Eurolandia non soffre la Brexit

di Marcello Bussi
Sembra proprio che l’Europa scamperà alle catastrofi pronosticate in caso di Brexit. Dopo il clamoroso aumento del 5,9% delle vendite al dettaglio nel Regno Unito a luglio, ieri si è visto che la vittoria dei Leave al referendum sulla permanenza nell’Ue non ha avuto effetti negativi nella zona euro: il relativo indice Pmi composito preliminare elaborato da Ihs Markit (che comprende sia l’attività manifatturiera che quella dei servizi) ad agosto è leggermente aumentato, salendo a quota 53,3 da 53,2 di luglio, ai massimi da sette mesi. Nessun impatto negativo dalla Brexit, quindi. E così le borse europee hanno tirato un sospiro di sollievo: Francoforte ha chiuso in rialzo dello 0,9%, Parigi dello 0,7%, Piazza Affari addirittura del 2,5%, ma in questo caso sono state le voci di cessione della polacca Pekao da parte di Unicredit a fare volare i titoli bancari.

Nel dettaglio, in Eurolandia il dato sull’attività del settore servizi è salito ad agosto a 53,1 punti dai 52,9 di luglio, mentre quello sul manifatturiero è sceso a 51,8 punti dai 52 del mese precedente. Sorprendentemente sono andati bene la Francia, l’Italia (anche se in questo caso Markit non ha diffuso il dato specifico) e i Paesi cosiddetti periferici, mentre a deludere è stata la Germania, dove il Pmi servizi è sceso a quota 53,3 da 54,4 di luglio e del consenso, ai minimi da 15 mesi. Il dato resta comunque ben al di sopra della soglia dei 50 punti, sotto la quale l’attività è in contrazione. Il dato composito della Germania si è attestato a 54,4 punti dai 55,3 di luglio, con il manifatturiero che ha subito un ribasso inferiore rispetto al comparto dei servizi, raggiungendo 53,6 punti da 53,8, ai minimi da tre mesi.

In Germania «le condizioni delle imprese costituiscono un po’ più una sfida» ad agosto, ha commentato Oliver Kolodseike, economista di Markit, ricordando che la produzione, i nuovi ordini e l’occupazione sono tutti cresciuti a un ritmo più debole rispetto a luglio. In Francia il Pmi servizi preliminare si è attestato a 52 punti, in aumento rispetto ai 50,5 di luglio, meglio del consenso a 50,5. L’indice preliminare relativo al manifatturiero francese è risultato pari a 48,5 punti, in ribasso rispetto ai 48,6 di luglio e al consenso a 48,8 punti. I dati preliminari di agosto sui Pmi della zona euro mostrano che «la crescita dell’area resta stabile nel terzo trimestre», mentre «nessun segno di ripresa è stato compromesso dall’incertezza post Brexit», ha osservato Chris Williamson, capo economista di Ihs Markit. Le cifre suggeriscono che, probabilmente, la ripresa della zona euro continuerà nei prossimi mesi.

A sollevare le borse sono anche arrivate le dichiarazioni dell’esponente del comitato esecutivo della Bce, Benoit Coeure, rilasciate nel corso di una tavola rotonda a Ginevra. Dopo l’estensione del programma di Qe, ha detto Coeure, la Bce potrebbe essere costretta ad agire nuovamente se i governi dell’Eurozona continueranno a lasciare a desiderare in termini di riforme per il rilancio dell’economia. «Se non accadrà molto sul fronte delle riforme strutturali e della politica fiscale, allora la Bce farà di più», ha affermato Coeure, avvertendo però che «più facciamo, più effetti collaterali si materializzeranno». Un esempio di tali effetti collaterali, ha detto, è per esempio l’impatto dei tassi negativi sulla redditività delle Landesbank tedesche, che ha aumentato in Germania l’opposizione alle politiche dell’Eurotower. Il prossimo direttivo della Bce è in programma il prossimo 8 settembre. Il presidente Mario Draghi aveva avvertito lo scorso luglio che Francoforte è «pronta, disposta e capace di agire», se necessario. (riproduzione riservata)

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