Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

C’è una correlazione molto forte tra gli investimenti nel welfare a favore dei propri dipendenti e le performance industriali ottenute dalle imprese. Il dato emerge chiaramente dal Rapporto 2026 Welfare Index Pmi, l’iniziativa promossa da Generali Italia con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei Ministri, del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del ministero delle Imprese, giunta quest’anno alla sua decima edizione. Le aziende con i livelli più alti di welfare registrano in particolare una produttività media superiore del 20% e una redditività superiore del 40,5% rispetto alla media nazionale e non solo. Quando nelle imprese vengono offerti ai dipendenti servizi e benefici a crescere significativamente è anche il fatturato.
Nel progetto di matrimonio tra Mps e Banco Bpm spunta una componente in contanti per Siena. È l’indiscrezione rilanciata ieri da Bloomberg sulla soluzione in cantiere alternativa all’opas di Intesa Sanpaolo. L’ipotesi più accreditata è che il contante provenga dalla stessa Montepaschi (che oggi capitalizza 35,3 miliardi di euro) attraverso la distribuzione di un dividendo straordinario prima del perfezionamento dell’operazione. In questo modo la banca senese restituirebbe ai propri azionisti parte dell’eccesso di capitale accumulato negli ultimi anni e riequilibrerebbe i rapporti di forza tra i due istituti, tenendo conto che oggi Banco Bpm capitalizza 23,7 miliardi, cioè oltre 11 miliardi in meno. La contromossa di Lovaglio e Castagna deve però fare i conti con tre variabili potenzialmente decisive. La prima è il disco verde delle assemblee straordinarie delle due banche con un ruolo chiave giocato dai grandi soci Crédit Agricole, Delfin, Caltagirone e dai fondi internazionali. La seconda variabile è rappresentata dalle tempistiche sempre più strette, visto che Intesa punta a chiudere la propria opas entro fine anno. Infine Ca’ de Sass potrebbe mettere mano al portafoglio per giocare la carta del rilancio.
La combinazione tra Intesa Sanpaolo e Mps genererà un gruppo da quasi 35 miliardi di ricavi e 12 miliardi di utili. Questi sono alcuni dei numeri emersi dalla documentazione che l’istituto guidato da Carlo Messina ha messo a disposizione degli azionisti in vista dell’assemblea che a settembre sarà chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’opas. Le relazioni pubblicate da Intesa fanno un’ampia descrizione del deal in termini sia di struttura dell’operazione sia di impatti finanziari, fornendo per la prima volta una fotografia contabile pro-forma dell’aggregazione sulla base dei bilanci chiusi al 31 dicembre 2025. Se Intesa e Montepaschi fossero già state consolidate a quella data, il nuovo gruppo avrebbe registrato un utile netto pari a 11,95 miliardi di euro. Il margine di intermediazione pro-forma raggiungerebbe 34,84 miliardi, sostenuto da un margine di interesse di 19,79 miliardi e da commissioni nette per 10,77 miliardi. Il risultato netto della gestione finanziaria e assicurativa sarebbe pari a 28,6 miliardi, mentre i costi operativi si attesterebbero a 14,6 miliardi. Le spese amministrative ammonterebbero a 13,95 miliardi, di cui 8,44 relativi al personale. Dopo rettifiche su crediti per 2,66 miliardi l’utile lordo dell’operatività corrente arriverebbe a 14,1 miliardi.
I dividendi globali segnano un nuovo record e ridisegnano la geografia della remunerazione degli azionisti. Nel secondo trimestre 2026 le società quotate hanno distribuito ai soci 881 miliardi di dollari, + 8,3% sullo stesso periodo 2025, massimo storico nonostante un quadro ancora condizionato da crescita incerta, inflazione e tensioni geopolitiche. Secondo il Vanguard Global Payout Pulse, la stagione delle cedole è stata trainata anche tra aprile-giugno dall’Europa continentale (278 miliardi, +6%) con il settore finanziario sempre protagonista. Banche e assicurazioni dell’area figurano regolarmente tra i primi 20 pagatori di dividendi al mondo. Il cambiamento più significativo emerge però negli Stati Uniti, dove le big tech stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella remunerazione degli azionisti. Nei tre mesi i dividendi distribuiti in Nord America hanno raggiunto 204 miliardi di dollari, +9%, ma a sorprendere è soprattutto il contributo delle società tecnologiche che nel secondo trimestre hanno incrementato i dividendi di 7,8 miliardi di dollari, oltre tre volte l’apporto del settore finanziario. In valore assoluto hanno ormai quasi raggiunto le banche: 35 miliardi di dollari contro 35,6 miliardi.

