Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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La crescita resta dello zero virgola ma l’Italia regge e non è poi così lontana da Francia e Germania. L’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) conferma che il pil italiano salirà dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, in equilibrio fragile tra consumi, investimenti e industria che continuano a muoversi con prudenza mentre i rischi sull’inflazione sono in rialzo. Il dato però non era così scontato per un Paese che rischiava di pagare a caro prezzo la chiusura dello Stretto di Hormuz a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili. Certo, in Europa c’è chi come la Spagna macina ancora record, con un pil in aumento del 2,1% quest’anno e del 1,8% il prossimo. Ma l’Italia può consolarsi perché, almeno nel 2026, tallonerà Francia e Germania, entrambe bacchettate dal Fmi. Quest’anno il pil di Parigi salirà solo dello 0,6%, meno dello 0,9% previsto ad aprile. Mentre la crescita di Berlino resterà anemica con un +0,7% (lo 0,1% in meno) che non farà sorridere il governo Merz.
La nuova rotta dei grandi patrimoni passa infatti dal Belpaese e vale per l’intero sistema economico già 5,3 miliardi di euro tra effetti diretti e indiretti sulla finanza pubblica e sull’economia reale, attraverso investimenti immobiliari, consumi e domanda di servizi. Un valore che, alla luce della crescente attrattività del regime agevolato per i Paperoni stranieri che si trasferiscono in Italia, dovrebbe raggiungere la considerevole cifra di 38,4 miliardi di euro entro il 2040. Due manovre di bilancio, per cui ogni anno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fa i salti mortali nel reperire le risorse necessarie. I fortunati che lo hanno calpestato nel 2025 sono stati quasi 2.500, contro i 33 milioni di contribuenti totali italiani. Di questi quasi il 40% si è trasferito dal Regno Unito, seguiti poi dai Paperoni che prima di trasferirsi in Italia erano residenti in Francia (12,5%), Brasile (8%), Stati Uniti (7,3%) e Svizzera (4,7%). Più della metà dei neo-residenti sceglie di trasferirsi a Milano (52%), che anticipa di molto Roma (dove è planato il 17% dei milionari in fuga dal fisco).
Carriere discontinue, cambi di occupazione, longevità crescente: ormai in Italia anche i percorsi previdenziali sono sempre più discontinui e lo stesso sistema a ripartizione è in pericolo, visto che il rapporto tra occupati e pensionati si sta avvicinando pericolosamente alla soglia critica di 1 (un lavoratore per ogni pensionato). Nasce in questo contesto l’accordo siglato da Anasf, associazione di categoria dei consulenti finanziari e Mefop, società di cui il Mef è primo azionista e partecipata da 95 fondi pensione, per rafforzare la consulenza previdenziale nel Paese. L’accordo apre a una collaborazione tecnica e istituzionale tra le due realtà: Mefop metterà a disposizione competenze, strumenti e supporto specialistico per gli associati Anasf, con l’obiettivo di aiutare i professionisti a svolgere una consulenza sempre più qualificata e contribuendo al tempo stesso alla diffusione della cultura previdenziale. Dal canto suo Anasf metterà a fattor comune la presenza capillare nel territorio, e porterà i contenuti previdenziali a clienti, famiglie e imprese.
