Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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La privacy allarga il suo scudo protettivo sui consumatori. Anche in settori diversi da quelli dell’energia elettrica e gas, non coperti dall’ombrello del decreto legge 21/2026. Il trattamento abusivo di dati personali, infatti, gioca sempre un ruolo anche sulla validità del rapporto contrattuale. Di conseguenza, il principio codificato per il settore dell’energia (nullità dei contratti con utenti contattati illecitamente) è estensibile anche ad altri ambiti. La strada per arrivare a questo risultato è desumibile dai provvedimenti del Garante della privacy, i quali, ovviamente, non si occupano direttamente della sorte dei contratti dei consumatori, ma offrono spunti per sviluppare nuove frontiere di protezione. Anzi, proprio le disposizioni del decreto legge n. 21/2026, convertito in legge n. 49/2026, sono collegabili sistematicamente ai provvedimenti del Garante della privacy.
Dal 27 settembre 2026 spazio soltanto a slogan ambientali chiari e verificabili, marchi green certificati e coerenti con i prodotti, segni distintivi d’impresa che non inducono in errore sulla sostenibilità dell’azienda. Arrivano dalla Commissione europea i chiarimenti sulle entranti nuove regole contro il greenwashing, il marketing ambientale fuorviante (noto anche come “ecologismo di facciata”) che presenta prodotti, attività o processi produttivi come più sostenibili di quanto non siano nella realtà. Le indicazioni dell’Ue sono contenute in alcune risposte alle Frequently asked questions (“Faq”, domande frequenti) divulgate alla fine del maggio 2026 riguardanti le norme sulla comunicazione ambientale d’impresa introdotte dalla direttiva 2024/825/Ue e tradotte sul piano nazionale dal dlgs 30/2026.
Prestiti a famiglie e imprese in crescita del 3% a maggio 2026, depositi bancari al record di 1.890 miliardi e sofferenze nette ridotte a 25,9 miliardi: il credito italiano accelera mentre la qualità degli attivi torna sui livelli migliori dell’ultimo decennio. Il bollettino mensile dell’Abi fotografa un sistema più liquido, meno gravato dagli Npl e nuovamente capace di sostenere l’economia reale. La ripresa del credito. La ripresa del credito non è più un episodio congiunturale. A maggio l’ammontare dei finanziamenti destinati a famiglie e imprese è aumentato del 3% su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +2,9% registrato ad aprile. È la prosecuzione di una dinamica espansiva iniziata nel marzo 2025 e ormai consolidata: per le famiglie si tratta del diciassettesimo mese consecutivo di incremento, mentre per le imprese la crescita prosegue da undici mesi
Dal bagaglio smarrito, o consegnato in ritardo, al ritardo aereo, dalla camera diversa rispetto a quella prenotata alle informazioni errate fornite dal tour operator. Passando per i vari disservizi che possono verificarsi presso la struttura ricettiva prenotata. Sono solo alcuni degli imprevisti che possono compromettere le tanto agognate vacanze estive, provocando stress, disagi e tempo libero perduto. Imprevisti che, nei casi più gravi, possono assumere le vesti di vere e proprie truffe. La casistica dei danni risarcibili da “vacanza rovinata” si allarga, anche nelle sentenze emesse dai giudici. Ciò perché per la giurisprudenza la vacanza non è più considerata un semplice bene di consumo ma rappresenta un’occasione irripetibile di riposo, svago e realizzazione personale. La Suprema corte ha chiarito che il danno da vacanza rovinata comprende anche il danno morale, ossia la sofferenza psicologica e il disagio derivanti dalla mancata o incompleta realizzazione del viaggio programmato. Ciò è stato certificato nella fondamentale sentenza n. 5271 del 20 febbraio 2023
Risparmiare sì, investire un po’ meno. La forte accelerazione della ricchezza finanziaria delle famiglie che ha superato lo scorso anno i 6.150 miliardi di euro stando alle rilevazioni della Banca d’Italia (+4,5% rispetto al 2024), non è andata di pari passo con la propensione degli italiani per gli investimenti. A mettere a nudo questa asimmetria sono arrivati i risultati dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030” di Groupama Assicurazioni che, in tandem con AstraRicerche, ha certificato lo stato di crisi strutturale dell’educazione finanziaria nella Penisola attraverso i risultati di una inchiesta che ha coinvolto 1.005 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. I numeri parlano chiaro: più di metà del campione (51,1%) ha dichiarato, infatti, di avere una preparazione finanziaria debole o del tutto assente. E quasi sette persone su dieci (65,6%) hanno ammesso di aver rinviato o evitato decisioni su risparmi e investimenti per paura di commettere errori. Un dato che, combinato con il 45,9% dei cittadini privo di qualsiasi forma di protezione contro i grandi imprevisti, restituisce il ritratto di un’Italia vulnerabile. Non tanto per mancanza di volontà, quanto piuttosto per il deficit di strumenti adeguati di conoscenza e di fiducia nel sistema finanziario
