Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Il Fondo Monetario Internazionale valuta positivamente il sistema finanziario italiano, ma avverte che la strada per rafforzare la crescita e ridurre le vulnerabilità è ancora lunga. Al termine della consultazione annuale sull’Italia, l’Executive Board del Fmi conferma che il settore bancario rimane solido e in grado di resistere anche a scenari «gravemente avversi», grazie a una vigilanza giudicata robusta. Al tempo stesso, però, richiama le autorità a non abbassare la guardia sui rischi legati all’elevato debito pubblico, ai legami tra Stato e banche e alle fragilità strutturali dell’economia
Orcel ha presentato i numeri di un altro trimestre di crescita per Unicredit: utili a 2,9 miliardi, ricavi a +5% grazie a commissioni e assicurazioni. Un ritmo che gli ha consentito di alzare l’obiettivo per l’utile netto del 2026 a 11,5 miliardi. A Class Cnbc dice: “siamo molto orgogliosi di essere una banca con radici italiane, ma oggi più che mai siamo paneuropei. L’Italia pesa oggi il 43% del nostro business, e peserà in futuro il 33% del gruppo, il 33% la Germania, il 33% l’Austria e la Cee. Quindi noi oggi giochiamo in una lega europea, non solo italiana, e questo fa la differenza”. Sull’interesse verso Generali dice: “È ancora un investimento finanziario. Stiamo osservando, perché l’environment si sta muovendo e, in funzione di questo, prenderemo le nostre decisioni”.
La fotografia dell’estate del risiko bancario 2026 mostra i due colossi italiani testa a testa – virtualmente, per ora, per Intesa – dentro l’altro colosso finanziario nazionale. Un colosso molto più forte che in passato. La cassaforte del risparmio e del debito pubblico attraverso oltre 40 miliardi di Btp nei portafogli, tra i maggiori investitori immobiliari al mondo con oltre 37 miliardi di euro, vede il suo titolo triplicato nei dieci anni di guida di Philippe Donnet, grazie alla crescita costante degli utili ma anche per gli scontri tra azionisti (tutti italiani) che hanno spinto al rialzo le quotazioni: a marzo 2016 l’azione valeva 13,8 euro, ora sfiora i 43 euro per una capitalizzazione che supera 65 miliardi. A buon diritto Donnet, che il 6 agosto presenterà i conti del semestre, ha rivendicato ancora di recente che «Generali non è mai stata tanto forte com’è oggi. Abbiamo costruito in questi ultimi dieci anni una traiettoria di successo. Per mantenere e accelerare su questa traiettoria – e non c’è alternativa per Generali -, serve essere italiani, indipendenti e internazionali». Questi tre aggettivi continueranno ad applicarsi alla compagnia anche nel prossimo futuro? La presenza dei due colossi bancari italiani sicuramente blinda Generali rispetto a ogni eventuale ragionamento di scalata o anche solo di presa di influenza. Al contrario, quello che si sta delineando – evidenziano vari osservatori – è una sorte di riedizione di quello che una volta si chiamava «il salotto buono» della finanza, questa volta non più basato a Milano in piazzetta Cuccia, nella sede di Mediobanca, bensì a Trieste in piazza Duca degli Abruzzi, nel quartier generale della compagnia.
I fondi pensione, forti di oltre 80 miliardi di euro di asset che salgono a 150 miliardi tenendo conto dei preesistenti, potrebbero fare di più per investire in economia reale, come chiesto a più riprese dalla premier Giorgia Meloni. E sarebbero anche pronti a dare un sostegno per far crescere aziende tecnologiche italiane e europee, rispondendo alla sfida che arriva dagli Usa e dalla Cina. Ma un rilancio degli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale italiana potrà aversi solo a due condizioni: «Bisogna cancellare la norma sulla libera portabilità del contributo datoriale e rivedere il regime delle sanzioni a carico degli amministratori dei fondi», dice a MF-Milano Finanza Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione.
Gli Etf si fanno strada anche nella previdenza integrativa. L’esempio arriva dalla Germania. Berlino ha appena varato una maxi riforma, in partenza dal 2027, che prevede un conto d’investimento scelto dalle famiglie e sovvenzionato dallo Stato, con la possibilità di investire direttamente in Etf. D’altra parte in tutta Europa i governi devono fare i conti con un andamento demografico che mette sotto pressione la pensione pubblica. «C’è un numero che lo riassume bene, il tasso di sostituzione, cioè quanto vale la prima pensione rispetto all’ultimo stipendio. Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato questo numero è destinato a scendere per le generazioni più giovani, quelle che matureranno la pensione interamente con il sistema contributivo: da circa il 71-72% di oggi per un dipendente privato verso il 58% nei prossimi decenni, con valori più bassi per gli autonomi. Tradotto: la pensione pubblica coprirà una fetta sempre più piccola del reddito da lavoro, e quella distanza tocca a ciascuno di noi colmarla con opportuni strumenti», spiega Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf, «dal nostro punto di vista, gli Etf sono una delle risposte più semplici e a basso costo»
Una volta vicini alla pensione arriva il momento di riscattare il capitale accumulato. Un passaggio che però va pianificato con attenzione. «Incassare l’intero patrimonio il giorno in cui si va in pensione sembra la scelta più semplice, ma concentra su un singolo momento quattro rischi che, distribuiti nel tempo, peserebbero molto meno», spiega Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf. Il primo è legato ai mercati. «La data del pensionamento è fissa, il mercato no. Se quel mese cade dopo un crollo, come sarebbe capitato a chi fosse andato in pensione a inizio 2009 o a fine 2022, si liquida l’intero capitale ai minimi e si trasforma una perdita temporanea in una perdita definitiva», spiega Demaria
I lavoratori autonomi che optano per il regime fiscale di tipo forfettario rappresentano una platea di circa 1,8 milioni di persone, e sono in costante crescita. E’ riservato ai contribuenti che hanno conseguito ricavi annuali non superiori a 85 mila euro e sostenuto spese per un importo non superiore a 20 mila euro lordi per lavoro dipendente e compensi a collaboratori. In estrema sintesi chi applica il regime forfettario può dedurre i soli contributi previdenziali obbligatori. A fronte di questa limitazione, al reddito imponibile si applica un’imposta con aliquota ridotta al 15%. Non sono quindi deducibili i contributi versati a previdenza complementare che invece nel regime ordinario lo sono fino a 5.300 euro l’anno. Conviene allora ad un forfettario, in assenza del vantaggio di imposta in fase di contribuzione, aderire ad un fondo pensione? Ci sono alcuni elementi a favore. La normativa prevede che i contributi del lavoratore forfettario che non hanno fruito della deduzione entro il limite annuo dei 5.300 euro devono essere comunicati al fondo pensione come contributi non dedotti e su questi importi non sarà applicata la tassazione in fase di liquidazione di una prestazione
  • Focus su PostePremium Soluzione Crescita
PostePremium Soluzione Crescita (linea bilanciata smart) è un’assicurazione sulla vita, in forma mista a premio unico e con versamenti aggiuntivi, di tipo multiramo. Le prestazioni sono collegate all’andamento di una gestione separata (componente rivalutabile) e al valore delle quote di un fondo interno assicurativo scelto dal contraente tra quelli disponibili (componente unit
linked). La polizza ha una durata fissa di 15 anni. Il premio unico, di minimo 75 mila euro e massimo 5 milioni di euro, al netto dei costi sul premio, verrà investito nella combinazione predefinita di partenza, costituita per il 100% dalla gestione separata Poste
Vita Valore Solidità e per lo 0% dal fondo interno assicurativo Poste Vita Crescita Bilanciata. Poste Vita, per una durata massima di 9 mesi, effettuerà trasferimenti automatici mensili dalla gestione separata al fondo interno assicurativo, per effetto dei quali aumenta l’investimento allocato nel fondo interno assicurativo e diminuisce quello nella gestione separata (riallocazione graduale)