L’intelligenza artificiale promette di rendere più efficienti i processi assicurativi, migliorare la prevenzione e personalizzare i servizi. Ma quando entra in gioco la salute, il confine tra innovazione e controllo diventa più sottile. I dati del Global AI Monitor di Ipsos mostrano che gli italiani guardano con interesse alle potenzialità dell’AI, pur esprimendo cautele sull’utilizzo dei dati personali e sul ricorso agli algoritmi nelle decisioni che li riguardano. Quali implicazioni avrà questa trasformazione per le assicurazioni sanitarie? E come cambierà il rapporto tra compagnia
e assicurato? Simone Pizzoglio, head of customer experience & financial practice di Ipsos Doxa, analizza le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e i rischi di un’eccessiva personalizzazione del rischio, spiegando perché la vera sfida riguarda la fiducia e la governance
L’intelligenza artificiale entra sempre più nella vita quotidiana e promette di trasformare anche il settore delle assicurazioni sanitarie. Ma se da un lato cresce la fiducia nelle potenzialità della tecnologia, dall’altro aumentano le aspettative in termini di trasparenza, tutela dei dati e controllo delle decisioni. È questo il quadro che emerge dal Global AI Monitor 2025 di Ipsos, che dedica un’ampia analisi al rapporto tra cittadini e AI e mette in luce come, soprattutto in Italia, l’innovazione sia accolta con interesse, ma anche con una dose significativa di prudenza. L’Italia si distingue innanzitutto per un livello di fiducia nella gestione dei dati personali superiore alla media internazionale. Il 61% degli italiani dichiara infatti di fidarsi delle modalità con cui le aziende trattano le proprie informazioni, contro una media globale del 47%. Un dato che suggerisce come il tema non riguardi soltanto la protezione dei dati, ma anche il modo in cui questi vengono utilizzati per orientare servizi e processi
decisionali. La cautela emerge con ancora maggiore evidenza quando l’intelligenza artificiale entra direttamente nell’ambito sanitario. Solo il 39% degli italiani si dichiara a proprio agio con una diagnosi formulata dall’AI sulla base dei sintomi, rispetto al 48% della media dei 32 Paesi coinvolti nell’indagine.
Azimut archivia il mese di giugno con una raccolta netta totale di 508 milioni di euro nel mese di giugno, di cui 898 milioni destinati a soluzioni gestite (l’amministrato, di contro, ha subito deflussi per 390 milioni). Questo risultato porta la raccolta netta del primo semestre della holding presieduta da Pietro Giuliani a 8,1 miliardi (5,6 miliardi dal gestito), pari all’81% della guidance annuale (10 miliardi), con le masse totali che raggiungono i 157,9 miliardi (+12,1% da inizio anno).
Banca Generali ha realizzato a giugno una raccolta netta pari a 631 milioni di euro, più che raddoppiata su base annua, per un totale dei primi sei mesi dell’anno di 4,4 miliardi (+47%).

Le nuove tecnologie, con in testa l’intelligenza artificiale. L’automazione industriale. La crescente digitalizzazione dei processi produttivi e organizzativi. Siamo di fronte a una rivoluzione epocale che sta creando “un nuovo ecosistema del lavoro”, in cui persone, macchine, dati, infrastrutture sono tutte interconnessi. In questo contesto, sicurezza sul lavoro, nuove tecnologie, cybersecurity e cybersafety sono tessere di un unico puzzle. Il perché è presto detto: un incidente cyber può avere conseguenze dirette sicurezza fisica, produzione, continuità di business. Ed è il motivo per cui – sono ormai tutti d’accordo, «la sfida oggi per le imprese non è soltanto adottare nuove tecnologie, ma governarle e integrarle». È questo, in sintesi, il messaggio, forte, lanciato ieri a Torino, alla prima tappa del roadshow Cultura di Impresa 2026 – valori che creano valore, promosso da 4.Manager con Il Sole 24 Ore, dedicato al tema «La sicurezza d’impresa al tempo dell’AI». Un’iniziativa che si compone di cinque appuntamenti sul territorio nazionale per approfondire il ruolo della cultura d’impresa come leva strategica per la crescita delle aziende e per lo sviluppo del Sistema Paese.
Navigare il futuro è esattamente ciò che deve fare chi è responsabile di un Fondo pensione a tutela dei propri iscritti. Dal punto di vista dell’iscritto l’aspirazione è che il sistema pensionistico e assistenziale possa accompagnarlo adeguatamente durante l’intero arco di vita professionale oltre che per tutto il periodo di quiescenza: un viaggio di durata media ben più che cinquantennale. L’intendimento è che la traversata presenti condizioni di viaggio adeguate e che i diversi passeggeri possano beneficiare di condizioni eque e non dissimili. I gestori che si avvicendano nel tempo devono avere chiara la rotta, consapevoli che il tragitto debba essere sostenibile: la stella cometa è quella di rispondere alle esigenze dei passeggeri, in termini di adeguatezza ed equità, senza però far correre alcun rischio di default alla struttura portante. Per questa ragione l’Ente deve operare un’attività di continua e permanente verifica dell’andamento delle condizioni atmosferiche previste. Gli eventuali cambi di direzione nella rotta, legati alle inevitabili variazioni delle condizioni attese, devono essere tenui, effettuati per tempo, senza scossoni: l’obiettivo è ridurre il rischio di dover effettuare brusche o repentine manovre dell’ultimo istante che potrebbero compromettere la stabilità strutturale e che andrebbero a peggiorare le condizioni dei passeggeri.
