Generali, utili semestrali in calo ma sopra le attese

Nel primo semestre dell’anno Generali ha riportato un utile netto in calo a 1,26 miliardi di euro (1,456 mld 1° sem 15) e un utile operativo in flessione a 2,487 miliardi (2,779 mld).

Entrambi i dati risultano comunque oltre il consensus medio degli analisti e spiegano la buona verve del titolo a Piazza Affari.

Nel segmento Vita, la raccolta netta ha superato i 7,5 miliardi di euro, pur in flessione tendenziale del 7,3%, mentre i premi sono diminuiti del 3,5% a 25,8 miliardi. Il valore della nuova produzione, più profittevole, è comunque cresciuto del 38,4% a 0,656 mld con margini in crescita del 25,5% (+7,9 pp). Nel Danni, i premi sono segnalati in crescita dell’1,3% a/a a 11,1 miliardi; il risultato operativo del segmento segna invece una flessione del 5,6% a 1,042 miliardi, a seguito di minori redditi correnti. Il risultato tecnico migliora del 5,6% tendenziale, mentre il combined ratio regge al 92,3% (-0,3 pp).

Dal punto di vista patrimoniale, il Leone raggiunge a fine giugno un patrimonio netto di gruppo a 24,562 miliardi (+4,25 a/a), mentre regulatory solvency ratio e economic solvency ratio correggono rispettivamente al 161% (171% nel 2015) e al 188% (202%).

In una conference call di commento ai risultati, il Group Ceo Philippe Donnet ha annunciato novitá sotto il profilo della strategia di gruppo che “resta valida, così come i target; è tuttavia cambiato lo scenario in cui operiamo. Motivo per cui ora a fare la differenza è l’esecuzione: per creare valore nel lungo termine siamo costretti a diventare piú veloci“, ha detto infatti il top manager.

Per migliorare ulteriormente le performance e preservare i margini – ora che si è concluso il turnaround finanzario voluto dall’ex capo azienda Mario Greco grazie a cui ora la compagnia è piú solida – Donnet e la sua prima linea di manager puntano a “razionalizzare e semplificare il business, garantire una forte attenzione ai costi e concentrare le risorse negli ambiti ritenuti maggiormente profittevoli”. Nel dettaglio, il capo azienda ha chiarito che nei prossimi mesi si punterá a “ribilanciare la struttura del portafoglio, privilegiando i business che richiedono minor capitale”. Confermata, inoltre, la “forte spinta all’innovazione”.

Il turnaround che la compagnia affronterá nell’immediato futuro sará di tipo industriale. “Serve efficientare le strutture operative eliminando nel contempo le ridondanze“, risultato che potrá essere ottenuto per esempio “unificando le piattaforme informatiche, operative e di prodotto“. Un’evoluzione del business model che, ha assicurato Donnet, “andrá eseguita con grande attenzione e velocitá”.

Su questo fronte, il Group Ceo della compagnia triestina ha detto che in ogni Paese in cui le Generali operano si punterá ad avere “performance di alto livello”. Il che implicherá inevitabilmente anche qualche taglio di rami secchi. “Ci sono mercati in cui le nostre societá non hanno le potenzialitá per raggiungere il livello di eccellenza che vogliamo“, ha infatti riconosciuto Donnet, spiegando che “potremo riallocare le risorse verso mercati che riteniamo a maggiore attrattivitá”. Un discorso valido “non solo per aree geografiche ma anche per linee di business”, fronte su cui a essere privilegiate saranno prodotti legati ai business “Salute, Malattia e Protection, oltre alle Unit Linked del Ramo Vita”, ossia “linee di business che reputiamo ad alto potenziale di crescita e che sono a basso assorbimento di capitale e di cassa”. Non sono inoltre escluse a priori acquisizioni che tuttavia potranno avvenire “solo in modo opportunistico”.

Nel corso della conference call, Donnet ha infine affermato che le Generali sono pronte a iniettare fino a ulteriori 200 milioni di euro – cifra che si aggiunge ai 150 milioni giá investiti pochi mesi fa – per la ricapitalizzazione del fondo Atlante (o per la costituzione di un veicolo ad hoc, generalmente indicato come ‘Atlante 2’). Tale operazione servirá ad accrescere le munizioni a disposizione del veicolo di Quaestio Capital in vista della seconda mission che è chiamato ad affrontare dopo aver salvato Bpvi e Veneto Banca: alleggerire il sistema bancario italiano accollandosi sofferenze a un prezzo meno penalizzante per gli istituti.