Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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In attesa di concludere l’operazione Tnb, l’istituto a cui Azimut vuol conferire una rete di circa mille consulenti finanziari e nella quale prevede di detenere una quota del 19,9%, e che ancora attende l’ok di Bankitalia, il gruppo presieduto da Pietro Giuliani continua a rafforzarsi all’estero, dove già detiene circa metà dei patrimoni che gestisce. Questa volta la mossa consiste nell’acquisizione di Yapı Kredi Portföy Yönetimi, società di gestione di uno dei più importanti gruppi bancari della Turchia. «Con questa operazione diamo vita a una piattaforma da circa 30 miliardi di euro di masse gestite, posizionandoci come il secondo operatore di asset management in Turchia», dice lo stesso Giuliani, «che diventa così il nostro terzo mercato globale. A questo si aggiunge la firma di una partnership distributiva esclusiva di 15 anni con Yapı Kredi Bank, la quarta banca privata del Paese, garantendo ad Azimut l’accesso esclusivo alla loro rete di oltre 18 milioni di clienti».
Dati «la limitazione dell’organico, la rigidità delle procedure di reclutamento e il previsto turnover del personale di livello senior dell’Ivass, una piena integrazione dell’istituto nella Banca d’Italia contribuirebbe a risolvere le criticità dell’autorità di vigilanza delle assicurazioni legate alle risorse umane». A consigliare l’intervento, che rappresenterebbe un passaggio ulteriore rispetto all’attuale organizzazione, in base alla quale il presidente dell’istituto Paolo Angelini è anche direttore generale di Via Nazionale (con un direttorio integrato), sono stati i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale che nei giorni scorsi hanno concluso la valutazione periodica sull’Italia.
Il mercato e i grandi azionisti hanno iniziato a fare i primi conti sulla possibile contromossa di Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna nel braccio di ferro con Intesa Sanpaolo per il controllo di Montepaschi. Sul tavolo dei due ceo prende corpo un’ipotesi che consentirebbe di rafforzare la credibilità di un’alternativa all’offerta di Ca’ de Sass e al tempo stesso di riequilibrare i rapporti di forza tra Mps e Banco Bpm.

l futuro contenzioso in materia di concorrenza sleale e segreti commerciali potrebbe non nascere più solo da una chiavetta USB, da un archivio copiato o da un’email inoltrata all’esterno. Potrebbe nascere da una conversazione apparentemente ordinaria con un assistente AI aziendale. Tradizionalmente, quando si pensava al dipendente infedele, al collaboratore scorretto o al fornitore disallineato, lo scenario era piuttosto chiaro: copia di file, download massivi di documenti, inoltro di email, esportazione di database, trasferimento di liste clienti o documentazione tecnica. In altre parole, la condotta illecita passava normalmente da una materiale sottrazione di informazioni. Oggi, con gli assistenti AI aziendali, lo schema può diventare più sottile. Il rischio non è più soltanto che qualcuno porti fuori un documento riservato, ma che riesca a interrogare, indirizzare o manipolare un sistema intelligente per ricostruire informazioni commerciali, tecniche o strategiche dell’impresa: strategie di vendita, pricing, marginalità, roadmap di prodotto, procedure interne, modelli contrattuali, dati clienti o soluzioni tecniche riservate. In questo contesto assumono rilievo fenomeni come la prompt injection, il RAG poisoning e, più in generale, la manipolazione delle informazioni utilizzate dall’assistente AI per generare le proprie risposte. Un sistema di intelligenza artificiale può essere indotto a produrre risultati non autorizzati, a valorizzare fonti alterate o a restituire informazioni che derivano dalla combinazione di più elementi presenti nell’ambiente informativo aziendale.
Fare figli sta diventando un lusso che sempre meno italiani possono permettersi. Nel dossier “Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat, viene messo nero su bianco come il 62,2% dichiara di aver rinunciato a fare figli per ostacoli economici o lavorativi, mentre solo il 5,5% afferma che i figli non rientrano nel proprio progetto di vita. Questo ha portato nel 2025 ad avere 355 mila bambini, toccando un nuovo minimo storico e un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. L’Italia ha un problema: la produttività bassa che ha come conseguenza salari bassi e la perdita di competitività internazionale. Ampliando l’effetto a cascata, il non avere un buon salario incide sulla qualità della vita e sulle scelte future, tanto che 2,8 milioni di persone citano le difficoltà economiche o lavorative come principale freno alle intenzioni di fare figli
La sanità integrativa si prepara a compiere un ulteriore passo verso la digitalizzazione e la trasparenza. Con il decreto del 26 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, il Ministero della salute ha ridefinito il quadro operativo del Cruscotto di monitoraggio delle prestazioni erogate dai fondi sanitari integrativi, aggiornando la disciplina introdotta dal decreto ministeriale 30 settembre 2022 e tracciando un percorso di progressiva entrata a regime del nuovo sistema informativo. Il provvedimento conferma che, per il 2026, l’alimentazione del Cruscotto mantiene carattere sperimentale. I fondi sanitari potranno trasmettere entro il 31 dicembre i dati riferiti all’esercizio fiscale 2025, senza conseguenze in caso di omissioni o trasmissioni incomplete. L’obiettivo è consentire agli enti di adeguare progressivamente i propri sistemi gestionali e di verificare il corretto funzionamento della piattaforma Nsis, destinata a diventare il canale esclusivo di interscambio con il Ministero.

