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«Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa». Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune. (Leone XIV – Magnifica Humanitas – n.4)

Mai in questa vita avrei pensato di ritrovarmi a commentare l’opinione di un Pontefice. Eppure, eccomi qui. Lunedì 25 maggio 2026 è stato messo online il testo ufficiale dell’enciclica Magnifica Humanitas e, grazie al supporto dei miei assistenti virtuali (ovviamente), dopo pochi minuti era scaricato e disponibile sul mio portatile. Ritengo, senza mezzi termini, che Magnifica Humanitas sarà uno dei testi fondamentali della nostra epoca, a prescindere dal nostro credo religioso e dal nostro grado di secolarizzazione. Dico questo perché l’enciclica (ma potrebbe trattarsi ovviamente di un qualsiasi libro divulgativo o di un paper di conferenza) centra in pieno la principale novità di questo periodo storico e perché lo fa in modo chiaro, sintetico e tendenzialmente esaustivo. Mi permetto quindi di consigliare a tutti la lettura attenta dei 245 punti di cui è composto il testo. I riferimenti strettamente dottrinali sono inseriti, se posso permettermi, al ‘minimo sindacale’ per essere un documento ufficiale ecclesiastico e comunque non intaccano i contenuti e la loro profondità concettuale. Per inciso, ritengo tra l’altro che questi contenuti dottrinali potrebbero essere traslati facilmente verso qualsiasi altra religione, con un opportuno esercizio sincretico. In questo piccolo spazio inizierò quindi ad evidenziare due punti: quello che mi ha maggiormente risuonato (il 98) e quello che mi ha maggiormente costretto ad una riflessione (il 116).

Primo punto (98).

È opportuno premettere due considerazioni: la prima è che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi. La seconda è che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale. A questo punto c’è ben poco da aggiungere; difficile spiegare meglio l’aspetto caratterizzante del livello tecnologico attualmente raggiunto dall’Intelligenza Artificiale, l’essenza della differenza con il passato e la direzione di sviluppo futura.

Secondo punto (116).

Il transumanesimo e il postumanesimo comprendono al loro interno una pluralità di correnti e sensibilità, ed è difficile poterne dare una descrizione univoca. Possono essere paragonati a un arcipelago di isole concettuali differenti, collegate però dal medesimo mare di presupposti: la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. In generale, il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità. Il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo. Anche quando queste ipotesi restano in larga parte speculative, esse acquistano rilevanza, perché modificano l’immaginario collettivo e, di conseguenza, orientano le scelte sociali, economiche e politiche.

La domanda sottesa a questo punto è: fino a che punto è lecito spingersi nella modifica del cosiddetto ‘progetto Uomo originale’? Fino a dove è giusto sostituire o potenziarne i pezzi? In particolare, l’IA entra direttamente nell’essenza dell’essere umano, nei suoi ragionamenti, nei suoi processi cognitivi, nei suoi valori etici. Non si tratta solo della protesi di un braccio o del trapianto di un organo. Qui l’ibridazione avviene nella mente, ovvero nello strumento umano che determina direttamente i nostri pensieri e le nostre azioni. Papa Leone XIV mette in guardia con forza, e in modo del tutto condivisibile, dal rischio di valutare gli esseri umani esclusivamente in base alla loro ‘utilità meccanica’. Da qui, credo, derivi il titolo dell’enciclica. Rimane aperta la questione, a cui forse inevitabilmente ciascuno di noi darà la propria personale risposta, di fino a dove è giusto spingersi.

Per concludere, risulterà chiaro che non siamo di fronte al solito tradizionale approccio dottrinale. Alcuni brani possiamo arrivare a definirli davvero ‘inaspettati’. Uno speciale appello rivolgo a coloro che sviluppano le intelligenze artificiali. L’innovazione tecnologica può essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Gli sviluppatori portano dunque un particolare peso etico e spirituale, poiché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità. Come l’autore di un’opera artistica o letteraria è tenuto a considerare i valori che essa esprime, così essi sono chiamati a trattare con la dovuta serietà i valori che infondono nei loro progetti: con trasparenza, con responsabilità verso le comunità coinvolte e con attenzione a verificare che ciò che viene coltivato sia davvero un bene. (Leone XIV – Magnifica Humanitas – n.111)    

gabriele.rossi@diagramma.itwww.diagramma.it