Swiss Re lancia un avvertimento sulla tenuta della “fortezza svizzera” di fronte al cambiamento climatico: nonostante un sistema consolidato di gestione dei rischi naturali, l’aumento delle temperature sta creando un nuovo livello di vulnerabilità. La Svizzera gode di una protezione storicamente robusta contro eventi come alluvioni e tempeste, grazie a strategie di prevenzione, standard edilizi rigorosi, pianificazione di lungo periodo e un’ampia copertura assicurativa. Ma, come evidenzia il Swiss Re Institute, il caldo estremo è un rischio “diverso”: meno visibile, più difficile da assicurare e capace di amplificare rischi che il Paese finora ha gestito con successo.

La Svizzera si sta riscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale. Le giornate con temperature pari o superiori a 30°C sono raddoppiate rispetto al 1990, passando da circa 5 a 10–15 all’anno, con un’esposizione particolarmente intensa nelle aree urbane, dove l’effetto “isola di calore” mantiene le città fino a 6°C più calde delle zone circostanti. Le notti tropicali, con valori che non scendono sotto i 20°C, riducono la possibilità di raffreddamento e recupero, con impatti diretti sulla salute.

Swiss Re Institute richiama infatti un ventaglio di conseguenze sanitarie: aumento dei casi di colpo di calore, disidratazione, stress cardiovascolare e peggioramento delle patologie respiratorie, soprattutto tra anziani e persone fragili. Il riferimento alla grande ondata di calore europea del 2003 – che in Svizzera ha fatto salire la mortalità di circa l’1,5% – serve a ricordare con quanta rapidità le temperature elevate possano mettere sotto stress il sistema sanitario.

Il caldo, però, non agisce da solo. Swiss Re sottolinea come le alte temperature modifichino il comportamento di altri pericoli naturali. Le alluvioni restano la principale esposizione catastrofale assicurata del Paese, rappresentando circa il 60% delle perdite annue normalizzate. Dopo periodi prolungati di siccità, i terreni secchi assorbono meno acqua piovana, aumentando la probabilità di allagamenti superficiali rapidi durante i temporali intensi. Allo stesso tempo, la siccità indebolisce la resilienza agricola alla grandine, mentre lo scioglimento del permafrost destabilizza versanti montani.

Il gruppo ricorda il caso della valanga di roccia e ghiaccio a Blatten del maggio 2025, con perdite assicurate pari a 320 milioni di franchi svizzeri, come esempio concreto di come gli sforzi di adattamento non stiano impedendo l’emergere di nuovi scenari di danno. La combinazione di caldo, cambiamenti nella copertura del suolo e fusione dei ghiacci di alta quota ridisegna infatti le mappe di rischio in modo non lineare.

Per Swiss Re, la risposta deve essere locale e multilivello. Pur disponendo già di sistemi di allerta caldo, monitoraggio delle temperature urbane e misure mirate per i gruppi vulnerabili, una parte importante del patrimonio edilizio – abitazioni, scuole, strutture sanitarie – è stata progettata per un clima più fresco e necessita ora di interventi di adattamento. A livello urbano emergono soluzioni pratiche: riprogettazione degli spazi pubblici, incremento delle aree d’ombra e delle fonti d’acqua, minore impermeabilizzazione dei suoli, scelte urbanistiche più attente al microclima.

In questo contesto, Swiss Re lancia l’iniziativa “Resilient Switzerland”, con l’obiettivo di migliorare la comprensione condivisa dei rischi, incoraggiare l’azione preventiva e rafforzare i meccanismi di distribuzione delle perdite. Il 26 giugno 2026, presso il Centre for Global Dialogue di Rüschlikon, si terrà il primo “Schweizer Resilienz‑Tag”, che riunirà autorità federali e cantonali, comuni, comunità scientifica, imprese, società civile e settore assicurativo per discutere risposte concrete agli impatti del caldo a livello locale.

Come sintetizza il Country President per la Svizzera, Gianfranco Lot, essere resilienti al caldo significa qualcosa di molto concreto: più ombra nelle strade, stanze fresche nelle strutture di cura, orari di lavoro esterno più sicuri, e strumenti di risk sharing dove le perdite non possono essere evitate. In chiusura, il Swiss Re Institute ribadisce che la resilienza del Paese potrà essere mantenuta solo con un’azione coordinata che combini prevenzione, adattamento e condivisione dei rischi, facendo leva sui punti di forza della gestione tradizionale dei pericoli naturali e affrontando, allo stesso tempo, la crescente influenza del calore come fattore di stress trasversale.

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