La quota Montepaschi non è strategica

Il Leone di Trieste gestirà «in modo molto opportunistico» la quota azionaria detenuta nel capitale del Montepaschi dopo l’ingresso dello stato, avvenuto in seguito al recente salvataggio dell’istituto: così si è espresso Donnet nel corso dell’incontro con gli analisti finanziari. «Al momento non sappiamo con precisione a quanto ammonterà la nostra partecipazione, ma crediamo che saremo il secondo azionista per peso, alle spalle dello stato».

La quota in Mps, ricevuta in seguito alla decisione di aderire all’opa volontaria promossa dalla banca senese su strumenti subordinati (operazione che prevedeva, appunto, un obbligo di reinvestimento in nuove azioni), «non rappresenta comunque una posizione strategica», ha sottolineato l’amministratore delegato di Generali. «Naturalmente gestiremo questo investimento con l’obiettivo di massimizzarlo, saremo molto opportunistici».

Secondo fonti di mercato, il controvalore di bond convertibili Mps sottoscritti a suo tempo dalla compagnia triestina sarebbe stato di circa 400 milioni di euro e avrebbe conferito il diritto di ricevere una quota di azioni compresa fra il 7 e l’8% in sede di conversione. Un livello che, giocoforza, dovrà essere rivisto al ribasso, per via dell’effetto diluitivo che ha comportato l’ingresso del Tesoro nella compagine azionaria.

Quanto al fatto che sia già operativo un rapporto di bancassicurazione tra il Montepaschi e il gruppo francese Axa, Donnet ha commentato: «Va bene così, fa parte della sua storia. Questo non ci crea disagio particolare. Vedremo se ci sono opportunità per noi».

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