In tema di compravendita immobiliare ad uso abitativo l’inadempimento dell’obbligo del venditore di consegnare all’acquirente il certificato di agibilità integra di per sè un danno emergente, correlato al minor valore di scambio del bene. Tale danno, una volta accertato il diritto al risarcimento, è suscettibile di liquidazione equitativa potendo essere commisurato ai costi necessari per ottenere il certificato. Rientra, pertanto, nell’azione risarcitoria per inadempimento anche la domanda di rimborso delle spese sostenute dall’acquirente per procurarsi il certificato di agibilità, qualora il venditore abbia assunto l’obbligo di curare, a proprie spese, la relativa pratica e non vi abbia adempiuto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. 2 civile, nella sentenza n. 16630 del 27.05.2026 con la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Torino.

Le polizze assicurative trovano sempre più spazio nei portafogli dei consumatori italiani. Dopo la flessione registrata nel ramo Vita nel 2023, la
raccolta premi ha ripreso a salire, mentre il ramo Danni ha continuato il suo percorso di espansione. Si stanno facendo sempre più largo le polizze sanitarie, casa e quelle dedicate alla tutela della persona, spinte da una maggiore attenzione alla protezione dai rischi e dall’aumento degli eventi climatici estremi. «Le assicurazioni – spiega l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (Itqf) – rappresentano un pilastro fondamentale nella vita delle persone, offrendo protezione e stabilità nelle situazioni quotidiane e negli imprevisti. Che si tratti di salute, auto, casa, viaggi o tutela della famiglia, la scelta della copertura più adatta è essenziale per affrontare il futuro con maggiore serenità. Tuttavia, la varietà delle offerte presenti sul mercato rende spesso difficile individuare la soluzione migliore, poiché le condizioni, i livelli di copertura, le esclusioni e i costi possono variare notevolmente da una compagnia all’altra». E proprio per offrire uno strumento che consenta ai consumatori di orientarsi fra le numerosissime offerte presenti sul mercato, Itqf ha realizzato lo studio “Assicurazioni 2026/27”, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento irca 100 compagnie assicurative per un totale di oltre 66mila prodotti. Per realizzare la classifica gli esperti di Itqf hanno raccolto 20.750 giudizi e solo le case che 1Le assicurazioni offrono oggi una ampia copertura: salute, auto, casa, viaggi o tutela della famiglia hanno ottenuto un consenso superiore al 50% sono state inserite fra le top del settore. Le classifiche sono state elaborate separatamente per ciascun ramo assicurativo, confrontando le compagnie in base ai risultati ottenuti nei tre ambiti di valutazione (assistenza clienti, convenienza e affidabilità) e nel punteggio complessivo. Quest’ultimo è stato calcolato come media dei risultati delle tre componenti
Lo studio condotto dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza ha analizzato circa 100 compagnie assicurative, includendo di fatto la quasi totalità degli operatori attivi sul mercato italiano. Scorrendo la classifica finale salta però subito all’occhio come ai vertici compaiano quasi sempre gli stessi nomi, ovvero i marchi più affermati e le realtà di maggiori dimensioni del settore. Questa predominanza non è casuale. Le compagnie che occupano le prime posizioni hanno costruito nel tempo la propria reputazione grazie alla qualità dei prodotti assicurativi e alla capacità di garantire un’assistenza puntuale ai clienti. La notorietà del brand ha poi a sua volta attirato nuovi clienti, alimentando così un circolo virtuoso. Oltre a Unipol e Allianz, che si sono distinte per il maggior numero di riconoscimenti ottenuti nello studio, figurano ai primi posti anche altri protagonisti storici del mercato assicurativo italiano, come Generali, Intesa Sanpaolo, Reale Mutua, Poste e Cattolica. Di particolare interesse nella classifica di Itqf c’è la sezione dedicata alle polizze salute, un prodotto che sta conoscendo un crescente successo presso i consumatori italiani. Le case premiate sono ben venti, guidate da Axa (66,04%), Assimoco (60,44%) e Axa (58,95%).