L’equità intergenerazionale non è un principio astratto né un’espressione al centro del dibattito pubblico. È la condizione che rende possibile la sostenibilità di qualsiasi sistema previdenziale. Nessun equilibrio finanziario può dirsi davvero solido se non riesce a trasmettere fiducia a chi oggi si affaccia al mondo del lavoro e domani sarà chiamato a sostenerlo. L’Italia sta vivendo una delle più profonde trasformazioni demografiche della propria storia. L’aumento della speranza di vita procede di pari passo con il persistente calo della natalità e con la progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. Cambia il rapporto numerico tra le generazioni e diventa sempre più complesso preservare la sostenibilità dei sistemi di welfare. Da tempo la Commissione europea e l’Ocse richiamano l’attenzione sulla necessità di ampliare la base contributiva, favorire una partecipazione qualificata al mercato del lavoro e investire nel capitale umano delle nuove generazioni. In questo scenario sarebbe un errore leggere il rapporto tra giovani e pensionati come una contrapposizione, la previdenza vive esattamente del contrario: della continuità tra le generazioni. Ogni generazione sostiene quella precedente e contribuisce a creare le condizioni affinché quella successiva possa fare altrettanto. È questo il significato più autentico del patto previdenziale.
L’adeguatezza è tema importante e critico: mentre con il sistema contributivo si è affrontato il problema della sostenibilità e, anche a fronte dell’allungamento della speranza di vita e della crisi demografica, la sostenibilità è controllata in maniera particolare anche attraverso l’analisi dei bilanci tecnici, questa attenzione può comportare però che le prestazioni previdenziali non siano allineate rispetto ai redditi che si percepiscono durante l’attività lavorativa. Inoltre occorre pensare al tema della sostenibilità sociale oltre che all’adeguatezza. Nel sistema contributivo la pensione è determinata dai contributi versati (a loro volta collegati alla retribuzione o ai redditi), alla loro rivalutazione e all’età di pensionamento. Come si può intervenire?
L’introduzione degli username su WhatsApp sta sollevando preoccupazioni in merito alla sicurezza degli utenti.Nei primi test, il sito specializzato TechCrunch ha scoperto che sono ancora disponibili username simili a quelli di politici di spicco, celebrità, imprenditori e istituzioni pubbliche. In teoria, chiunque potrebbe prenotarli e assicurarseli quando la funzionalità di ricerca degli iscritti tramite nome utente sarà attiva globalmente. Il fondatore di Binance, Changpeng Zhao, ha dichiarato su X di non essere riuscito a prenotare “cz_binance”, il nome utente che già utilizza sul social e che avrebbe voluto confermare anche sull’app di messaggistica di Meta
Un asse Generali-Mps per superare l’offerta di Intesa Sanpaolo. Nelle ultime ore si sono fatte insistenti le indiscrezioni che l’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio, e il ceo del Leone, Philippe Donnet, si siano incontrati, in almeno un paio di occasioni, per provare a mettere a terra un progetto alternativo a quello proposto da Ca’ de Sass. A riguardo da Generali si fa rilevare che «la priorità del management è di continuare a implementare con successo il piano strategico Lifetime Partner27: Driving Excellence» e che «la difesa dell’indipendenza e dell’integrità della compagnia restano una priorità per la difesa degli interessi del sistema Paese e di Generali stessa». Mps invece interpellata non ha rilasciato commenti. Tuttavia, secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, il tutto sarebbe nato nell’ambito delle normali interlocuzioni che il manager e il banchiere hanno avviato da quando Siena è diventata, tramite Mediobanca, azionista chiave di Trieste
La crescita dei premi totali del settore assicurativo globale dovrebbe rallentare all’1,3% in termini reali nel 2026, rispetto al 3,9% registrato nel 2025. Lo dice l’ultimo rapporto sigma dello Swiss Re Institute intitolato “Il settore assicurativo mondiale nel 2026: gli assorbitori di shock in un mondo in via di frammentazione”