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Bradford (Generali Investments): l’Europa acceleri sul piano Draghi. «Gli spread restano molto contenuti. Abbiamo avuto alcuni episodi isolati, ma non abbiamo visto tassi di default balzare o spread sui titoli a reddito fisso esplodere. Negli ultimi due anni il mercato obbligazionario è rimasto nel complesso molto calmo, nonostante le guerre e i timori d’inflazione. Abbiamo cominciato a intravedere di recente qualche spostamento delle curve, perché esistono timori sulla sostenibilità di lungo periodo del debito pubblico in vari Paesi. Il trentennale statunitense è salito sopra il 5% per la prima volta dopo moltissimo tempo. Mi sembra sensato. Esiste un rischio, là fuori, che probabilmente non è ancora riflesso in pieno nei mercati obbligazionari».

Tra le prestazioni di welfare aziendale si stanno affermando le misure orientate al work life balance, per la conciliazione vita-lavoro dei dipendenti. L’Osservatorio Italian Welfare, attraverso l’analisi di oltre 300 modelli di welfare aziendale che coinvolgono circa un milione di lavoratori, evidenzia che il 97% delle aziende ha sviluppato iniziative di work-life integration e il 91% ha investito nella crescita personale, mentre risultano ancora meno diffuse le misure dedicate ai pilastri della protezione di lungo periodo: sanità (49%), caregiving (48%), coperture per grandi rischi (46%) e previdenza complementare (21%).
Il cambiamento climatico presenta un conto sempre più pesante all’economia italiana: 7,5 miliardi l’anno di danni tra il 2015 e il 2024. Tra eventi meteorologici estremi, incendi, siccità e crisi idrica, il sistema produttivo è esposto a rischi crescenti che incidono sulla competitività delle imprese, sulla produzione di energia e sulla continuità delle attività manifatturiere. L’allarme arriva da Confartigianato, che richiama, in una nota, la necessità di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture idriche e negli interventi di adattamento climatico. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), tra il 2015 e il 2024 l’Italia ha registrato 74,7 miliardi di euro di perdite economiche provocate dagli eventi climatici estremi, pari dunque a 7,5 miliardi di euro all’anno. Il costo raggiunge pertanto quota 1.254 euro per abitante, il 64,6% in più della media europea (762 euro) e supera anche quello di Germania (1.123 euro), Spagna (1.088 euro) e Francia (663 euro). L’Italia è il terzo Paese dell’Unione europea per perdite economiche pro capite legate agli eventi climatici.
La Giunta regionale della Toscana ha fissato il 27 luglio i nuovi indirizzi per la gestione del rischio nelle aziende sanitarie del proprio Servizio sanitario. Con una svolta significativa e in qualche modo paradigmatica: dopo quasi 17 anni di gestione del rischio sanitario in regime di totale autoritenzione (cioè senza ricorrere a polizze di copertura), si sceglie di tornare, sia pure in parte, a un modello assicurativo. Il significato della scelta va oltre il profilo tecnico: la Toscana è stata dal 2009 la Regione che forse più di ogni altra ha rappresentato il modello dell’autoassicurazione pubblica sulla responsabilità sanitaria. Il passaggio a un sistema assicurativo, pur non integrale, è dunque un momento epocale di recepimento, su scala regionale, dell’impianto della legge Gelli, che guarda al sistema assicurativo come elemento di sostegno di una sanità responsabile ed educata alla miglior gestione del rischio, anche a tutela del paziente danneggiato.