Come noto, dal 1° luglio 2026, i lavoratori del settore privato alla prima assunzione vengono iscritti automaticamente a un fondo pensione, con il conferimento del TFR, salvo che esprimano un dissenso entro 60 giorni. In poche settimane si sta quindi formando una nuova platea di aderenti “automatici”, spesso inconsapevoli di dove siano finiti i propri risparmi. Secondo l’ultima relazione COVIP, la previdenza complementare copre il 39,9% delle forze di lavoro, ma proprio dove servirebbe di più la copertura scende nettamente, con gli autonomi fermi al 23,4% e gli under 35 al 20,8%. Dall’altra parte, sul piano demografico, l’Italia registra nel 2025 un minimo storico di 355 mila nascite, un saldo naturale negativo di 296 mila persone l’anno e un’età media salita a 47,1 anni. È il quadro di un Paese che invecchia, che affida alle pensioni future una parte crescente del proprio equilibrio economico.
In questo contesto, il Gruppo Agenti Generali Italia lancia l’“Osservatorio GA‑GI sulla longevità, la previdenza degli italiani vista dalle agenzie”.
Federico Serrao, presidente di GA‑GI, sintetizza così l’obiettivo dell’iniziativa: “L’adesione automatica è un passo nella direzione giusta, ma iscrivere non è proteggere. Un lavoratore inserito d’ufficio in una linea predefinita, con il contributo minimo e nessuna revisione nel tempo, è un iscritto silente, non un risparmiatore consapevole. Le statistiche ci dicono quanti sono dentro. Nessuno lo racconta dal punto di vista di chi sta al tavolo con il cliente. È il vuoto che l’Osservatorio vuole colmare”.
La rilevazione, in corso in questi giorni sulle 533 agenzie della rete GA-GI, oltre la metà delle 1.110 agenzie di Generali Italia, osserva quattro fronti: l’ingresso, quanti clienti under 40 hanno una posizione attiva, a che età in media si apre la prima, e quali sono le prime reazioni dei neoassunti iscritti d’ufficio dalla riforma; il secondo è la cura nel tempo, quante posizioni vengono riviste dopo gli eventi della vita, un matrimonio, un figlio, un cambio di lavoro, e quanti risparmiatori sanno indicare la linea di investimento in cui si trovano; il terzo è la qualità della costruzione, quanti versano solo il TFR senza contributi aggiuntivi, quanti conoscono la stima della propria prestazione futura, a quanti è stata mostrata la distanza tra la pensione attesa e l’ultimo reddito; il quarto è la rinuncia, le obiezioni più frequenti di chi dice no, le età in cui accade, e le parole testuali con cui i clienti rinviano la decisione.
La rilevazione – la cui prima edizione si chiude il 30 settembre, con i risultati a ottobre – avrà cadenza annuale: l’obiettivo non è una fotografia isolata, ma una serie storica sul rapporto tra gli italiani e la protezione del proprio futuro.
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