Lo scambio di mail fra le parti prova il contratto di assicurazione. E ciò perché la prova scritta di cui all’articolo 1888 Cc ben può consistere in documenti diversi dalla polizza, a patto che provengano dalle parti, siano firmati da loro e consentano di desumere l’esistenza e il contenuto del negozio. Anche il carteggio mail prova il contratto, dunque, benché i messaggi non siano sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale. Così la Cassazione, sezione terza, nell’ordinanza n. 23855 del 22/07/2026. Bocciato il ricorso della ditta di trasporti: diventa definitiva la condanna a pagare il conguaglio del premio, previsto dalla clausola che lo determina in parte in un importo fisso e in parte nella misura dello 0,40 per cento del fatturato al netto dell’Iva; il tutto in un contratto di assicurazione contro la responsabilità civile e i danni al carico dei camion. La società cliente sostiene di aver stipulato un contratto diverso, tramite un altro intermediario, a premio soltanto fisso. È valido, intanto, il disconoscimento della firma sulla polizza prodotta dall’assicurazione: il documento risulta inutilizzabile senza l’istanza di verificazione.
È sufficiente un vantaggio anche solo temporaneo affinché il reato possa essere imputato all’ente ai sensi del D.lgs. 231/2001, mentre è irrilevante che le somme siano successivamente distratte dagli amministratori a proprio beneficio. È questo il principio affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 23820/2026, destinato a incidere sull’ambito applicativo dell’esimente prevista dall’art. 5, comma 2, per i reati commessi nell’interesse esclusivo dell’autore.
Premi assicurativi più cari a partire da luglio. Infatti, con la circolare n. 35/2026, previo parere del ministero del lavoro, l’Inail indica gli importi aggiornati dei limiti imponibili, minimo e massimo, necessari al calcolo dei premi assicuratori dei lavoratori, adeguati alla rivalutazione dell’1,4% fissata con dm n. 58/2026 del ministero del lavoro (si veda ItaliaOggi del 2 giugno). I nuovi valori, validi nel periodo dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027 per il settore industria, sono: 20.712,30 il minimale e 38.465,70 euro il massimale.

corsera

Allianz, attraverso la controllata Allianz Asia Holding, ha concordato di acquisire per 2 miliardi la divisione assicurativa di Hsbc Holdings a Singapore. Le due società hanno inoltre stipulato un accordo di partnership di distribuzione esclusiva della durata di 15 anni, in base al quale la compagnia assicurativa tedesca fornirà soluzioni di protezione, salute, previdenza e gestione patrimoniale ai clienti di Hsbc a Singapore.

