Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Il board di Montepaschi critica l’offerta di Intesa Sanpaolo e lascia la porta aperta a Banco Bpm. Al termine di un lungo consiglio iniziato in mattinata e terminato nel tardo pomeriggio, Rocca Salimbeni contesta i razionali industriali e finanziari alla base dell’opas da 30,6 miliardi lanciata a inizio giugno dal gruppo guidato da Carlo Messina, annunciando al tempo stesso che proseguiranno gli approfondimenti sulla proposta alternativa messa sul tavolo da Piazza Meda. Proposta che, per Siena, offre il vantaggio del mantenimento dell’integrità del perimetro della banca. L’offerta di Ca’ de Sass prevede l’assegnazione di 1,6 azioni per ogni titolo Mps, più un euro in contanti. Nel mirino del cda finisce anzitutto il corrispettivo. Secondo Mps che si è avvalsa delle analisi degli advisor Ubs e Bofa, il premio del 12,5% riconosciuto da Intesa rispetto ai corsi pre-annuncio è nettamente inferiore (di almeno il 30%) a quello registrato nelle principali operazioni comparabili del settore. Metro di comparazione del gruppo guidato da Luigi Lovaglio sono le operazioni recenti Intesa-Ubi, Credit Agricole-Creval, Mps-Mediobanca e Bper-PopSondrio. Inoltre, per il Monte agli attuali prezzi di mercato l’opas incorpora addirittura uno sconto di circa il 3,3% che «cresce al 6,2% qualora si considerasse il prezzo di Intesa aggiustato per il dividendo interim» che il gruppo distribuirà a novembre.
L’intelligenza artificiale è destinata a trasformare profondamente il settore bancario europeo, non solo migliorando l’efficienza operativa ma ridefinendo il modello della banca del futuro. Questa la tesi proposta da una ricerca di Visa Consulting and Analytics, realizzata su 325 senior decision-maker in 17 mercati europei, inclusa l’Italia. Nella penisola oltre l’89% delle banche utilizza già forme di AI nelle principali funzioni aziendali. L’89% dei leader del settore ritiene che questa tecnologia ridisegnerà il retail banking entro il 2030, mentre l’83% prevede che gli istituti che si muoveranno per primi potranno ottenere un vantaggio decisivo sui concorrenti.
La transizione verso l’auto elettrica e la perdita di competitività della sua industria potrebbero costare all’Europa fino a 726 mila posti di lavoro entro il 2040. La Germania sarebbe destinata a subire l’impatto più pesante, che però sarebbe molto forte anche sull’Italia. È quanto emerge da uno studio, riportato in esclusiva da Bild, dell’Istituto Fraunhofer per l’Organizzazione del Lavoro (Iao) realizzato per conto delle associazioni industriali tedesche Gesamtmetall, Südwestmetall e Bayme, che rilancia il dibattito sulle conseguenze economiche dello stop ai motori termici. L’analisi si concentra sull’intera filiera dei sistemi di propulsione automobilistica, uno dei comparti più esposti alla trasformazione tecnologica. Nel 2025 il settore occupava circa 1,6 milioni di lavoratori in Europa, generando un valore aggiunto di circa 250 miliardi di euro. Secondo le stime dei ricercatori, i posti di lavoro destinati a scomparire saranno 375 mila entro il 2030, 660 mila entro il 2035 fino ad arrivare a 726 mila entro il 2040, pari a circa il 45% dell’occupazione del comparto.
