Su Fondiaria-Sai per Unipol vittoria a metà Pesa l’inchiesta dei Pm e l’inoptato degli aumenti

di Carlotta Scozzari

Vittoria a metà di Mediobanca nell’ambito del complesso riassetto di Fondiaria-Sai. Se, infatti, da una parte Unipol, fortemente sponsorizzata dall’istituto di Piazzetta Cuccia, ha avuto la meglio sui rivali Sator e Palladio, dall’altra la progettata maxi-fusione a quattro (tra Premafin, la stessa Fonsai, Milano Assicurazioni e il braccio assicurativo della compagnia bolognese) è continuamente messa alla prova. A tentare di comprometterne l’esito, ultimi in ordine di tempo visto che i colpi di scena in questa «telenovela» non sono mancati, sono stati gli esiti non troppo incoraggianti degli aumenti di capitale da 2,2 miliardi complessivi di Fonsai e Unipol e, soprattutto, il faro acceso sulle ex società della famiglia Ligresti dalle Procure milanese e torinese. Per quel che riguarda le ricapitalizzazioni, i consorzi di garanzia capitanati da Mediobanca, e composti da Unicredit, Barclays Bank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Nomura e Ubs, hanno scelto di far slittare l’asta sull’abbondante fetta di azioni rimaste inoptate al termine degli aumenti, pari a quasi 700 milioni, alla fine di agosto (probabilmente il 27). Gli istituti di credito hanno deciso di prendere tempo non solo a causa dei timori sull’andamento dei mercati in estate ma anche perché i compratori sembrano latitare. Nei giorni scorsi, tra i (pochi) «papabili», circolava il nome di Blackrock, che tuttavia l’8 agosto ha annunciato di essere salita al 5,03% della compagnia guidata da Carlo Cimbri grazie ad acquisti del 30 luglio effettuati fuori dall’aumento da 1,1 miliardi. Quanto all’inchiesta della Procura, che vede indagati per ostacolo all’attività di vigilanza sia Salvatore Ligresti sia l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, c’è chi ha ipotizzato che, a seconda di come verranno interpretati gli accordi presi nel famigerato «papello», la Consob potrebbe far scattare l’obbligo di Opa su Premafin (qualcuno sostiene «a cascata» anche su Fonsai). Una circostanza che, nell’ipotesi estrema, potrebbe far saltare l’intera fusione. Intanto, dalla semestrale Fonsai è emerso che, nella prima metà del 2012, la compagnia ha pagato 1,2 milioni in consulenze allo studio legale Marco Cardia, del figlio dell’ex presidente della Commissione, Lamberto.