di Emanuela Micucci

Presidi ed enti locali, l’uno contro l’altro armati. È scontro a margine delle audizioni presso le Commissioni riunite Cultura e Lavoro della Camera sui due disegni di legge Pellegrino-Carocci sulla sicurezza delle scuole e la responsabilità dei dirigenti scolastici. Da una parte l’Anci (associazione nazionale comuni italiani) e l’Upi (unione province italiane) che, martedì, hanno respinto entrambe le proposte di legge. Dall’altra i presidi che, ieri, con la Cisl scuola hanno invitato a rispondere ciascuno per le proprie competenze, evitando «lo scaricabarile evocato durante l’audizione». «Il problema da risolvere è a monte», sottolinea Francesca Zaltieri, rappresentante Upi nel Consiglio superiore della pubblica istruzione. «Le province, riformate dalla Legge Delrio, continuano oggi ad essere attori primari nel settore dell’istruzione e dell’edilizia scolastica, dal momento che tra le funzioni fondamentali è confermata la gestione dell’edilizia scolastica.

Ridotti alla canna del gas per mancanza di trasferimenti statali, comuni e province, allora, chiedono risorse certe per poter intervenire in modo tempestivo non solo per realizzare nuovi edifici scolastici, ma anche per garantire la manutenzione ordinaria e il personale necessario, la consegna delle certificazioni previste per legge. Partendo da un incontro urgente con la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli per «la definizione dei criteri su cui impostare la nuova programmazione triennale 2015/2018», annuncia Zaltieri. Tutte richieste condivise dei presidi. Tuttavia, commenta la segretaria generale della Cisl scuola Maddalena Gissi, come «gli enti locali non possano rispondere di ciò che non conoscono» «anche il dirigente scolastico non può essere chiamato a rispondere di ciò che non conosce, che non gestisce e sul quale non ha alcun potere di spesa»: «non interviene nei locali tecnici, non interviene né può intervenire, ad esempio, su caldaie, impianti elettrici e idraulici, tetti e sottotetti».

Il nodo centrale per sbrogliare la matassa resta il ruolo del preside. Nessuno», conclude Gissi, può assicurare condizioni di sicurezza senza poteri di decisione, di gestione e di spesa ed in assenza di strutture tecniche, che invece sono incardinate negli enti locali».

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