Cambiano i tempi, e anche il lavoro degli arbitri in ambito bancario, finanziario e assicurativo. Giugno, come sempre, è tempo di bilanci per le
autorità a tutela dei consumatori. Le relazioni annuali 2025 dell’Arbitro bancario finanziario (Abf), dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) e
dell’Ivass — l’arbitro assicurativo ha iniziato a lavorare nel gennaio scorso e dovrebbe pubblicare il suo resoconto l’anno prossimo — raccontano un fenomeno comune: meno ricorsi, ma di natura diversa. Il cambiamento è evidente già dalla relazione Abf. Nel 2025 sono leggermente
calati i ricorsi (-3%) ma non i problemi. Cambia, semmai, la loro natura. Le controversie sulla cessione del quinto, per anni al centro dell’attività
dell’Arbitro, continuano a diminuire (sono quasi dimezzati), mentre 1 I numeri delle relazioni Abf, Acf e Ivass indicano i dati sulle truffe finanziarie
aumentano quelle legate alle frodi informatiche. I ricorsi per utilizzi fraudolenti di carte di pagamento, conti correnti e bonifici sono cresciuti del
21% in un solo anno e rappresentano ormai il 37% dell’intero contenzioso. La relazione di Acf segnala un cambiamento ancora più netto. Nel 2025 i ricorsi presentati dagli investitori sono scesi a 760, mai così pochi da quando è nato l’organismo, nel 2017. Il motivo? Si è esaurita l’onda lunga delle crisi bancarie del 2015-2017, che avevano alimentato migliaia di controversie su obbligazioni subordinate e azioni affibbiate delle banche popolari a clienti inconsapevoli. Se nel 2022 quei ricorsi erano ancora il 28,2% del totale, oggi pesano appena per il 6,6%. L’Ivass, nella propria relazione annuale, continua naturalmente a occuparsi di Rc auto, polizze catastrofali e stabilità del mercato, ma il cambiamento più significativo è l’avvio dell’Arbitro assicurativo, operativo dal gennaio 2026. Nei primi mesi di attività sono già arrivati 1.734 ricorsi, il segnale di un bisogno fino a oggi rimasto insoddisfatto. Anche qui il contenzioso tende a spostarsi verso prodotti sempre più sofisticati. «I risparmiatori faticano a comprendere che non basta chiamare un prodotto “polizza” perché questo possa essere considerato semplice o prudente. Spesso il prodotto assicurativo è anche un investimento, con costi, rischi finanziari, opzioni sottostanti, orizzonte temporale e conseguenze economiche in caso di riscatto», osserva Pinto. È il caso delle polizze unit linked (le cui vendite sono in crescita) e degli altri prodotti assicurativofinanziari, spesso contestate per la qualità delle informazioni fornite ai clienti.
