La pianificazione finanziaria è riconosciuta dagli italiani come un elemento sempre più centrale per il proprio futuro, ma la capacità di tradurre questa consapevolezza in scelte concrete resta limitata. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da SWG per Zurich, che evidenzia un significativo divario tra percezione dell’importanza e livello effettivo di conoscenza degli strumenti previdenziali e di investimento.

Il dato più rilevante riguarda proprio la carenza informativa: il 38,9% degli italiani dichiara di non essersi mai informato sulla previdenza complementare, mentre quasi sette su dieci (69,8%) ammettono una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Un gap che risulta particolarmente marcato tra i più giovani.

L’entrata in vigore, con il primo luglio, della riforma del TFR introduce un elemento di maggiore responsabilizzazione per i lavoratori neoassunti, chiamati a decidere entro 60 giorni se mantenere il trattamento in azienda o destinarlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di una scelta esplicita, opera il meccanismo del silenzio-assenso, con il conferimento automatico al fondo pensione. Nonostante ciò, il quadro attuale mostra una prevalenza di comportamenti prudenziali: il 45,5% dei lavoratori mantiene il TFR in azienda, mentre il 30,2% lo destina a un fondo pensione e il 13,3% al Fondo di Tesoreria INPS. Il TFR continua a essere percepito principalmente come una riserva di sicurezza, considerata tale dal 90,6% degli intervistati.

Questa percezione si riflette nelle scelte: il 64,3% degli italiani si sente più sicuro lasciando il TFR in azienda, con una propensione che cresce con l’età. Al contrario, le generazioni più giovani mostrano una maggiore apertura verso i fondi pensione, con l’obiettivo di ottenere un rendimento nel lungo periodo.

Giovani più propensi al rischio, ma meno preparati

Il profilo delle diverse generazioni evidenzia una dinamica interessante: i giovani risultano più orientati al rendimento e al rischio, ma allo stesso tempo meno preparati. Tra la Gen Z, il 78,1% dichiara una conoscenza limitata o nulla degli strumenti finanziari, a fronte di una maggiore disponibilità a investimenti a rischio medio-alto rispetto alle generazioni più mature.

Questa asimmetria tra propensione e competenza rappresenta uno degli elementi più critici evidenziati dalla ricerca. Anche sul tema del TFR emergono lacune significative: il 42% dei giovani non conosce la possibilità di trasferirlo a un fondo pensione e una quota non trascurabile dichiara di non sapere con precisione cosa sia.

Risparmio: liquidità diffusa e investimenti ancora limitati

Solo un italiano su quattro (25,6%) ha sottoscritto prodotti di investimento. La diffusione è maggiore tra i Baby Boomer e la Gen X, mentre tra i più giovani prevale un approccio ancora legato alla liquidità, seppur declinato in forme diverse: contanti tra i più anziani, conto corrente tra i più giovani, strumenti digitali tra i Millennial.

Parallelamente, cambiano anche le motivazioni e gli ostacoli alla pianificazione. Per le generazioni più mature pesa soprattutto la disponibilità economica, mentre per i giovani emerge una componente emotiva più marcata: la pianificazione finanziaria è percepita come fonte di stress dal 31,3% della Gen Z.

Il ruolo dell’informazione e della consulenza

Un elemento trasversale a tutte le generazioni è la difficoltà ad accedere a informazioni chiare e adeguate al proprio livello di conoscenza. La richiesta di contenuti semplici e affidabili è elevata, in particolare tra i giovani.

Se da un lato crescono i nuovi canali informativi — social media, influencer ed assistenti basati su intelligenza artificiale — dall’altro resta centrale il ruolo del consulente professionale. Il 28,4% degli italiani indica infatti nel consulente bancario, finanziario o assicurativo la principale fonte di informazione. In questo contesto, oltre tre italiani su quattro riconoscono a banche e assicurazioni un ruolo chiave nella diffusione della cultura finanziaria e nel supporto alle scelte di risparmio e investimento.

I risultati della ricerca delineano un sistema in cui la consapevolezza è ormai diffusa, ma non ancora accompagnata da strumenti adeguati per tradursi in decisioni efficaci. In uno scenario caratterizzato da cambiamenti demografici e maggiore longevità, il rafforzamento della cultura finanziaria rappresenta una leva fondamentale per il benessere di lungo periodo.

In questo processo, il settore assicurativo e finanziario è chiamato a svolgere un ruolo sempre più attivo, non solo attraverso l’offerta di prodotti, ma anche tramite attività di educazione e accompagnamento, capaci di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più eterogenea.

© Riproduzione riservata