Nessun automatismo tra l’attività di trasmissione delle dichiarazioni e la responsabilità del professionista in concorso con il cliente. Gli atti di contestazione dell’agenzia delle Entrate devono essere adeguatamente motivati e deve essere verificato un contributo causale e consapevole all’illecito. Nel caso, però, in cui le condotte illecite siano reiterate e tali da ipotizzare un vantaggio competitivo indiretto dell’intermediario, allora l’indagine del Fisco potrà allargarsi a tutti i suoi clienti. La direttiva interna dell’agenzia delle Entrate sulla responsabilità tributaria del professionista in concorso con la società-cliente – finalizzata a guidare gli uffici dopo i ripetuti interventi della Corte di cassazione sul delicato tema, che nelle more ha ispirato anche una proposta di legge correttiva – sceglie un approccio molto “penalistico”, legato al contributo causale e all’elemento psicologico, scartando dai presupposti per la contestazione il vantaggio personale
Se un veicolo viene rubato mentre non era adeguatamente custodito, la compagnia che lo assicurava per la Rc auto deve coprire senza limiti di tempo eventuali danni causati a terzi in un incidente da chi lo ha sottratto al proprietario. Lo si ricava esaminando congiuntamente due recenti pronunce della Cassazione: l’ordinanza n. 14003 del 13 maggio 2026 (Terza sezione civile) e la sentenza n. 5562 del 12 marzo (richiamata dall’ordinanza). Si tratta di chiarire il confine tra la circolazione invito domino (cioè semplicemente senza il consenso del proprietario) e quella prohibente domino (cioè contro la volontà del proprietario che abbia adottato cautele astrattamente idonee a evitare l’uso abusivo del veicolo). Solo quest’ultima esonera il proprietario dalla responsabilità presunta dall’articolo 2054, comma 3 del Codice civile
In attesa che sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale dell’8 giugno sull’omologazione degli autovelox, ci si chiede se servirà davvero a rendere utilizzabili in modo legale gli apparecchi semplicemente approvati in base alla normativa precedente (Dm 13 giugno 2017, n. 282). Per ora l’unica cosa certa è che il nuovo Dm varrà solo per le infrazioni rilevate a partire dalla sua entrata in vigore, che l’articolo 7 del suo testo fissa per il giorno dopo la pubblicazione.
Se c’è una lezione che questo secondo trimestre del 2026 consegna alla business community, è che l’incertezza rimane uno dei più grandi nemici dell’attività di impresa. Non solo perché rende più complessa la pianificazione industriale, finanziaria e commerciale, ma perché riduce la visibilità sulle decisioni di medio periodo: investire, assumere, aprire nuovi mercati, riorganizzare le catene di fornitura. Negli ultimi mesi abbiamo avuto una prova molto concreta di questa fragilità. La tensione nello Stretto di Hormuz sembra essersi stabilizzata su un livello ancora elevato, ma quantomeno non più in progressivo deterioramento. Tuttavia, il solo fatto che uno snodo geografico così ristretto possa condizionare in modo così immediato aspettative, prezzi dell’energia e sicurezza degli approvvigionamenti conferma quanto le nostre economie restino esposte agli shock internazionali. Per l’Italia, fortemente integrata negli scambi globali e con una struttura produttiva manifatturiera ad alta intensità energetica, il tema è particolarmente rilevante. Ogni tensione sulle rotte energetiche internazionali si trasferisce rapidamente sui costi delle imprese, sulla competitività delle filiere e sulla capacità del sistema produttivo di continuare a crescere. È proprio in questa cornice che l’instabilità può e deve diventare anche uno stimolo all’azione. Ridurre la dipendenza energetica dall’estero non significa inseguire un’impossibile autarchia, ma costruire una maggiore autonomia strategica, diversificando le fonti, rafforzando le infrastrutture e accelerando sugli investimenti nelle energie rinnovabili. Il punto di partenza è noto: snellire la burocrazia, ridurre i tempi autorizzativi e rendere più prevedibili gli iter per nuovi impianti e reti.

Allianz prevede di avere presto accesso al modello di IA “Mythos” di Anthropic e punta a rafforzare la propria presenza su piattaforme come ChatGPT. Allo stesso tempo, l’amministratore delegato Bäte mette in guardia dai rischi di dipendenza.