Le barriere coralline subiscono fenomeni di sbiancamento dovuti al riscaldamento degli oceani. I ghiacciai si ritirano a ritmi accelerati. Siccità
persistenti, inondazioni e incendi boschivi esercitano una pressione crescente su ecosistemi, città storiche e siti archeologici, fragili testimoni del clima che cambia. Secondo un’analisi condotta dall’Unesco, oltre un quarto dei siti del Patrimonio Mondiale, delle Riserve della biosfera e dei Geoparchi globali potrebbe raggiungere punti di svolta critici e potenzialmente irreversibili entro il 2050 se la traiettoria attuale non venisse invertita, minacciando anche le comunità che da essi dipendono. Uno scenario in cui il concetto stesso di patrimonio si evolve da una dimensione statica di conservazione a una condizione dinamica di esposizione al rischio. La portata del fenomeno è evidente nella scala stessa dei siti coinvolti. Le aree riconosciute a livello internazionale si estendono su oltre 13 milioni di chilometri quadrati e includono più di 2.260 siti. In questi territori vivono circa 900 milioni di persone, circa il 10% della popolazione mondiale. Incrociando i dati sulla produzione economica tra i siti Unesco e le aree circostanti, si stima che circa il 10% del Pil globale sia generato in queste zone. Inoltre, immagazzinano quasi 240 gigatonnellate di carbonio nella biomassa, nei suoli e nei sedimenti, l’equivalente di oltre due decenni di emissioni mondiali derivanti dai combustibili fossili. L’Intergovernmental panel on climate change individua la regione del Mediterraneo come una delle aree più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico. Focalizzandosi sulle 114 città iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale, l’Unesco evidenzia come quasi due terzi sperimentino già almeno una delle minacce legate al clima, come calore estremo (32%), inondazioni (28%), tempeste (25%) o siccità (24%). Una quota significativa segnala inoltre l’esposizione simultanea a più rischi, con circa un quinto delle città che riferisce di affrontarne almeno tre contemporaneamente.
Gli italiani non rinunciano all’auto ma il suo costo diventa sempre più pesante sul bilancio famigliare. Se nel 2000 bastavano mediamente cinque mensilità di stipendio per comprarne una, adesso ne servono 11. Più del doppio. È questo quanto emerge dall’edizione 2026 del sondaggio sulla mobilità degli italiani realizzata da Bain & Company in collaborazione con Aniasa, che evidenzia come le quattro ruote restino il principale mezzo di spostamento degli italiani. Il 76% degli intervistati ha infatti dichiarato utilizzarla abitualmente, davanti al trasporto pubblico (52%) e allo scooter (50%). Le soluzioni di sharing (13%) e la mobilità “leggera” mantengono invece un ruolo prevalentemente occasionale. Il successo dell’auto è dovuto soprattutto alla sua capacità di rispondere a esigenze diverse: lavoro, gestione familiare, commissioni quotidiane e tempo libero. Questo vantaggio si scontra però con fattori di carattere economico, che spingono il 59% degli italiani a dichiarare di non aver preso in considerazione l’acquisto di una nuova vettura o di averlo rinviato, mentre uno su dieci ha deciso di rinunciarvi del tutto. Il 36% degli intervistati indica l’incertezza sulle prospettive di reddito come principale motivo del rinvio dell’acquisto, mentre il 25% preferisce attendere condizioni di mercato più favorevoli, come prezzi più bassi o formule di accesso più convenienti. Per tornare a valutare l’acquisto di un’auto, gli italiani indicano tre leve principali: incentivi pubblici (30%), sconti sui prezzi di listino (26%) e maggiore flessibilità finanziaria (12%)
La gestione delle flotte aziendali sta vivendo una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Alla tradizionale funzione di garantire la
mobilità di dipendenti e attività operative si affiancano oggi obiettivi molto più ampi: ridurre le emissioni, contenere i costi energetici, migliorare la
sicurezza dei conducenti e sfruttare le tecnologie digitali per rendere più efficiente ogni spostamento. L’elettrificazione dei veicoli rappresenta il
cambiamento più visibile, ma anche la capacità di raccogliere e analizzare i dati generati dalle auto connesse sta diventando sempre più decisiva. Se, però, l’elettrificazione procede a ritmo sostenuto, la valorizzazione dei dati raccolti dai veicoli connessi rimane ancora una sfida aperta. A dirlo è una ricerca realizzata da Best Mobility e dall’Osservatorio Connected Vehicle& Mobility del Politecnico di Milano che ha coinvolto un campione di 101 fleet manager, rappresentativi di oltre 68 mila veicoli aziendali. In base ai risultati, l’89% delle aziende intervistate ha già introdotto nella propria flotta almeno un veicolo elettrico o ibrido plug-in e il 73% prevede di incrementarne ulteriormente la quota entro i prossimi dodici mesi
Nello scenario conservativo, quasi 8 milioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in in circolazione entro il 2035, oltre 34 milioni di barili di petrolio importati in meno ogni anno e fino a 2,4 miliardi di euro risparmiati. Nello scenario accelerato, il parco circolante salirebbe a oltre 9 milioni di veicoli, con una riduzione delle importazioni di petrolio fino a 41,5 milioni di barili l’anno e risparmi stimati fino a 2,9 miliardi di euro.
