Alla fine del 2025, il portafoglio italiano dei prodotti assicurativi d’investimento e previdenziali mostra un riequilibrio significativo tra componenti garantite e non garantite, misurato sulla base delle riserve tecniche. Secondo un’analisi ANIA, la quota di contratti con prestazioni garantite si attesta al 65% del totale, in lieve calo rispetto al 66% dell’anno precedente, mentre la parte priva di garanzie o protezioni finanziarie sale al 34%.
All’interno della componente garantita, la quasi totalità è rappresentata dai contratti con partecipazione agli utili dei rami I e V, che da soli valgono il 64% del totale; la quota residuale (1%) è costituita dalla componente garantita dei contratti linked (rami III e VI) e dalle linee garantite dei fondi pensione. Le forme di protezione finanziaria – ad esempio i fondi unit‑linked “protetti”, che prevedono meccanismi di difesa del capitale o della performance – rappresentano circa l’1% del portafoglio, come segmento distinto rispetto alle garanzie “classiche”.
Guardando alla dinamica storica dal 2010 al 2025, emerge una riduzione marcata del peso delle garanzie. Nel 2010 la quota complessiva dei prodotti garantiti era pari al 77%; nel 2025 scende al 65%. Il calo riguarda sia i rami I e V, passati dal 73% iniziale al 64% dopo aver toccato un massimo dell’80% nel 2014, sia la componente garantita dei rami III e VI, diminuita dal 4% all’1%. Parallelamente, la quota di contratti senza alcuna forma di garanzia o protezione è passata dal 13% nel 2010 al 34% a fine 2025, segnalando una progressiva espansione delle soluzioni unit‑linked e multiramo a capitale non garantito.
Nel complesso, i dati ANIA evidenziano un’evoluzione strutturale dell’offerta: pur restando prevalenti, le prestazioni garantite perdono peso, mentre guadagnano spazio i prodotti che espongono maggiormente il cliente al rischio finanziario, spesso in logica di ricerca di rendimento in un contesto di tassi bassi prima e di cambiamento del quadro macrofinanziario poi.
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