Banche italiane ancora solide Ma poco liquide

A luglio il sistema ha raddoppiato a 80 miliardi la richiesta di prestiti alla Bce. Tensioni arrivano da cds, titoli di Stato, spread tra Euribor e Ois

CACCIA ALL’ULTIMO CENT Nessun rischio di sistema per gli istituti di credito italiani. Ma i dati degli ultimi tempi costringono gli analisti a tenere le antenne rizzate per intervenire prima che qualche scricchiolio possa trasformarsi in un crollo. A dare l’allarme ci sono i valori stellari raggiunti dai cds, il crescente spread tra l’Euribor e il tasso Overnight indexed swap (Ois), l’aumento dei prestiti concessi dalla Bce e l’incognita del reale valore dei titoli di Stato in portafoglio. Un mix esplosivo, che accende la miccia dei mercati a ogni scintilla. Come è successo martedì scorso, quando le banche dell’Eurozona avevano preso a prestito 2,82 miliardi dallo sportello di emergenza della Bce, una cifra quadrupla rispetto al giorno prima, al costo del 2,25%. O come è accaduto quando il Wsj aveva fatto sapere che la Fed ha messo sotto osservazione i livelli di finanziamento delle filiali di istituti europei negli Usa. Un analista che chiede l’anonimato, senza girarci intorno, sintetizza la situazione così: «Il sistema bancario italiano si è avvalso dei prestiti della Bce per 80 miliardi di euro a luglio, contro i 40 miliardi di giugno, e questo è un indicatore del fatto che sicuramente la pressione sulla liquidità della banche italiane è aumentata».
La situazione, dunque, presenta almeno qualche elemento di incertezza. «È difficile al momento stimare le conseguenze della crisi dei debiti sovrani sulla liquidità delle banche italiane», dice Elena Perini, analista, Cfa, dell’Equity research department di Centrobanca. Anche se, aggiunge, «l’ampia base retail dei depositi rappresenta una sorta di riparo». Un paio di istituti italiani, comunque, potrebbero aver bisogno presto di nuove iniezioni di capitale. «Da qui a fine anno – sostiene Perini – potrebbe annunciare un aumento di capitale Unicredit, che, in base alle nostre stime a fine 2013 si ritroverebbe con un Core tier 1 all’8,5% (Basilea 3), livello confortante ma inferiore a quello di Intesa Sanpaolo». Nel dettaglio, conclude l’analista, «un aumento di capitale di 5 miliardi di euro aggiungerebbe circa 100 punti base di Core tier 1». L’altro istituto che potrebbe avere bisogno di un intervento, poi, è il Banco Popolare, che starebbe avendo problemi nella cessione di un’ulteriore quota del 19% di Agos Ducato a Crédit Agricole.
Che l’istituto di piazza Cordusio possa intervenire in questo senso, pare essere un’opinione piuttosto diffusa tra gli analisti. «Unicredit ha un’esposizione lorda su titoli italiani pari a circa 40 miliardi – dice Gianluigi Cesano, responsabile analisi macroeconomica e fondamentale di Studio G2c – e l’istituto rischia di incappare in una perdita pari a circa 2,4 miliardi, che annullerebbe l’utile atteso per il 2011 e renderebbe estremamente probabile il ricorso a un aumento di capitale».
Unicredit a parte, Cesano ricorda che «i cds sui bancari non sono diminuiti in seguito agli acquisti della Bce, pertanto è come se il mercato ci dicesse che il rischio di problematiche delle banche non è sceso e i riacquisti dell’Eurotower sono serviti a riportare i rendimenti su livelli più accettabili, senza risolvere i problemi strutturali».
Secondo Francesco Leghissa, dell’Ufficio studi di Copernico Sim, invece, «è prematuro parlare di crisi di liquidità». «Se guardiamo allo spread tra il tasso overnight indexed swap (Ois) e l’Euribor a tre mesi – dice Leghissa – notiamo che il differenziale è salito nelle ultime settimane, indicando un aumento della difficoltà degli istituti a reperire fondi, ma siamo ben distanti dai massimi del 2008». In sintesi, quindi, «non si tratta di una crisi di liquidità del sistema, ma piuttosto di una crisi di fiducia del settore bancario, con gli istituti costretti a prendere soldi dove riescono, perfino facendoseli prestare dalle aziende».
Ancora più ottimista, infine, è il capo della Equity Research dell’Istituto centrale delle Banche popolari italiane (Icbpi), Luca Comi. «Non vedo banche italiane con problemi di liquidità – taglia corto – e mi sembra più il panico da crollo dei mercati, che il segnale di una nuova crisi di liquidità». Comi dice che «il sistema bancario italiano è ampiamente capitalizzato, non vedo problemi di solidità patrimoniale e mancano all’appello solo Bpm, che ha già annunciato l’aumento di capitale, e Unicredit, qualora dovesse essere inserita nel gruppo delle Sifi». In altre parole, «le banche italiane sono tutte a posto». Con una precisazione. «Nel comparto delle medie-piccole ci sarà sicuramente qualche intervento l’anno prossimo, ma non vedo urgenze». In generale, se le banche avranno problemi in futuro sarà per effetto di qualche crisi sistemica o per eventi non prevedibili.