Sono le due traiettorie delineate dal nuovo Libro Bianco sulla mobilità elettrica di Motus-E, l’associazione che riunisce i principali operatori italiani
del settore. Il rapporto indica nell’elettrificazione dei trasporti una leva strategica per rafforzare la sicurezza energetica, sostenere la competitività del sistema produttivo e accelerare la decarbonizzazione.
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Giovedì della prossima settimana, 16 luglio, si riunirà il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena. Da domenica 7 giugno, il giorno in cui Intesa Sanpaolo annunciò la volontà di lanciare un’offerta pubblica di scambio sulla banca senese, sarà la terza riunione. La prima, già calendarizzata, si tenne l’8 giugno, a caldo. Ora, sul tavolo degli amministratori di Mps restano due proposte da analizzare approfonditamente: una circostanziata firmata da Carlo Messina per il gruppo Intesa, ex articolo 102 del Tuf, un’altra aperta a molte variabili e per diversi aspetti indefinita, firmata da Giuseppe Castagna per il gruppo Banco Bpm. Tecnicamente le due istanze non sono confrontabili, vista l’indeterminatezza di una, ma il cda del Monte dei Paschi ha il dovere di esaminarle entrambe e di esprimere un giudizio compiuto. Cosa che forse solamente in parte avverrà la prossima settimana. Il percorso che attende il consiglio del Monte e il suo amministratore delegato Luigi Lovaglio, non è infatti né semplice né breve. Mps sta cercando altre strade. Anzitutto numeriche. L’offerta di Intesa Sanpaolo, da quando è stata lanciata, si è ridotta nelle proporzioni. Il diverso andamento dei titoli in Borsa ha fatto sì che quel premio che inizialmente toccava il 12,5 per cento sulla base della chiusura di Borsa di venerdì 5 giugno, si sia ora ridotto e, dicono alcuni analisti, si ridurrà ulteriormente considerando il cosiddetto interim dividend, ovvero la cedola che a novembre 2026 Intesa pagherà ai propri azionisti. Ma siccome Intesa ha fatto capire di voler arrivare fino in fondo, oggi Ca’ de Sass farà partire un piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) che si concluderà entro il 23 ottobre e che interesserà fino a 800 milioni di azioni Intesa, con un esborso di circa 2,3 miliardi di euro. L’effetto principale di questo genere di operazioni è sostenere il corso del titolo in Borsa. Per cui quella forbice, ora allargata, è destinata a restringersi, salvo fatti eccezionali.
