Il nuovo Financial Sector Assessment Program (FSAP) del Fondo Monetario Internazionale conferma che il sistema finanziario italiano è complessivamente solido e resiliente, nonostante un contesto macrofinanziario e geopolitico sfidante. Dal precedente esercizio del 2020, le banche hanno rafforzato il capitale, registrato un record di redditività, migliorato la qualità delle attività e proseguito il processo di consolidamento, mentre il sentiment dei mercati sul debito sovrano è migliorato grazie alle aspettative di disciplina fiscale.
Gli stress test condotti dal FMI evidenziano ampi buffer di capitale e liquidità a livello di sistema, con la capacità di assorbire scenari avversi severi sia di natura recessiva sia geopolitica; le vulnerabilità risultano concentrate in un sottoinsieme di meno significativi istituti (LSI), in particolare quelle con modelli di business specializzati (credito al consumo, gestione NPL) o forte dipendenza da raccolta più costosa. Il rapporto segnala come rischi chiave il persistente “sovereign‑bank nexus”, alimentato dall’elevata esposizione a titoli di Stato e dall’ampio utilizzo di garanzie pubbliche sui prestiti, nonché la lentezza delle procedure di insolvenza ed esecuzione, e l’intensificarsi dei rischi climatici e cyber.
La sezione assicurativa del report mette in luce il ruolo chiave delle coperture nel sostenere la resilienza economica e operativa del territorio, evidenziando al tempo stesso alcune criticità strutturali del mercato e della regolazione. Il documento parte da una mappatura dei principali rischi che impattano sul sistema produttivo e sociale (eventi naturali, rischi climatici, interruzioni di attività, responsabilità verso terzi, danni alle infrastrutture e ai dati).
In questo quadro, l’assicurazione viene tratteggiata come strumento tecnico di trasferimento e mutualizzazione del rischio, ma anche come leva di politica economica per incentivare comportamenti di prevenzione e adattamento.
Il report evidenzia un significativo sotto-utilizzo delle coperture disponibili, sia nei rami danni tradizionali (property, business interruption, liability) sia nelle garanzie più innovative (catastrofali, parametriche, cyber, ambientali).
Ne emergono vari “protection gap”: quote rilevanti di danno restano scoperte o solo parzialmente indennizzate, con conseguente ricorso ex post a risorse pubbliche o a forme informali di sostegno, e con impatti negativi sulla continuità delle attività economiche.
Il report analizza come il mercato tenda a concentrare l’offerta su prodotti standardizzati, poco calibrati sulle specificità territoriali e settoriali.
Viene richiamata la necessità di soluzioni più flessibili (coperture modulari, polizze multirischio integrate, prodotti parametrici legati a indici oggettivi) che consentano una migliore aderenza al profilo di rischio effettivo delle imprese e delle comunità locali. Il report insiste sul fatto che la diffusione delle coperture non dipende soltanto dall’offerta di mercato, ma anche dal contesto regolatorio e dagli incentivi pubblici.
Il Fondo richiama la funzione delle norme in materia di gestione dei rischi, obblighi assicurativi mirati e agevolazioni fiscali o contributive per le imprese che adottano programmi strutturati di prevenzione e trasferimento assicurativo.
FMI propone una serie di indicazioni operative: maggiore integrazione tra politiche di prevenzione e soluzioni di copertura, rafforzamento della cultura assicurativa, utilizzo di dati e modellistica per disegnare prodotti più aderenti ai rischi emergenti.
Viene infine sottolineato come un uso più consapevole e diffuso dell’assicurazione possa contribuire in modo decisivo alla stabilità del tessuto economico locale, riducendo l’impatto finanziario degli eventi avversi e favorendo il rapido ripristino delle attività dopo una crisi.
Sul fronte della vigilanza macroprudenziale e microprudenziale, il FMI riconosce i progressi compiuti: è stato istituito il Comitato per le politiche macroprudenziali, è stato attivato il buffer sistemico (SyRB) e le pratiche di supervisione, specie sulle LSI, sono diventate più intrusive e rischiose. Tuttavia, viene raccomandato di rendere l’azione più proattiva e agile, estendendo la portata del SyRB a tutti i rischi sistemici (incluso quello sovrano), affrontando le concentrazioni sul debito pubblico anche tramite strumenti mirati (add-on di capitale Pillar 2 e SyRB di sistema), rafforzando la protezione legale del personale di vigilanza e integrando pienamente IVASS nella Banca d’Italia. Il Fondo sottolinea infatti come IVASS svolga un’attività di supervisione di alta qualità, ma sia gravato da vincoli strutturali di risorse, legati in particolare al tetto dell’organico, a procedure di reclutamento rigide e al previsto turnover del personale dirigente. Per questo, tra le raccomandazioni chiave, il report indica la necessità di completare l’integrazione dell’Istituto nella Banca d’Italia, così da affrontare in modo duraturo i limiti di capacità operativa e rafforzare l’efficacia complessiva della vigilanza sul settore assicurativo. Nel periodo transitorio, in cui IVASS rimane ancora separato, il FMI suggerisce quantomeno di portare il personale fino al limite di 400 unità previsto dalla normativa, e collega tale intervento ad altri perfezionamenti della supervisione: un maggior grado di armonizzazione nella vigilanza sui modelli interni, con trattamento coerente del rischio sovrano e possibile introduzione di un floor al capitale calcolato con modello interno, nonché la piena attuazione della Insurance Recovery and Resolution Directive (IRRD) e l’estensione obbligatoria dello schema di garanzia vita a tutti i soggetti che operano nel mercato italiano dei prodotti vita.
Tra le altre priorità indicate figurano la riduzione graduale ma significativa delle garanzie pubbliche sui prestiti bancari, il completamento delle riforme su insolvenza ed esecuzione per accelerare la gestione dei NPL fuori bilancio, il ripensamento dell’uso ricorrente delle risorse dei sistemi di garanzia dei depositi per ricapitalizzazioni preventive e la rimozione dei banchieri in attività dalla governance dei DGS.
Il FMI sottolinea infine la necessità di rafforzare la resilienza ai rischi climatici (in particolare da alluvioni) e di consolidare ulteriormente il quadro della cyber‑security, alla luce della crescente digitalizzazione e dell’emergere di minacce alimentate dall’intelligenza artificiale.
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