno risistemato la società immobiliare, Axa Real Estate, proprio nel biennio in cui ci fu l’attacco al world trade center di New York. Poi è arrivata la sfida del Giappone, dove Donnet come ceo e de Courtois come deputy ceo e cfo, hanno dovuto fare i conti con tassi d’interesse negativi rilanciando la compagnia di Axa in un contesto decisamente sfidante.

Un’esperienza durata sei anni, in cui de Courtois ha lavorato appunto sia nella finanza sia nel business, che è stata determinate nella carriera del manager che si dice molto legato a tre Paesi: la Francia, dove è nato e dove torna spesso nella sua casa a Pont Aven, in Bretagna, il Giappone appunto e poi l’Italia, dove vive con la moglie e i tre figli a Milano. Loro parlano italiano senza accento francese, dice scherzosamente de Courtois, che in cima ai suoi valore ha la fede in Dio e la famiglia, non rinunciando mai a trascorrere tempo con i figli nonostante i tanti impegni di lavoro.
In Italia il manager ci è arrivato per la prima volta più di dieci anni fa, nel 2007, assumendo il ruolo di numero uno di Axa Italia che in passato, ironia della sorte, aveva ricoperto anche Donnet. Ha fatto crescere la compagnia e fatto fruttare l’alleanza bancassicurativa con il Monte dei Paschi (sedeva nel cda di Mps ), tenendo duro anche nei momenti più complicati per la banca. Poi, due anni fa, è arrivata la chiamata di Donnet i che gli ha affidato l’impegnativo compito di dare attuazione al maxi piano di riassetto geografico del Leone nel mondo, dismettendo gli asset considerati non più core. Un incarico che de Courtois ha chiuso prima del tempo, vendendo tra le altre cose le controllate in Olanda o il Belgio o in Irlanda e incassando 1,5 miliardi rispetto al miliardo che era stato inizialmente previsto.

Ora è il momento delle nuove sfide, per dare attuazione al piano che partirà con il prossimo anno e che trasformerà profondamente Generali , ha preannunciato Donnet. Non resta che attendere. Intanto è il momento del relax e delle letture. Tra i libri messi da parte da de Courtois in vista delle vacanze, che saranno tra la Toscana e la Bretagna, c’è «I sette peccati capitali dell’economia italiana», di Carlo Cottarelli. Un paese sorprendente l’Italia, che ha un’incredibile capacità imprenditoria, dice spesso il manager ai suoi collaboratori. Cultura che de Courtois vuole portare sempre di più anche all’interno del gruppo Generali . (riproduzione riservata)

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