L’intelligenza artificiale entra nella fase operativa del commercio e il fattore che ne determinerà il successo sarà la fiducia. Dopo mesi di sperimentazioni, gli agenti Ai possono ora effettuare acquisti reali per conto dei consumatori, rispettando limiti e autorizzazioni definiti dagli utenti. La sfida si sposta così sulla capacità di rendere ogni operazione sicura, verificabile e sotto il pieno controllo di chi acquista. È la direzione indicata da Visa al Payments Forum di Parigi di settimana scorsa, dedicato all’evoluzione dei pagamenti digitali. Una prospettiva che trova conferma anche nelle aspettative dei consumatori. Secondo la ricerca «La sfida della fiducia nel commercio digitale», realizzata da Nomisma per Visa, il 56% degli italiani prevede di aumentare l’utilizzo dell’Ai per gli acquisti entro il 2030, mentre il 63% associa l’affidabilità di un metodo di pagamento alla presenza di adeguati strumenti di autenticazione. Un agente di intelligenza artificiale può cercare un prodotto, confrontare le opzioni, selezionare l’articolo e completare l’acquisto per conto del titolare della carta. È il modello dell’agentic commerce, nel quale il consumatore definisce in anticipo i confini entro cui l’agente può operare (importi, categorie merceologiche, merchant autorizzati), mentre la transazione viene gestita attraverso un’infrastruttura che collega banche, esercenti e sistemi di Ai, garantendo autenticazione, sicurezza e conformità ai requisiti europei. «L’agentic commerce apre una fase nuova perché porta l’intelligenza artificiale dentro un momento centrale della relazione tra consumatore e impresa: il pagamento — osserva Stefano M. Stoppani, country manager Italia di Visa —. Perché questo modello possa crescere servono regole condivise e un’infrastruttura capace di garantire sicurezza, trasparenza e controllo. È la fiducia che renderà possibile la diffusione di questi servizi».
Crescono senza soluzione di continuità le minacce informatiche in Italia. Gli incidenti aumentano con pesanti ripercussioni sui costi delle aziende, mentre si affaccia sulla scena un nuovo attore: l’Ai. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity e data protection del Politecnico di Milano, che ha coinvolto 145 grandi organizzazioni e 1.582 piccole e medie imprese italiane, nel 2025 oltre un terzo delle grandi imprese italiane intervistate, per l’esattezza il 34%, hanno subito cyber attacchi. Questi, oltre ai problemi di interruzione dei servizi e furto dei dati, hanno comportato costi significativi di ripristino. Il 3% delle imprese interpellate dice di avere registrato impatti sull’operatività. In questo scenario il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto lo scorso anno i 2,78 miliardi di euro, in aumento del 12% rispetto al 2024. Perciò sette aziende su dieci, secondo l’indagine, prevedono quest’anno un incremento del budget dedicato alla sicurezza informatica. Il 57% del campione dichiara inoltre di avere introdotto una revisione strutturale dei piani di risposta agli incidenti (incident response) per rilevare, controllare e contenere attacchi informatici. sempre più complessi. Grazie agli agenti software in grado di gestire in autonomia l’80-90% delle decisioni, infatti, l’intelligenza artificiale è stata integrata nelle offensive in modo semplice e diretto. Il risultato? Anche i cybercriminali con scarse competenze tecniche riescono a orchestrare aggressioni sofisticate a basso costo. Secondo l’Osservatorio, il 71% dei Ciso (chief information security officer) italiani, i manager a capo della sicurezza informatica, ritengono che l’intelligenza artificiale aggravi il rischio cyber. «Le minacce sono diventate sempre più sofisticate e complesse da gestire — afferma Gabriele Faggioli, responsabile scientifico dell’Osservatorio —. In questo scenario immaginare l’imprevedibile diventa l’imperativo strategico per chi guida la sicurezza. Oggi il Ciso deve farsi interprete di segnali, anche deboli, che arrivano dall’esterno e affrontare con rapidità rischi di diversa natura».
