Le principali compagnie assicurative mondiali sono in forte ritardo nell’affrontare i rischi legati al clima, alla biodiversità e alle questioni sociali, nonostante le crescenti minacce derivanti dal riscaldamento globale. Secondo il nuovo rapporto “Insuring Disaster” di ShareAction, supportato dal WWF, che ha valutato 40 delle più grandi compagnie assicurative del mondo nel settore danni, la maggior parte di esse ha ottenuto voti insufficienti per le proprie politiche relative al clima.
Il rapporto ha rilevato che molte compagnie assicurative continuano a sottoscrivere polizze e a investire in iniziative e attività che aggravano il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, nonostante i disastri legati al clima stiano diventando sempre più frequenti e costosi. Tra il 2015 e il 2024, le catastrofi naturali hanno causato ogni anno circa 280 miliardi di dollari di perdite economiche dirette, di cui meno della metà è stata coperta dalle assicurazioni. Secondo ShareAction, anche i progressi del settore in merito ai nuovi impegni climatici hanno subito un rallentamento rispetto alla pubblicazione del precedente benchmark nel 2024.
Solo Allianz e Achmea raggiungono un punteggio B, mentre il 73% degli assicuratori non prevede limiti all’underwriting per l’upstream oil & gas e un terzo non ha restrizioni sul carbone, con gli agenti gestori di Lloyd’s of London tra i peggiori.
ShareAction e WWF chiedono regole più stringenti e politiche assicurative orientate a rinnovabili, agricoltura sostenibile e progetti di adattamento climatico.
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