La «Relazione sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico», diffusa ieri pomeriggio dalla Corte dei conti (delibera 14/2026 della sezione delle Autonomie) è un viaggio nelle promesse mancate della lotta contro frane e alluvioni. Ma è anche un trattato sulla principale malattia dell’amministrazione italiana: il caos delle competenze. I magistrati contabili hanno messo sotto esame 5.463 progetti, nel 98,2% dei casi avviati negli anni fra il 2018 e il 2022. A queste iniziative è stato attribuito un finanziamento totale da 3,174 miliardi: ma finora la spesa si è fermata a 1,31 miliardi, il 41,3%, anche se il 90% delle iniziative ha almeno cinque anni, e per metà di questi gli anni di vita sono sette o otto. Una performance del genere non si sposa troppo con il carattere di urgenza di questi interventi, soprattutto in un Paese in cui il 93% dei Comuni è a rischio di allagamenti (19,3%), frane (16,2%) o entrambi (56,9%). E nulla assicura che il quadro reale sia anche peggiore.
Nodo, ancora irrisolto quello della responsabilità civile per i danni causa dai sistemi di intelligenza artificiale. Lo schema di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act trasmesso al Senato (atto n. 418) interviene anche sul versante della responsabilità penale e civile. Il testo introduce strumenti pensati per rafforzare la posizione del danneggiato – in particolare il potere del giudice di ordinare la divulgazione delle prove relative al funzionamento del sistema e il foro alternativo del consumatore – e dichiara apertamente l’obiettivo di “favorire il danneggiato” nei contenziosi per danni da AI. L’art. 18, dedicato alla “presunzione del nesso di causalità”, prevede la presunzione del nesso tra violazione degli obblighi dell’AI Act e danno, salvo prova contraria. L’autrice evidenzia i problemi logici (se il danno “deriva” dalla violazione, il nesso causale è già dimostrato) e sistematici di una norma che collega la responsabilità civile a qualunque violazione del regolamento europeo, anche meramente formale, in un quadro normativo complesso e destinato a continue revisioni. Sul piano pratico, ci si chiede se questa presunzione aggiunga davvero tutela al danneggiato rispetto agli strumenti già disponibili: la disciplina della responsabilità oggettiva e la responsabilità da prodotto, che già consentono di agire efficacemente anche per danni causa da sistemi di AI, agevolando la prova del difetto e del nesso causale. La conclusione è prudente ma netta: la formulazione proposta rischia di alimentare ulteriore incertezza interpretativa nel diritto, più che semplificarlo, e la materia richiede interventi normativi calibrati, che migliorino l’effettività della tutela senza compromettere la certezza del quadro di responsabilità civile.
Mille miliardi da investire, una forza che può essere una manna per il Paese. Tanto più ora che evitata la «disgregazione» Ania ha trovato una nuova «coesione» che ha dato il via alla definizione di una serie di obiettivi strategici che vanno dalla gestione dei rischi emergenti, da quelli demografici e quelli catastrofali, fino alla richiesta di semplificazione e livellamento delle regole del gioco in ambito europeo, a partire dal Danish Compromise. È questa la nuova versione dell’Associazione dopo un anno e mezzo di presidenza targata Giovanni Liverani.

Il settore dei consulenti finanziari autonomi (Cfa) e delle società di consulenza finanziaria (Scf) ha ormai superato la fase pionieristica e presenta oggi dimensioni, dinamiche e caratteristiche tali da renderlo un comparto pienamente misurabile e sempre più rilevante nel panorama della consulenza finanziaria italiana. Ad oggi risultano iscritte all’Albo gestito dall’Ocf 109 Scf e 895 Cfa (a inizio anno erano rispettivamente 103 e 851), con una crescente massa critica che rafforza la visibilità e la rilevanza del settore.
Ci si accorge della clonazione quasi sempre dopo che il danno è fatto. Si riceve la notifica di un pagamento mai effettuato (se si è attivato l’alert Sms) oppure si notano addebiti o prelievi anomali sull’estratto conto, oppure si va a pagare, ma il plafond della carta è esaurito. Il campanello d’allarme deve suonare quando arrivano notifiche di spesa in orari insoliti, magari per transazioni di piccolo importo, la via spesso usata dai truffatori come “test” prima di svuotare il plafond. E ancora acquisti online in valute estere o presso negozi sconosciuti.