Le novità sui fondi pensione entrate in vigore il primo luglio offrono una spinta, gentile e necessaria, a «fare la cosa giusta» in materia di previdenza complementare. Gentile, perché introduce un meccanismo automatico, lasciando però ai lavoratori la libertà di cambiare strada, entro due mesi dall’assunzione. Necessaria, perché contribuisce a rendere più solida la pensione di scorta per tanti lavoratori dipendenti che, allo stato attuale e a seconda dei casi, riceveranno dall’Inps un assegno pari al 60-70% dell’ultimo stipendio. Agli autonomi andrà peggio. È un problema che riguarda anche altri Paesi, impegnati, con formule diverse, a incentivare i risparmi previdenziali. Intanto, da noi è partita l’adesione automatica alla previdenza integrativa: i lavoratori neoassunti del settore privato verranno iscritti automaticamente al fondo pensione previsto dagli accordi o dai contratti collettivi. Non c’è un obbligo: entro 60 giorni dalla prima assunzione si può rinunciare, scegliendo di tenere il Tfr in azienda (o nel Fondo tesoreria Inps, in base alle dimensioni dell’impresa) oppure di destinarlo a un’altra forma di previdenza integrativa, fondo pensione aperto o pip. Prima, con il meccanismo di silenzio assenso, il tempo per uscire dalla corsia preferenziale era di sei mesi. «Secondo la stima della Ragioneria Generale dello Stato, il meccanismo di adesione automatica porterà a circa 100mila nuove adesioni all’anno», ricordano Chiara Amati e Giampaolo Galli, dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani
Incentivare il risparmio privato a fini previdenziali è una priorità di molti Paesi, in Europa e non solo. Le formule sono diverse, l’obiettivo comune: affiancare al sistema pubblico, che da solo non è più sufficiente, una maggiore responsabilità individuale nella costruzione della pensione di scorta. Vale la pena ricordare che entro il 2070, Germania, Francia, Italia e Spagna avranno meno di due lavoratori per ogni pensionato, rispetto ai tre attuali, dice una ricerca di Bcg. Con una base contributiva in contrazione e riforme difficili da attuare, il sistema pensionistico europeo è strutturalmente sotto pressione. La soluzione che diversi Paesi stanno testando è quella di promuovere l’investimento previdenziale fin dalla nascita o dall’infanzia, con incentivi statali. In America, il 4 luglio hanno debuttato ufficialmente i Trump Accounts: conti pensionistici individuali fiscalmente agevolati, che investono in fondi indicizzati o Etf sull’S&P 500, il principale paniere azionario americano. A partite dal 1° gennaio 2027, invece, in Germania sarà introdotto l’Altersvorsorgedepot (Avd), un conto d’investimento previdenziale presso un intermediario privato scelto dalla famiglia e sovvenzionato dallo Stato, con la possibilità di investire direttamente in fondi o Etf. Si inizia con il programma Frühstart-Rente (pensione a partenza anticipata): per tutti i bambini che frequentano un istituto scolastico in Germania, dall’età di sei anni fino ai 18 anni, lo Stato verserà 10 euro al mese. La famiglia può contribuire con ulteriori versamenti. Alla maggiore età, il titolare può continuare ad alimentare il tesoretto previdenziale, con versamenti propri nell’ambito del nuovo regime di previdenza privata agevolata, che funziona così: sui primi 360 euro di contributi annui versati, lo Stato aggiunge 50 centesimi per ogni euro investito, fino a un massimo di 180 euro l’anno. Un terzo esempio è il meccanismo adottato in Trentino Alto Adige a settembre 2025: un contributo regionale di 300 euro il primo anno e 200 euro per i successivi quattro, a fronte di un versamento di 100 euro da parte dei genitori. Un emendamento all’ultima manovra, proponeva di adottare la stessa formula su scala nazionale, ma è stato accantonato. Con l’aiuto di Andrea Carbone, fondatore di smileconomy, l’Economia ha provato a simulare quanto possano fruttare piani simili ai modelli tedesco, americano e altoatesino. «Complessivamente si potrebbe andare dai 4.229 euro dello schema Trentino Alto Adige con linea a medio rischio fino ai 686.161 dello schema Trump Accounts investito ad alto rischio», sintetizza Carbone. In rendita mensile, il risultato va da pochi euro al mese a oltre 2.300.
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