Via libera al recupero dei bonus «esonero giovani under 36» e «decontribuzione Sud» da parte dei datori di lavoro che svolgono attività di agenzia e d’intermediazione assicurativa. Entrambi i bonus spettano dal 1° luglio 2022 e la domanda va presentata entro fine anno. A stabilirlo è l’Inps con la circolare n. 80/2026, che dà attuazione alla norma d’interpretazione autentica introdotta dai commi 860-862 dell’art. 1 della legge di bilancio 2026. Assicuratori. La Manovra 2026 ha esteso i due incentivi ai datori che, all’epoca di operatività degli incentivi, svolgevano attività di broker, agenti e sub-agenti di assicurazioni, nonché di produttori, procacciatori e altri intermediari assicurativi. L’Inps individua la platea dei beneficiari nel codice Ateco 2025 «66.22.00». L’estensione opera retroattivamente dal 1° luglio 2022, purché risultino soddisfatti tutti gli altri requisiti per le singole agevolazioni.
La domanda di prestiti finalizzati (tradizionali e Buy now pay later) delle famiglie italiane registra nel primo semestre dell’anno una crescita del 2,7%. È quanto emerge dall’aggiornamento del barometro Crif. La domanda, pur risentendo di fisiologiche flessioni stagionali si è mantenuta nel quadrante positivo nei primi sei mesi dell’anno, con l’unica eccezione del lieve calo registrato tra marzo e aprile. Anche l’importo medio richiesto è in aumento: nell’aggregato di prestiti finalizzati tradizionali e dilazionati, il valore si attesta a 7.302 euro (+9,1% rispetto allo stesso periodo del 2025). Nel primo semestre di osservazione la domanda di Bnpl cresce del +13,6% rispetto al corrispondente periodo del 2025, mentre le richieste di finanziamenti finalizzati tradizionali registrano un leggero incremento dell’1,1% e i prestiti personali fanno segnare un +5,6%
Per evitare ripercussioni sanzionatorie e danni reputazionali, le imprese sono chiamate ad una puntuale selezione dei fornitori e dei partner commerciali, tale da garantire un monitoraggio continuo e controlli penetranti, che diventano fondamentali nell’ottica di prevenzione del rischio per intercettare sul nascere qualsiasi condotta illecita di sfruttamento del lavoro lungo la filiera. Il 16 luglio scorso è entrato in vigore il D.Lgs. 12 giugno 2026, n. 115 – di attuazione della direttiva (UE) 2024/1712 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024 – in materia di prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e di protezione delle vittime, che è intervenuto sul sistema di contrasto alla tratta di esseri umani, aggiornando il quadro sanzionatorio, così da adeguarlo alle più recenti forme di sfruttamento. Il provvedimento, oltre a modificare alcune norme del codice penale in materia di delitti contro la libertà individuale, ha apportato rilevanti novità anche con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. n. 231/2001 con l’inserimento di una nuova fattispecie nel novero dei reati presupposto
Nell’offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie il danno all’investitore si presume fino a prova contraria se il prospetto contiene informazioni false o reticenti: spetta all’emittente, dunque, superare la presunzione del nesso causale dimostrando che le inesattezze o le omissioni del documento sono state marginali al punto da non condizionare la scelta dell’investitore; non basta, tuttavia, l’assoluzione intervenuta in sede penale dall’imputazione di falso in bilancio in favore degli amministratori della società: le soglie di rilevanza penale, infatti, delimitano il relativo ambito di tutela e il fatto che non siano state superate non denota la mancata incidenza delle condotte omissive o commissive della società sulla scelta dell’investitore, che deve poter fare affidamento sul prospetto. Così la Cassazione civile, prima sezione, nell’ordinanza n. 24029 del 24/07/2026.
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