La crisi dell’automobile non riguarda soltanto Volkswagen e i costruttori tedeschi. Il rallentamento delle vendite è un fenomeno globale che coinvolge la maggior parte dei grandi gruppi mondiali. È quanto emerge da uno studio del Center of Automotive Management (Cam) di Bergisch Gladbach, secondo cui 14 dei 20 maggiori costruttori hanno registrato, o stanno per comunicare, un calo delle consegne nel primo semestre del 2026. Secondo l’analisi, rilanciata dall’agenzia tedesca Dpa, i venti principali gruppi hanno venduto complessivamente 1,1 milioni di veicoli in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, con una flessione media del 2,8%. «L’industria automobilistica globale sta entrando in una nuova fase di selezione del mercato», spiega Stefan Bratzel, direttore del Cam. Secondo l’esperto, i costruttori che non riusciranno ad adattarsi rapidamente ai nuovi equilibri tecnologici e commerciali rischiano di uscire dal mercato. Il 2026, aggiunge Bratzel, sarà un acceleratore del consolidamento e delle ristrutturazioni, in Cina e in Europa.

Chi circola senza una polizza di responsabilità civile dedicata rischia una sanzione amministrativa da 100 a 400 euro. Il problema è che i primi prodotti assicurativi sono stati resi disponibili solo nella giornata del 15 luglio e i prezzi sono particolarmente alti. Per capire quanto costa oggi assicurare un monopattino Altroconsumo ha verificato sui siti di 17 compagnie assicurative la presenza di un simulatore per calcolare il costo della polizza Rc per monopattini. Al momento, però, il quadro è ancora poco soddisfacente: solo cinque compagnie consentono di ottenere un preventivo online, con prezzi molto alti. Nel pomeriggio del 15 luglio Altroconsumo ha preso in esame il profilo di un trentenne residente a Milano, ovviamente alla prima assicurazione di un monopattino elettrico, che applica l’agevolazione Rc familiare utilizzando la classe di merito più favorevole (la CU01) maturata su un altro veicolo. Per questo profilo, la soluzione più conveniente è proposta da Sara, con un premio di 155 euro, seguita da Allianz Direct con 213,06 euro. Più distanti Vittoria, con 331 euro, e Generali e Cattolica, entrambe a 417 euro e con le stesse tariffe (le compagnie appartengono allo stesso gruppo). Le altre compagnie non permettono ancora di calcolare il premio online oppure richiedono di compilare un modulo per essere ricontattati da un agente o indirizzati a un’agenzia. Chi prova a cercare una “assicurazione monopattino” su internet trova facilmente anche numerose altre offerte più economiche e vendute a poche decine di euro, ma quei prodotti oggi disponibili non sono stati progettati per soddisfare il nuovo obbligo introdotto dal Codice della strada. Si tratta di polizze già presenti sul mercato che offrono coperture dedicate a chi utilizza un monopattino elettrico, come la responsabilità civile facoltativa, la tutela legale, gli infortuni del conducente o il furto del mezzo.

Sono 4 milioni le persone non in grado di badare a se stesse e circa 6 milioni quelle che tra familiari, badanti e assistenti socio-sanitari se ne occupano. Il problema è destinato ad aggravarsi perché, nei prossimi 10 anni, la quota di over 85 sulla popolazione aumenterà del 30%. La risposta delle istituzioni pubbliche è stata finora assolutamente insufficiente. Basti pensare che nelle Rsa, le residenze per anziani, sono ospitati circa 300mila pazienti ma ce ne sono ben 270mila in lista d’attesa. I dati sono stati illustrati, in una conferenza stampa, da Cristiano Gori ed Eleonora Vanni, coordinatori del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, che raccoglie 60 organizzazioni impegnate su questo fronte. Il Patto ha messo a punto un pacchetto di proposte da sottoporre al governo e a tutte le forze politiche in vista della prossima legge di Bilancio con la quale si chiede uno stanziamento aggiuntivo per il 2027 di un miliardo di euro, una cifra tutto sommato ragionevole vista la gravità della situazione. Quattro le misure suggerite. 1) Unificare i percorsi di richiesta e di ammissione alle prestazioni. 2) Potenziare l’assistenza a casa. 3) Rafforzare le Rsa. 4) Sperimentare una riforma dell’indennità di accompagnamento concessa dall’Inps
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