Dopo Autovelox e Tutor, l’incubo degli automobilisti si chiama drone

di Andrea Brenta

In principio fu l’autovelox: a fotocellula, telelaser o video. Poi arrivò il Tutor, che permette di rilevare la velocità media dei veicoli sulle autostrade, grazie a sensori nell’asfalto e portali con telecamere. Ben presto affiancato da Vergilius, in funzione sulle strade statali.

Ora il nuovo spauracchio degli automobilisti indisciplinati si chiama drone.

A Bordeaux, in Francia, da alcune settimane la polizia stradale utilizza droni per rilevare comportamenti pericolosi difficili da sanzionare, come il mancato rispetto della distanza di sicurezza, il sorpasso a destra, la circolazione sulla corsia di emergenza e così via.

Per gli automobilisti francesi è difficile accorgersi dell’apparecchio di appena 45 centimetri di diametro che vola sopra di loro a un’altezza di una trentina di metri.

In compenso, i poliziotti piazzati nelle vicinanze ricevono in tempo reale un’immagine panoramica e in alta definizione della strada e constatano l’infrazione «in diretta». L’obiettivo, spiegano alla prefettura della regione Nuova Aquitania, non è di fare cassa ma di rilevare comportamenti pericolosi e di far capire agli automobilisti che «i controlli possono avere luogo dovunque e per tutti i tipi di infrazione». Nel mirino della polizia stradale francese ci sono soprattutto i camion. Spesso provenienti dai paesi dell’Est, i camionisti pagano subito la multa e riprendono la strada.

Più «ecologico» di aerei ed elicotteri, il drone offre anche un altro vantaggio: le immagini catturate sono messe a disposizione del ministero in caso di controversie. In compenso il suo utilizzo è molto inquadrato e regolamentato. Ogni volo deve infatti ottenere l’autorizzazione della Dgac, la Direzione generale dell’aviazione civile, mentre la polizia stradale deve identificare zone di utilizzo in sicurezza, dove un’eventuale caduta dell’apparecchio avvenga senza alcun pericolo.

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